Usa, perché conviene stare con l'America di Trump
- Postato il 25 marzo 2026
- Esteri
- Di Libero Quotidiano
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Usa, perché conviene stare con l'America di Trump
Ieri anche Teheran ha confermato alla Cnn che ci sono stati “contatti” con gli Usa, e che l’Iran è disposto ad ascoltare proposte sostenibili per porre fine alla guerra. «Nessuna richiesta di incontro odi colloqui», specifica la fonte. Ma un piano di pace che tuteli l’interesse nazionale iraniano sarebbe ascoltato. Come è stato raccontato il tentativo di arrivare ad una pace annunciato da Donald Trump? Con il solito consumato slogan: Trump Always Chicken Out. TACO è l’acronimo che tradotto significa «Trump se la dà a gambe». Una narrazione disfattista che parte da tre elementi di indubbia concretezza quali: 1 Trump non può permettersi un prezzo del petrolio alto che condizionerebbe quello della benzina alla pompa in Usa (vero!); 2 - Trump non può permettersi rendimenti in crescita sui suoi titoli di stato a causa del prolungarsi della guerra (vero!); 3- Trump non può permettersi una completa destabilizzazione del Golfo a causa del conflitto (vero!).
Dietro questa analisi condivisibile e condivisa da tutti mancano però due considerazioni essenziali. La prima è che nessuno si prende la briga di valutare quanto sia stata pesantemente deteriorata la capacità di resistenza militare iraniana. Lo ha fatto due giorni fa Federico Rampini sul Corriere (e infatti nascosto in taglio basso a pagina 14 senza richiamo in prima). La nota firma ha citato un’analisi pubblicata sul sito di Al Jazeera. Parliamo di una tv qatariota molto vicina alla causa iraniana e molto lontana da Washington e Tel Aviv. Che però evidenziava come l’Iran fosse alle corde. Dopodiché basta che un drone in alluminio col motore di una vespa colpisca un qualsiasi obiettivo che subito l’Iran è invincibile ed insuperabile.
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La seconda è che l’Iran è un paese che destabilizza l’intero Golfo da sempre tanto da essere riuscito nell’impresa di coalizzare praticamente tutti i paesi confinanti con Israele. Quindi l’attuale guerra non è la causa della destabilizzazione ma caso mai ne costituisce un’ulteriore devastante amplificazione. La destabilizzazione è in corso da quasi cinquant’anni. E siccome ogni guerra alla fine si chiude con un accordo dovremmo salutare con soddisfazione il tentativo di Trump piuttosto che irriderlo.
Possono sembrare dettagli irrilevanti quelli sul come viene raccontata una vicenda. Ma questa attitudine condiziona anche la politica di casa nostra. Il referendum in corsa (prima) e la batosta subita (dopo) hanno rafforzato anche nella nostra destra un’attitudine di freddezza se non di aperto fastidio nei confronti della Casa Bianca. L’atteggiamento può essere comprensibile in chiave tattica per non esacerbare ulteriormente una campagna referendaria... purtroppo finita male. Ma se si comprende il comportamento da un punto di vista tattico, l’auspicio è che poi non diventi strategia. È vero che il No ha tratto giovamento dallo stato di guerriglia permanente delle frange pro-Pal cinicamente condotta in tutti questi mesi.
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Un’onda d’urto capace di sconfiggere pesantemente tutti noi sostenitori del Sì. Ma non per questo dobbiamo arrenderci a questa narrazione. Sostanzialmente per tre motivi. Primo perché il centro destra deve abbassare le tasse, tenere il punto sull’interesse nazionale recuperando sistematicamente ogni spazio di sovranità malamente ceduto a Bruxelles, investire sull’energia quella vera (non le pale eoliche), investire sullo sviluppo e sulla semplificazione e anche... stare dalla parte dell’America. Sì sono dei fottuti figli di puttana. Ma sono i nostri figli di puttana. Secondo, perché le maggioranze referendarie non sono maggioranze politiche. Altrimenti Giacinto Pannella detto Marco avrebbe governato questo Paese in carrozza dopo le vittorie su divorzio e aborto. Terzo perché la riapertura dello stretto di Hormuz, venendo al caso in specie, è per noi di vitale importanza. Diplomazia sì. Ma senza ambiguità. Anche perché senza hard power non c’è soft power che tenga. Altrimenti, se non si ha il coraggio di condurre le sacrosante battaglie, nulla si faccia e si dia retta a Mussolini secondo cui «governare gli italiani non è impossibile ma inutile!».
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