Voto di scambio, la Regione Liguria potrebbe chiedere i danni dopo le eventuali condanne

  • Postato il 3 marzo 2026
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Genova. La Regione Liguria non si è costituita parte civile nel processo per voto di scambio alle elezioni del 2020 per evitare di pagare un avvocato penalista, ma non esclude di chiedere i danni in seguito, in caso di condanna. Lo ha spiegato l’assessore Alessio Piana rispondendo alle interrogazioni di Stefano Giordano (M5s) e Selena Candia (Avs) che cercavano spiegazioni dopo che, invece, il ministero della Giustizia ha chiesto un risarcimento di 5 milioni per il danno morale e d’immagine.

Si tratta di uno dei filoni della maxi inchiesta che ha coinvolto anche l’ex presidente ligure Giovanni Toti, uscito dal processo con un patteggiamento. Tra i 18 imputati ci sono l’ex capo di gabinetto della Regione Matteo Cozzani, l’ex segretario dell’Autorità portuale del Mar Ligure Occidentale Paolo Piacenza, i gemelli Maurizio e Arturo Angelo Testa, l’ex consigliere regionale Stefano Anzalone e l’ex consigliere comunale Umberto Lo Grasso. La Procura contesta per alcuni di loro anche l’aggravante mafiosa. Al centro il presunto convogliamento di voti della comunità riesina verso la lista Cambiamo con Toti Presidente e tre candidati.

“Posso assicurare che la giunta regionale ha provveduto alle necessarie valutazioni e ai necessari approfondimenti in merito alla costituzione di parte civile nel procedimento penale – ha spiegato Piana – e ha ritenuto di tutelare i diritti dell’ente in maniera maggiormente efficace, riservandosi la possibilità di un’autonoma azione civile in caso di eventuale condanna degli imputati in sede penale, evitando così l’onere finanziario di un apposito incarico a un avvocato penalista esterno per la costituzione di parte civile nel procedimento penale, in considerazione anche dell’assenza di risorse interne al settore Avvocatura regionale in possesso di idonea specializzazione”.

“L’attuazione di un autonomo giudizio civile costituisce comunque condizione necessaria per la quantificazione dell’eventuale danno che il giudice penale di norma demanda all’autorità giurisdizionale in sede civile”, ha proseguito l’assessore, che poi ha sottolineato: “La mancata costituzione di parte civile nel procedimento penale, infatti, non preclude in alcun modo la possibilità di richiedere e ottenere il risarcimento dei danni attraverso un autonomo giudizio in sede civile da proporsi successivamente in caso di eventuale condanna degli imputati. Pertanto la giunta ha scelto, in questo momento, di non esporre l’ente alle spese che avrebbe dovuto sostenere per l’incarico all’avvocato penalista esterno per tutta la durata del processo, sia nel primo che nell’eventuale secondo grado di giudizio, senza peraltro ridurre le proprie legittime aspettative, che restano ferme e potranno essere azionate in caso di condanna”.

Autore
Genova24

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