Credeva di essere stata operata al cuore, 50 anni dopo scopre che non era così: maxi risarcimento per una pensionata genovese
- Postato il 10 gennaio 2026
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- Di Genova24
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Genova. Una donna di 72 anni, L.P., pensionata genovese, potrà essere risarcita dalla sanità ligure con una cifra che potrebbe sfiorare i 2 milioni di euro per un’operazione al cuore mai ricevuta nonostante le cartelle cliniche dicessero il contrario. I fatti risalgono addirittura al 1971.
La famiglia della donna, assistita dall’avvocato Riccardo Bernardini, che a sua volta si è servito del medico legale Stefano Alice come consulente, ha vinto una causa presso il tribunale civile di Genova. Pochi giorni fa il giudice Pasquale Grasso ha stabilito un risarcimento da 859mila euro più interessi (stimati in oltre un milione), per avere costretto la donna, oggi anziana, a un’esistenza da invalida non effettuando un’operazione di routine: “una soluzione a un difetto congenito alla portata di un centro cardiochirurgico nel 1971, in tutto il mondo occidentale e verosimilmente nel nord Italia”, si legge nella sentenza.
“La scoperta, per quanto inverosimile, che la signora L.P. non era stata effettivamente operata in gioventù è avvenuta in occasione di un intervento che si è reso necessario nel 2019 – racconta l’avvocato Bernardini – i medici della clinica di Rapallo dove è stata ricoverata hanno preso in mano il referto di cinquant’anni prima, quello in cui il San Martino dichiarava la paziente operata e guarita, e si sono resi conto che le informazioni non corrispondevano”.
Il medico legale ha confermato: “L’equipe medica aprì e richiuse senza praticare alcuna incisione dell’atrio, lasciando solo una cicatrice sul petto”. “Per tutta la vita, anche da giovane, mia madre ha sofferto di palpitazioni e crisi, è stata curata male su presupposti falsati, ha perso il suo lavoro perché in quanto persona teoricamente sana aveva esaurito i giorni di malattia, ha vissuto limitazioni fisiche e psicologiche”, ha raccontato la figlia della 72enne.
Condizioni cui fa riferimento, ancora, la sentenza: “Se la signora avesse realmente ricevuto l’intervento dato per eseguito… non avrebbe sofferto dei seguenti eventi avversi e terapie conseguenti”. Lo stato di salute di L.S., con il tempo, è ulteriormente peggiorato tanto che oggi, per la sua fragilità, i familiari hanno ritenuto di non svelare alla pensionata l’ammontare del maxi risarcimento.
L’attuale direzione del San Martino, in una nota, sottolinea di essere “estranea al fatto in questione”. Non tanto perché i medici che (non) effettuarono l’operazione nel frattempo sono deceduti ma perché sarà la gestione liquidatoria dell’azienda sanitaria di allora, sciolta nel 1995, a dover pagare o decidere se fare ricorso. «Non credo succederà, la sentenza è tranchante» dice l’avvocato Riccardo Bernardini.