“Viveva solo sotto un viadotto, per la Procura non è maltrattamento”: cane sequestrato e restituito ai proprietari, polemica a Carcare
- Postato il 14 marzo 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Carcare. Cane sequestrato dalle guardie zoofile, ma per la Procura non c’è stato maltrattamento: animale restituito ai proprietari e polemiche a Carcare.
Andando con ordine, per ricostruire, la vicenda: le guardie zoofila di Stop Animal Crimes Italia, ente nazionale di denuncia degli illeciti contro gli animali e l’ambiente, avevano eseguito il sequestro di un cane che viveva in un terreno aperto sotto un viadotto e aveva deferito il proprietario alla Procura di Savona per il reato di abbandono e maltrattamento animali nonché per resistenza a pubblico ufficiale per l’atteggiamento a dir poco scontroso nei confronti dei pubblici ufficiali volontari.
“Il cane era stato sottoposto a visita veterinaria che aveva messo in evidenza una tosse evidentemente cagionata dal tipo di detenzione al freddo”, hanno fatto sapere da Stop Animal Crimes Italia.
Qualche giorno fa, però, i carabinieri forestali sono andati presso la volontaria che custodiva il cane, accompagnati dal proprietario del cane, al quale lo hanno riconsegnato: “Il motivo, sempre secondo quanto riferito dalle guardie zoofile è che le indagini disposte dalla Procura legittimamente delegate ai carabinieri forestali e ASL anziché alle guardie zoofile operanti il sequestro, hanno portato a ritenere infondata la notizia di reato delle guardie zoofile stesse”.
L’Associazione, allo scopo di capire le motivazioni dell’archiviazione del procedimento penale che hanno portato al dissequestro e restituzione del cane, ha chiesto un incontro con la Procura “anche per sensibilizzare l’Autorità Giudiziaria su quello che secondo una moderna e attuale concezione di benessere animale ovvero del riconoscimento del cane quale essere senziente è il reato di isolamento etologico del cane”.
“Sono infatti migliaia i cani che vivono isolati in balconi, terrazze, orti e terreni, privati degli affetti di cui la specie necessita (animali d’affezione non per caso), relegati invece ad una vita in solitudine a fare da guardia alla proprietà e basta, – hanno proseguito da Stop Animal Crimes Italia. – Un incontro per sensibilizzare sul riconoscimento non solo dell’isolamento etologico come indiscutibile reato di abbandono e maltrattamento animali ma anche riconoscimento di un altro aspetto, da cui dipende l’esito di centinaia di procedimenti penali (non solo di questo)”.
“Si parla del ruolo della polizia giudiziaria (carabinieri, polizia locale, polizia di Stato, incluse le guardie zoofile) che, secondo una moderna concezione normativa, consolidata giurisprudenza e circolari, ha il potere (tutta la polizia giudiziaria nessuna esclusa) di accertare il reato maltrattamento sulla base – dice la Corte di Cassazione – del ‘patrimonio di comune esperienza’, senza quindi la presenza di veterinari, ne tantomeno veterinari ASL che in quanto organo meramente burocratico e dedito agli allevamenti zootecnici non ha comprovate competenze sul benessere animale (sia da reddito che soprattutto da compagnia)”.
“Infatti, secondo il quadro giuridico attuale fatto soprattutto di sentenze della Corte di Cassazione, il maltrattamento animale non è solo provocare una lesione fisica ma anche e soprattutto la mera sofferenza intesa come patimento e afflizione per condotte che incidono sulla loro sensibilità come anche solo indifferenza, incuria e trascuratezza. Nell’incontro con la Procura, che speriamo avvenga presto e porti cambiamenti costruttivi a tutela degli animali, l’Associazione farà suo malgrado anche presente un clima non proprio sereno con gli Organi di controllo istituzionalmente preposti”, hanno aggiunto ancora.
“Non vogliamo altro che, nel rispetto delle leggi dello Stato e direttive europee e internazionali, al cane, animale per natura e genetica sociale, venga assicurata una vita all’interno di un gruppo sociale, sia umana che di conspecifici, assumendo un ruolo all’interno del gruppo, in cui le relazioni siano condivise e reciproche”, hanno concluso da Stop Animal Crimes Italia.