Volotea taglia i voli per il caro carburante dopo lo scoppio della guerra in Iran

  • Postato il 1 aprile 2026
  • Economia
  • Di Il Fatto Quotidiano
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A un mese dallo scoppio del conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele, lo scontro in Medio Oriente rischia di trasformarsi in uno dei momenti più drammatici nella storia del trasporto aereo. Più di 70mila voli cancellati, circa 14 milioni di passeggeri rimasti a terra, miliardi di euro di danni e il costo del carburante raddoppiato. L’ultimo segnale preoccupante di una lunga lista è la comunicazione della compagnia spagnola lowcost Volotea che ha scelto di fare dei tagli mirati dei voli.

L’aerolinea di Carlos Munoz ha parlato di “aggiustamento chirurgico” di circa l’1% che coinvolgerà in particolare i voli in Francia, Italia e Spagna (dove il taglio sarà dello 0,5%). I disagi più gravi vengono dalla cancellazione di alcune rotte nel periodo pasquale anche se la compagnia ha giù garantito cambi gratuiti di voli e rimborsi dei biglietti. “Questi aggiustamenti sono necessari per garantire stabilità operativa e continuare un servizio solido, minimizzando l’impatto mentre durerà in conflitto”, segnala la compagnia.

Il Golfo Persico è da decenni il crocevia dell’aviazione civile mondiale. La chiusura di questo spazio aereo provoca una strozzatura del corridoio da cui passano un terzo dei voli che transitano dall’Oriente all’Occidente. Ai voli cancellati si aggiungono quelli deviati per migliaia di chilometri per stare alla larga dai missili e dai droni del conflitto in Iran. La chiusura poi dello Stretto di Hormuz, come conseguenza della guerra, ha fatto schizzare i prezzi del carburante.

Air France-Klm e la scandinava Sas hanno già dichiarato che dovranno aumentare i prezzi dei biglietti, mentre Finnair ha avvertito del rischio che le forniture di benzina possano esaurirsi. Alcune compagnie asiatiche come Air India e Hong Kong Airlines hanno già incrementato il “supplemento carburante”, una delle voci più care all’interno del biglietto aereo. Il jet fuel, ovvero il cherosene, pesa per un quarto dei costi operativi totali di una compagnia aerea e rispetto ai livelli pre-conflitto ha visto raddoppiare i prezzi in Europa. In Asia è invece aumentato dell’80%.

È un enorme danno per l’industria dell’aviazione ma anche per il mondo del turismo. In Medio Oriente è un mercato che vale circa 367 miliardi di dollari all’anno. In un mese si è quasi fermato del tutto. Solo Dubai nel 2025 aveva ospitato circa 20 milioni di visitatori dall’estero. Oggi il suo aeroporto internazionale è chiuso e l’occupazione degli alloggi turistici è crollata dal 90% al 16%. I danni coinvolgono anche le quotazioni in Borsa delle compagnie aeree. In soli 23 giorni dall’inizio della guerra le principali compagnie quotate avevano bruciato circa 53 miliardi di dollari di capitalizzazione.

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Il Fatto Quotidiano

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