Chiudere Open Var non è la soluzione ai mali della Serie A: il vero problema degli arbitri e i rischi

  • Postato il 18 marzo 2026
  • Di Virgilio.it
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Negli ultimi giorni è emersa la notizia della possibile cancellazione di Open Var, il format che da tre anni va in onda su Dazn con l’obiettivo – non sempre centrato, a dire il vero – di fare chiarezza sui casi arbitrali più spinosi e controversi della Serie A. L’Aia valuta di far calare il sipario sulla trasmissione, perché l’operazione trasparenza, voluta per porre fine al silenzio degli arbitri e abbattere quelle barriere che davano adito alle più disparate (e infondate) teorie complottiste, si sarebbe rivelata in realtà un boomerang. Ma non è certo con lo stop a Open Var che si risolvono i mali del calcio italiano. I problemi risiedono altrove e andrebbero affrontati con urgenza e anche con la collaborazione dei club. Puntuali sì a criticare (a torto o ragione), ma poco propensi ad assumersi responsabilità e collaborare.

Perché sarebbe un errore chiudere Open Var

Open Var ha avuto il merito di accorciare le distanze con il mondo arbitrale in un momento storico di profondo cambiamento per il calcio. Perché l’introduzione della tecnologia ha segnato un taglio netto col passato, quando l’arbitro ricopriva un ruolo centrale, nel bene o nel male. Il Var ha un po’ sovvertito le gerarchie, finendo troppo spesso per condizionare le scelte di campo dei direttori di gara. Lo stesso designatore Gianluca Rocchi – proprio a Open Var – ha più volte spiegato che il Var dovrebbe segnalare solo chiari ed evidenti errori e che, quindi, il suo intervento andrebbe ridotto al minimo indispensabile.

Di recente, in occasione della prova disastrosa di Chiffi in Atalanta-Napoli con una rete ingiustamente annullata a Gutierrez, il componente della Can Dino Tommasi ha ricordato qual è la posizione dei vertici arbitrali: “Per noi è più importante la decisione di campo, perché una decisione corretta avrebbe evitato qualunque tipo di problematica successiva”. Ed è anche da queste spiegazioni che si evince l’importanza dello strumento Open Var. Senza dubbio il format presenta delle lacune, ma resta pur sempre una finestra aperta sugli arbitri in cui non mancano ammissioni di errori e spiegazioni regolamentari che in passato erano una sorta di tabù.

Gli errori riconosciuti e la carenze

Senza neppure andare troppo indietro nel tempo e ricordando che di bufera Var si parla pure in altri campionati top come Premier League e Liga, l’Aia non si è certo tirata indietro quando ha riconosciuto il mastodontico abbaglio di La Penna nel derby d’Italia, che ha punito Kalulu con un secondo giallo cascando nella simulazione di Bastoni. E stesso discorso vale appunto per Chiffi in Atalanta-Napoli oppure per Manganiello e la sua squadra Var (Gariglio e Chiffi) – solo per citare l’ultimo caso che ha scatenato una nuova ondata di polemiche – per il rigore negato a Frattesi nel finale di Inter-Atalanta.

Ripiombare nel silenzio significherebbe non avere più risposte, con il rischio di avvelenare ancora di più il clima e alimentare la macchina del fango amplificata da quella cassa di risonanza che sono i social. Piuttosto, andrebbe rivisto il format, magari introducendo ciò che finora è mancato: il contraddittorio.

Il vero problema degli arbitri

Sono due le questioni che andrebbero risolte: la prima, probabilmente la principale, è legata alla mancanza di uniformità. Perché alcuni casi analoghi sono trattati in maniera diversa? La seconda, che in teoria dovrebbe essere già chiara, riguarda l’intervento del Var. A volte si assiste a check sbrigativi, altre a incursioni non necessarie che invevitabilmente condizionano la decisione finale del direttore di gara. La parola chiave, oltre al perfezionamento del protocollo, è formazione.

Bisogna insistere sulla formazione di arbitri e varisti per migliorare il loro rendimento in campo e anche nella sala Var di Lissone. Ma serve anche la collaborazione di tutti, a partire dai club. Perché è facile contestare, molto meno ammettere. Vedi Chivu e Palladino, dopo Inter-Juventus e Atalanta-Napoli. Rocchi – riferendosi alla simulazione di Bastoni – ha ragione quando dice che è “l’ultima di una lunga serie in un campionato in cui cercano in tutti modi di fregarci”. Infatti, dopo il caso del difensore nerazzurro le simulazioni non sono sparite. Se i calciatori evitassero sceneggiate ai limiti del ridicolo (perché non colpire i cascatori con la prova tv?), anche la qualità della direzione di gara ne gioverebbe. Gli stessi club, sempre pronti a puntare il dito, dovrebbero in tal senso fornire un contributo prezioso in un clima di collaborazione che farebbe comodo a tutti.

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Virgilio.it

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