Vi spiego cosa sono e come funzionano Ets e Cbam (e perché Meloni e Merz hanno ragione). Parla Tabarelli

  • Postato il 12 febbraio 2026
  • Economia
  • Di Formiche
  • 2 Visualizzazioni

Un modo per salvare l’industria europea ci sarebbe. E lo hanno trovato, facendo loro gli appelli delle imprese italiane e tedesche, Friedrich Merz e Giorgia Meloni, quando mancavano una manciata di ore all’atteso vertice sulla competitività tra i ventisette leader dell’Unione. Una nota di Palazzo Chigi ha condensato il succo dell’incontro informale tra Merz e Meloni, definito “inaugurale di un nuovo gruppo di lavoro informale dedicato temi della competitività europea” e nel corso del quale è stata dedicata “particolare attenzione alle iniziative necessarie al rilancio industriale dell’Europa, a partire da una rapida revisione dei meccanismi di tassazione delle emissioni (Ets e Cbam), così come sulla necessità di assicurare un rapido e fedele seguito alle priorità politiche indicate dal Consiglio europeo”.

Il riferimento è alla questione della revisione del sistema europeo Ets di compravendita dei permessi di emissione, che ha un costo importante per l’industria: ogni anno, infatti, alle aziende vengono assegnate delle quote di emissione in una quantità che si riduce progressivamente nel tempo. Le imprese più inquinanti dovranno perciò acquistare altri permessi se vorranno continuare a emettere CO2 senza incorrere in sanzioni, mentre le aziende più pulite, al contrario, hanno la possibilità di vendere le proprie quote inutilizzate. Lo scopo dell’Ets, dunque, è rendere sconveniente l’utilizzo di combustibili fossili e favorire la diffusione di fonti e tecnologie. Quanto al Cbam, ovvero il meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere, impone una sorta di dazi climatici per le importazioni di ferro, acciaio, alluminio, cemento ed elettricità prodotti in Paesi terzi in cui non si pagano le quote di emissione, come invece avviene nell’Ue con l’Ets. Per capire meglio di cosa si tratta, Formiche.net ha sentito Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia.

Tabarelli, Ets e Cbam sono due sigle che non tutti conoscono. Di cosa si tratta in poche parole?

In buona sostanza è una sorta di tassazione dei combustibili fossili, ma invece che applicarla al prodotto finale, si applica all’impianto. L’Ets è comunque uno dei pilastri delle politiche climatiche europee. Ogni impianto che emette CO2 deve avere dei permessi, dati in base alle sue emissioni del passato, quelle storiche. Se vuole emettere di più, deve comprare permessi, se riesce ad emettere meno, vende sul mercato i permessi. In pratica è una sorta di mercato, dove se uno è virtuoso in termini di emissioni, emettendo meno C02 dei permessi che ha avuto può venderli, se invece accade il contrario, li può comprare.

Possiamo fare un esempio pratico?

Facciamo l’esempio della ceramica. Se un’azienda in Italia produce una tonnellata o un metro quadro di ceramica, paga per le emissioni corrispondenti al gas utilizzato per produrre la quantità poc’anzi menzionata. In Cina, però, questo non accade e allora ecco che entra in gioco il Cbam. Una sorta di dazio concepito per proteggere i produttori europei dalle importazioni di prodotti dai Paesi dove il meccanismo Ets non esiste.

E come funzionerebbe?

Alla frontiera si pagano le emissioni di CO2 che non sono state pagate in Cina. In termini molto brutali è un dazio, mascherato alla meglio, ma la sostanza non cambia. Lo scopo è semplice: il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, introdotto dall’Unione europea per affrontare le emissioni di gas serra associate all’importazione di beni, si traduce in tassa sul carbonio imposta ai beni importati dai Paesi extra Ue, per evitare il fenomeno del carbon leakage, cioè lo spostamento della produzione verso Paesi con normative meno rigide in termini di emissioni.

Volendo entrare un po’ nel merito, è giusto quello che sostengono le imprese e cioè che semplificare tali meccanismi possono salvare l’industria europea?

Direi che è indispensabile, le imprese hanno ragione. Emblematica è l’esperienza della ceramica italiana, uno dei settori più dinamici grazie alle esportazioni e ad una capacità di innovazione che nessuno ha al mondo. Fa fatica a competere all’estero con chi non paga la CO2 e ha prezzi dell’energia molto bassi. Ma la vedo, se proprio debbo dirla tutta, molto difficile.

Perché?

La Commissione europea ha appena proposto un obiettivo intermedio vincolante di riduzione delle emissioni del 90% entro il 2040 rispetto ai livelli del 1990. Oggi però siamo al -37% e nel 2040 arriveremo a malapena al -55% di emissioni. Non vede che è il caos, è un corto circuito? Da una parte si smontano alcune politiche climatiche europee, dall’altra si impongono nuovi target di taglio alle emissioni.

Il Green new deal è stato fatto a pezzi, mentre l’Europa insegue la transizione. Anche questo un controsenso. O no?

Non è vero che è stato fatto a pezzi, stiamo attenti a quello che diciamo. Non è che sono saltati tutti i meccanismi.

Mi scusi ma benzina e diesel che dovevano andare in pensione nel 2035 per far posto all’elettrico sono invece stati salvati…

Sì ma ci sono delle promesse dietro: le condizioni per il mantenimento del motore endotermico sono oggi ancora straordinarie. Il Green new deal è stato modificato, ma non stravolto. Chi dice che la transizione Ue è sotto attacco, si sbaglia, non c’è stato nessun capovolgimento. Se vogliamo salvare l’industria possiamo ancora riuscirci, al netto dell’auto che si è suicidata. Ma dobbiamo correre.

La prossima settimana il governo varerà un nuovo decreto per calmierare i prezzi in bolletta. Sensazioni?

Il provvedimento ci può stare, per carità, male non fa. Ma si tratta delle solite misure un po’ tampone, sotto forma di aiuti di Stato, che non impattano né tanto meno cambiano il corso degli eventi. La verità è che se la situazione sta un pochino migliorando è più che altro merito dei mercati internazionali, ovvero dell’enorme quantità di gas liquefatto che sta arrivando in Italia, specialmente dagli Stati Uniti. Un flusso a cui potrebbero aggiungersi quelli derivanti dalle risorse che abbiamo nell’Adriatico.

Autore
Formiche

Potrebbero anche piacerti