Violenza sessuale di gruppo degli ex calciatori del Bra, il racconto della 20enne: Mi sento le loro mani addosso
- Postato il 11 aprile 2026
- Cronaca
- Di Quotidiano Piemontese
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BRA – La sera del 30 maggio 2025, nel pieno dei festeggiamenti a Bra per la promozione in Serie C della squadra giallorossa, una studentessa 20enne di Torino sostiene di essere stata vittima di una violenza sessuale di gruppo da parte di tre allora calciatori del club.
Le sue parole, pronunciate durante l’incidente probatorio svolto nei mesi scorsi ad Asti e poi ribadite in un’intervista a La Stampa, ripercorrono in modo netto la sequenza di quella notte: “Per salvarmi mi sono finta morta. Sento ancora le loro mani addosso”.
Per i fatti sono indagati Fausto Perseu, 24 anni, oggi al Giulianova, Alessio Rosa, 23 anni, ora al Ligorna, e Jesus Christ Mawete, 21 anni, attualmente al Livorno. Tutti e tre sono accusati di violenza sessuale di gruppo, mentre Rosa deve rispondere anche di revenge porn.
Secondo il racconto della giovane, tutto sarebbe iniziato durante una festa in strada tra musica e cocktail. In quel contesto avrebbe deciso di seguire a casa uno dei tre giocatori, conosciuto di vista in palestra e da cui era attratta: “Mi piaceva esteticamente. Per questo poi mi sono separata dalle mie amiche ed ho accettato di seguirlo a casa sua. Ma volevo stare solo con lui”.
Una volta arrivata nell’abitazione, però, la situazione sarebbe cambiata rapidamente. La 20enne racconta di aver rifiutato in modo esplicito l’ipotesi di un rapporto di gruppo, ma poco dopo sarebbero arrivati anche gli altri due ragazzi: “Uno è comparso in stanza e si è seduto sul letto. Il terzo è arrivato dopo. Lo hanno chiamato al telefono”.
È in quel momento che, secondo la sua denuncia, la paura avrebbe preso il sopravvento: “Ho chiuso gli occhi e mi sono finta morta. Il sistema nervoso ti dà due possibilità: l’opzione di lottare e fuggire, oppure di rimanere sopraffatta dalla paura. A me è capitata la seconda. Quando è arrivato il terzo ho pensato: ‘Qui muoio’”.
La giovane ha raccontato che tutto si sarebbe interrotto soltanto grazie all’intervento indiretto di un’amica, che non trovandola più aveva iniziato a cercarla minacciando di chiamare i carabinieri: “Qualcuno ha avvisato i tre. Così si sono fermati e mi sono rivestita”.
Prima di lasciare la casa, la 20enne avrebbe registrato anche un video in cui diceva di non essere stata costretta con la forza. Un passaggio che oggi spiega così: “In quel momento pensavo solo ad andarmene. Di certo non volevo fare sesso di gruppo”.
Nei giorni successivi ha trovato la forza di raccontare tutto: “Alla fine, dopo tre giorni, ho raccontato tutto alla mia amica e mi ha portata al centro anti violenze del Sant’Anna”.
A quasi un anno dai fatti, la ragazza racconta come la sua vita sia profondamente cambiata: “Ho iniziato a studiare medicina perché voglio fare il medico. Da quella sera ho smesso di allenarmi, di lavorare e per un po’ anche di studiare. Adesso frequento psicologi, psichiatri, ospedali e avvocati”.
Restano ora le indagini e il percorso giudiziario chiamato a chiarire le responsabilità dei tre giovani calciatori.
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