Vingegaard ha detto si al Giro: vuole la triplice corona subito, e Almeida lo sfida. Van Aert da record: è già in bici

  • Postato il 12 gennaio 2026
  • Di Virgilio.it
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Togliete pure il velo: Jonas Vingegaard ha rotto gli indugi e ha detto si al progetto di “triplice corona”, quello che nelle intenzioni dovrebbe portarlo a conquistare il Giro d’Italia nella prossima primavera e completare la triade dei grandi giri in bacheca (ha già due Tour e una Vuelta). La Visma lo ufficializzerà a breve, ma la decisione è stata presa: il danese correrà a maggio sulle strade italiane, poi a luglio sfiderà nuovamente Tadej Pogacar su quelle francesi, ingaggiando la sesta sfida diretta nella grand boucle (per ora lo sloveno è avanti 3-2) e provando a emulare quanto fatto dal capitano della UAE nel 2024, quando vinse il Giro e per poi prendersi anche il Tour.

La scelta di Vingo: vuole entrare nell’élite del ciclismo

Va da sé che la scelta di Vingegaard per il 2026 appare piuttosto chiara: nella sua mente l’obiettivo principale è quello di conquistare la corsa rosa e diventare l’ottavo corridore della storia dopo Anquetil, Gimondi, Merckx, Hinault, Contador, Nibali e Froome a conquistare tutte e tre le principali corse a tappe.

Per fare questo il danese sarebbe disposto anche a sacrificare la lotta per la maglia gialla, che evidentemente contro un Pogacar dimostratosi superiore su ogni tipo di percorso diventa pressoché impossibile da conquistare.

Per il Giro, un po’ bistrattato nelle ultime annate da tanti big e finito nelle gerarchie di molti anche dietro alla Vuelta, di sicuro un gran bel colpo: la Visma Lease a Bike punterebbe così a bissare il trionfo dell’anno passato di Simon Yates, fresco di ritiro dal ciclismo agonistico. E chissà se nella scelta di Yates non abbia influito anche la consapevolezza di non poter tornare al Giro con i gradi di capitano unico, visto che di Vingegaard al via della corsa rosa si sente parlare ormai da diverso tempo.

Van Aert, che sorpresa: esce in bici a 10 giorni dall’operazione

Ad ogni modo le notizie di giornata in casa Visma non sono finite qui: a dieci giorni esatti dalla caduta nella tappa di ciclocross di Mol, Wout Van Aert è tornato in bicicletta, effettuando il primo allenamento del 2026. Il fiammingo era stato operato sabato 3 gennaio per ridurre la frattura al malleolo destro rimediata nella caduta sulla neve nel corso del duello con Mathieu van der Poel, e mentre in Belgio ci si interrogava sull’entità dell’infortunio rimediato (c’era chi parlava di primavera compromessa e chi di danno contenuto), ecco che Van Aert ha sorpreso tutti uscendo nelle ragione di Herentals, nel cuore delle Fiandre, percorrendo una trentina di chilometri senza accusare particolari fastidi.

Il fiammingo raggiungerà ora i compagni in ritiro in Spagna: non ci sarà domani per la presentazione ufficiale della squadra 2026, ma è comunque atteso a stretto giro di posta. Così fosse, Van Aert dovrebbe riuscire a salvare la stagione delle classiche del Nord, quella che in un modo o nell’altro gli sta più a cuore, e dove va ancora a caccia della prima monumento (ha vinto “solo” una Sanremo, quella del 2020 corsa ad agosto).

Almeida da il “benvenuto” a Vingegaard: “So di poterlo battere”

Tornando al Giro, Pogacar non ci sarà e in casa UAE Team Emirates XRG tutti gli occhi saranno puntati su Joao Almeida, finalmente libero di poter correre da capitano indiscusso (non ci sarà neppure Isaac Del Toro, che debutterà a luglio al Tour). “Se torno al Giro è perché penso di poterlo vincere”, ha spiegato il lusitano, chiamato a confrontarsi però con un osso durissimo come Vingegaard.

“Alla Vuelta lo scorso anno non eravamo nel nostro picco di forma, lui era uscito un po’ stanco dal Tour, ma io non stavo benissimo. Però ogni anno che passa sento di essere un ciclista migliore e quindi quest’anno si ripartirà con ancora più fiducia”.

L’assenza di Pogacar gli darà carta bianca, anche se Joao è il primo ad ammettere che di ciclisti come lo sloveno in giro non se ne vede l’ombra. Per genetica è il migliore di tutti, e poi è una che lavora molto duramente per raggiungere i suoi obiettivi. Io non credo di avere l’ossessione per il ciclismo che ha lui, perché per me la bici non vale il 100% dei pensieri quotidiani. Tadej resta un ragazzo normale, ma è come se respirasse ciclismo, perché è quella la sua unica vera passione”.

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Virgilio.it

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