Valle d’Aosta. Ci sono 3 mostre tra pittura e fotografia al Forte di Bard
- Postato il 13 febbraio 2026
- Arti Visive
- Di Artribune
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Una donna dalle forme dilatate occupa l’intero quadro Da Velásquez (2006) di Fernando Botero. Nelle isole Svalbard, alcuni fulmari volano davanti alla finestra dell’imbarcazione M/S Malmö inquadrati da Stefano Unterthiner. In Messico, una fregata si staglia contro un’eclissi solare totale nello scatto del canadese Liron Gertsman. Sono le tre immagini di presentazione delle mostre Botero. Tecnica monumentale, Stefano Unterthiner. Una finestra sull’Artico e Bird Photographer of the year, ospitate al Forte di Bard, in Valle d’Aosta. Dall’ingresso, una salita a piedi o in ascensore conduce alla scoperta degli spazi del complesso monumentale, tra l’esaltazione dei volumi dell’artista colombiano, il racconto fotografico dedicato alla fragilità climatica dell’Artico e i migliori scatti del concorso internazionale di uccelli.
La mostra di Botero al Forte di Bard
Camminando nelle sale a botte delle antiche cannoniere, si è completamente avvolti da oltre cento opere di Botero (Medellín, 1932 – Monaco, 2023) organizzate in sette nuclei tematici. Il percorso ripercorre i sessant’anni di carriera dell’artista, indagando la sua riflessione estetica sulla deformazione e sulla rivisitazione dei modelli classici della storia dell’arte: da Leda e il cigno a Venere, dalla Monnalisa a Maria Antonietta. Accanto alla reinterpretazione del passato, emerge lo sguardo sagace e critico di Botero sul presente: le sue opere superano le distinzioni sociali, parlano dei sentimenti umani, raccontano le tragedie e le ingiustizie del mondo contemporaneo, ma anche la vitalità delle feste popolari, in cui colori sgargianti e maschere si fondono ai volti, mescolando arte e realtà. L’accento è sull’esaltazione monumentale delle forme e sulla complementarità tra le diverse tecniche, dal disegno alla scultura in bronzo, passando per l’inchiostro su carta e l’olio su tela, che mostrano come lo stesso soggetto – ne è un esempio il quartetto di opere dedicate al Ratto di Europa – possa vivere in mo(n)di diversi.

La fragile grandezza dell’Artico nelle foto di Stefano Unterthiner
Parte del progetto Una famiglia nell’Artico, la mostra raccoglie sessanta scatti realizzati dal fotografo naturalista valdostano tra il 2018 e il 2025 nell’arcipelago delle Svalbard, dove ha vissuto con la moglie e i due figli. Qui, l’Artico si rivela in tutta la sua fragile grandezza: distese che sfumano dal bianco all’azzurro, cieli e terre che si riflettono come specchi, forme sospese in un silenzio luminoso. In questo spazio essenziale, gli animali attraversano la scena come piccole silhouette nella vastità senza confini dell’ambiente: una volpe artica emerge dalla neve sollevata dal vento, un orso polare riposa tra i ghiacci, le renne sono immerse nella luce crepuscolare di febbraio. Accanto a queste visioni, diciotto ritratti in bianco e nero degli abitanti della comunità di Longyearbyen accompagnati da brevi testimonianze sul cambiamento climatico danno voce a un territorio che muta e che rischia di dissolversi.

I protagonisti di Bird Photographer of the Year al Forte di Bard
Attraverso le fotografie premiate al più grande concorso di fotografia ornitologica al mondo, la vita quotidiana degli abitanti del cielo si rivela allo sguardo. In otto sezioni, si incontrano uccelli che mangiano, cacciano, dormono e osservano: una raccolta che segue da vicino e vicinissimo i gesti della loro vita, tra comportamenti, abitudini e relazioni. In questo viaggio per il mondo, ci sono sia le specie che vivono negli ambienti antropizzati, come la ghiandaia che ha nidificato in un lampione; sia quelle immerse nei propri habitat, dai cormorani che cacciano piccoli sardelli al passero della savana sospeso in volo sopra un mare di tulipani rosa pallido. Il bianco e nero aggiunge un’ulteriore intensità, come nel gufo pescatore della Malesia appollaiato sotto la pioggia, e i ritratti portano l’occhio ancora più vicino, come nella famiglia di podarghi mimetizzata con il tronco, con il piccolo dagli occhi spalancati, ancora incapace di nascondersi. Grazie alle didascalie in prima persona, le foto restituiscono anche il momento vivo dell’incontro, raccontando di attese, sorprese e intese.

Sara Colombini
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