Vigilante muore in un cantiere delle Olimpiadi: “Lavorava di notte all’aperto in condizioni rigide”

  • Postato il 10 gennaio 2026
  • Lavoro
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Si è sentito male durante il turno di notte, ha fatto in tempo ad allertare i colleghi che hanno chiamato il 118. Ma per lui non c’è stato nulla da fare: è morto nel cantiere dello stadio del ghiaccio di Cortina d’Ampezzo, una delle opere più importante delle Olimpiadi invernali che inizieranno tra meno di un mese. Si chiamava Pietro Zantonini, faceva il vigilante, aveva 55 anni ed era originario di Brindisi. Si è spento la notte dell’8 gennaio e ora la famiglia chiedere di vederci chiaro, di indagare e capire se la sua morte era evitabile con migliori condizioni di lavoro.

Nella denuncia presentata dalla famiglia di Zantonini attraverso l’avvocato Francesco Dragone, emergono infatti tutte le preoccupazioni che il vigilante aveva già fatto presenti ai parenti. Lavorava in un gabbiotto da cui usciva ogni due ore, per la ricognizione. “Era impegnato in un turno notturno, all’aperto, in condizioni climatiche particolarmente rigide”, ha denunciato il legale sottolineando che l’uomo “avrebbe più volte manifestato preoccupazioni e lamentele in merito alle condizioni di lavoro, ai turni notturni prolungati e alla mancanza di adeguate tutele”.

Turni che, aggiungono, sarebbero stati in alcuni casi anche consecutivi. Si tratta di elementi, dice ancora la famiglia, “che rendono necessario un approfondimento giudiziario e che riportano al centro dell’attenzione il tema della sicurezza e delle condizioni di lavoro nei cantieri e nei servizi collegati ai grandi eventi”. Zantonini era arrivato in Veneto a settembre e lavorava con un contratto a termine, già prorogato, che sarebbe scaduto a fine gennaio. Quando i soccorritori sono arrivati, a quanto emerge, hanno tentato di rianimarlo ma non ci sono riusciti. Dopo la denuncia presentata dalla moglie ai carabinieri, il pubblico ministero Claudio Fabris ha disposto l’autopsia della salma.

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Il Fatto Quotidiano

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