“Attenzione agli integratori per il benessere del cuore con omega-3, possono aumentare il rischio di ictus e aritmie”: l’allarme nel nuovo studio
- Postato il 25 marzo 2026
- Salute
- Di Il Fatto Quotidiano
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Negli ultimi anni gli integratori alimentari sono diventati un “must” per milioni di persone convinte che pillole di omega-3 o altre sostanze possano proteggere il cuore. Tuttavia, uno studio basato sui dati dell’UK Biobank, che ha seguito oltre 415mila adulti tra i 40 e i 69 anni per quasi 12 anni, ha messo in discussione questa visione consolidata: l’uso regolare di integratori a base di olio di pesce, comunemente assunti per il benessere cardiovascolare, è stato associato a un aumento del 13% di fibrillazione atriale e di un 5% di ictus in persone sane, senza malattie cardiache all’inizio del follow-up. Al contrario, in individui già affetti da cardiopatie, la stessa supplementazione è stata collegata a una riduzione del rischio di progredire verso un infarto o a un minor rischio di morte per complicanze cardiovascolari, suggerendo effetti molto diversi a seconda dello stato di salute di chi la assumeva. Questi dati, derivati da una grande coorte osservazionale e non da una sperimentazione clinica randomizzata, sollevano questioni cruciali sull’efficacia e i potenziali rischi degli integratori più diffusi per la salute del cuore.
Il primo interrogativo di fatto riguarda l’evidenza scientifica effettiva sul rapporto tra integratori alimentari e rischio di infarto o altri eventi cardiovascolari: “Esiste una evidenza abbastanza acquisita su alcuni integratori, come la creatina per i muscoli, gli omega-3 o il riso rosso fermentato per i grassi – spiega al FattoQuotidiano.it il professor Antonio Rebuzzi, docente di Cardiologia all’Università Cattolica di Roma -, ma comunque scarseggiano importanti studi randomizzati in questo campo, e ciò rende l’utilizzo di queste sostanze meno sicuro di altri farmaci la cui sperimentazione è più scientificamente valida”.
L’esperto: “A queste condizioni, ogni sostanza può provocare danni”
Professor Rebuzzi, secondo questo recente studio, alcuni integratori – come calcio o omega-3 – sono stati associati a possibili aumenti di rischio cardiovascolare in persone sane o in popolazioni specifiche. Come interpreta questi dati?
“In genere gli omega-3 sono ben tollerati, anche se un’assunzione elevata può dare problemi di coagulazione. In ogni caso, qualsiasi sostanza, anche benefica, può dare danni se assunta in quantità incongrua. Per quanto riguarda l’affermazione che faciliterebbero la fibrillazione, al momento occorrono altri studi per confermarla”.
Se è naturale è sicuramente più sicuro?
La percezione popolare è che “naturale” equivalga a “sicuro”. Dal punto di vista della prevenzione del rischio cardiovascolare, quali sono i principali miti correlati agli integratori che andrebbero sfatati?
“Ricordo che la cicuta è assolutamente naturale ma non credo che prenderla sia salutare. Quello che noto da parte dei pazienti è una tendenza a demonizzare gli effetti collaterali di alcuni farmaci (per esempio le statine) che in realtà coinvolgono una minoranza di pazienti, mentre le persone che pensano di avere dalle statine un danno (spesso immaginario) sono tante”.
“Primo, affidarsi allo stile di vita”
Se un paziente sano, senza patologie cardiovascolari note, le chiedesse se prendere un determinato integratore per proteggere il cuore, cosa risponderebbe? E che ruolo ha lo stile di vita rispetto all’integrazione nel prevenire infarti?
“In genere, se non si hanno patologie, prendere un farmaco – e ancora di più un integratore – lo ritengo del tutto inutile. Molto più importante una dieta bilanciata e un sano stile di vita per prevenire una patologia cardiovascolare”.
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