Vannacci exit. Le faide e Kyiv accelerano la fuga dalla Lega. Il bivio di Salvini
- Postato il 2 gennaio 2026
- Di Il Foglio
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Vannacci exit. Le faide e Kyiv accelerano la fuga dalla Lega. Il bivio di Salvini
Guardate che Vannacci presto se ne va, lascia la Lega. Sogna il gruppo “Noi con Soumahoro”. Lo dice la Lega, lo dicono i parlamentari come Stefano Candiani: “Con Vannacci è stato un matrimonio d’interesse ma adesso il solo interesse è essere leali al governo, a Salvini”. Salvini non può che essere felice, ma Meloni no.
L’invito di Vannacci ai leghisti: “Non votate il decreto Ucraina”, ripetuto ieri a Viareggio mentre si tuffava con le braghette (insieme alle frasi: “I russi continuano ad avanzare, serve cambiare registro dopo quattro anni”) è propedeutico all’uscita e ci sono anche le prove. Uno dei suoi parà, il deputato Edoardo Ziello, della Lega, il giorno della manovra, del voto finale, era in Aula, ma non ha votato. Emanuele Pozzolo (lo ricordate el pistolero di FdI?), dopo aver incontrato il generale, cammina alla Camera mimando il passo dell’oca. La Lega si sfalda ed è un problema di coalizione. In Veneto, Stefano Valdegamberi, altro vannacciano, eletto con la Lega, suona il corno: “Non votate la conversione di questo decreto”.
I vannacciani alla Camera, li abbiamo chiamati “Noi con Vannacci”, si conoscono. Il Foglio ne ha scritto un mese fa quando si sono riuniti in un’auletta. Li capitanava Ziello. Alla spicciolata abbiamo visto uscire Domenico Furgiuele, il Salvatore Ferragamo delle Calabrie, Rossano Sasso, Pozzolo, Manlio Messina, altro fuoriuscito di FdI, Anastasio Carrà. Altra vannacciana è Elisa Montemagni. La vera sorpresa è un’altra. Quando Soumahoro dice che intende candidarsi con il tricolore, più che a FdI, pensa a questa marmellata vannacciana. E’ rimasto senza casa e con gli stivali. Nel suo caso, direbbe D’Annunzio, va verso la vita. Il caso dei leghisti è diverso. Non seguono Vannacci perché innamorati del suo vangelo, ma soltanto perché ci avviciniamo alla fine della legislatura e hanno capito che la Lega non li potrà eleggere. Se ne vanno per povere beghe locali.
Al sud, Sasso e Furgiuele lamentano che le attenzioni di Salvini sono tutte rivolte a Marti e Loizzo. In Campania, tutta la provincia di Salerno, leghista, si è staccata e sta transitando in Forza Italia, dove sta per accasarsi il deputato leghista Attilio Pierro.
Non è immune neppure il Veneto. Il dogino, Alberto Stefani, sta promettendo badanti di quartiere, psicologi di quartiere (speriamo trovi le risorse). Si sta dedicando alla nobile attività chiamata: comunicazione. Chi governa? Al momento l’amministrazione l’ha presa in mano Massimo Bitonci, l’ex sindaco di Padova, il maestro di Stefani, ex sottosegretario al Mimit di Adolfo Urso. Anche la comunicazione della regione l’ha presa l’ex portavoce di Bitonci, Carlo Melina. Avrebbe fatto tris, con Andrea Recaldin, capo segreteria del gruppo, bitonciano, solo che questo povero Recaldin, negli anni ha avuto la malasorte di andare a lavorare in Toscana, con Susanna Ceccardi, europarlamentare, arcinemica di Vannacci. Non è sottocronaca. L’ex capo gabinetto di Ceccardi è da punire perché ha abbandonato Bitonci; i parà di Vannacci, come Ziello (toscano) fanno guerra a Salvini per farla indirettamente anche a Ceccardi. Sono movimenti che si ripercuotono sul governo, sulla sua tenuta. Meloni per tenere a galla Salvini ha sempre chiuso le porte ai leghisti che le chiedevano: “Ci accogli? Portiamo voti”. In Veneto, Luca De Carlo, il segretario regionale di FdI, ha la fila di leghisti che vorrebbero entrare nel partito.
Se la Lega si sfalda, Meloni per quanto tempo ancora può far valere quel lodo “no leghisti”? Lo ha spiegato bene Matteo Renzi e Meloni è attenta a quello che dice Renzi. Se nasce qualcosa a destra della destra, Meloni potrebbe perdere i voti necessari per il Meloni II. Quanto vale un partito di sbandati? In Veneto, il no vax Szumzki ha preso il 5,1 per cento. Aggiungete al sud il movimento di Cateno De Luca, aggiungete altre sigle matte. Se Vannacci esce e si mette alla guida di questa banda, Salvini da un lato sorride: si sarà liberato di un problema. Se ne apre però un altro. In Lega gli rimprovereranno: “Vannacci lo hai creato tu”. Dovrà anche cambiare linea. In Lega gli resterebbe Claudio Borghi, e anche lui ripete: “Io il decreto Ucraina non lo voto”. Vannacci fuori, Borghi che fa l’indipendente dentro, e i leghisti che votano il decreto. Salvini è di nuovo al bivio. Parla di pace ma è il caso che convochi un grande concilio vaticano leghista. Vannacci è il suo cardinal Milingo.
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