Unical, presentazione del libro “Affetti in saldo”: così cambiano i legami nell’era dei social
- Postato il 10 aprile 2026
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Il Quotidiano del Sud
Unical, presentazione del libro “Affetti in saldo”: così cambiano i legami nell’era dei social
All’Università della Calabria la presentazione del libro “Affetti in saldo”: così cambiano i legami nell’era dei social. Il volume trae origine da un percorso didattico e laboratoriale, promosso dal professor Giovanbattista Trebisacce, all’interno dei corsi di Pedagogia sociale.
RENDE (COSENZA) – Non fanno rumore quando crollano. Non lasciano macerie evidenti, né crepe immediatamente riconoscibili. Eppure, i legami stanno cambiando. Si assottigliano, si alleggeriscono, si fanno reversibili. Si consumano più che interrompersi, si spengono più che finire. È una trasformazione carsica, che attraversa la vita quotidiana e ridefinisce il modo stesso in cui si ama, si resta, si lascia. Non è una crisi eclatante. È qualcosa di più profondo e, per questo, più difficile da afferrare: una ridefinizione del valore degli affetti. In un tempo dominato dalla velocità, dall’esposizione continua, dalla logica della visibilità e della sostituibilità, anche i sentimenti sembrano scivolare in una dinamica di consumo. Disponibili, immediati, ma fragili. Intensamente vissuti, ma raramente abitati.
È da questa consapevolezza, tutt’altro che rassicurante, che prende forma “Affetti in saldo. Educazione, social media e crisi dei legami emotivi”, il volume presentato nell’Aula Solano dell’Università della Calabria. Un titolo che colpisce, interroga, destabilizza. Perché se gli affetti possono essere “in saldo”, allora nulla, davvero, è più al riparo dalla logica del mercato. L’iniziativa ha superato i confini di una presentazione accademica per trasformarsi in un momento di riflessione collettiva, capace di mettere in dialogo università, istituzioni e territorio. Un confronto necessario, perché ciò che è in gioco non riguarda solo i giovani, ma il modo in cui una società intera costruisce, o perde, la propria trama relazionale.
“Affetti in saldo”: così cambiano i legami nell’era dei social
Il volume trae origine da un percorso didattico e laboratoriale all’interno dei corsi di Pedagogia sociale, promosso dal professor Giovanbattista Trebisacce (docente di Pedagogia generale e sociale), che ne firma la curatela. Ma la sua vera anima sono le studentesse: Chiara Chiaravalloti, Federica Salineto, Gaia Tocci, Serena Spezzano, Miriam Aurora Cetera, Loredana Mazzaferro, Annamaria Carola Fusaro ed Erica Spadafora. Le autrici hanno accettato una sfida rara al giorno d’oggi: restare in un processo lungo, condiviso, esigente, in una società che educa all’immediatezza. Ed è proprio questo uno dei primi, potenti messaggi pedagogici del libro: opporre alla cultura della velocità una pratica della costruzione. Trasformare la frammentazione in continuità. Fare della scrittura non un prodotto, ma un’esperienza.
L’idea di questo volume nasce quasi per caso, da un gruppo WhatsApp rimasto attivo dopo l’organizzazione dell’evento che ha visto protagonista Cesare Cremonini. Ma ciò che conta è quel che è accaduto dopo: la proposta, inizialmente percepita come “folle”, di racchiudere le diverse sfaccettature delle relazioni umane in un libro che si colloca a metà strada tra diario e scrittura pedagogica. E soprattutto la sfida implicita di riconoscersi capaci in questa “impresa”. È qui che si gioca un nodo decisivo. Perché, come ha sottolineato il docente, ogni autentica esperienza educativa comincia quando qualcuno viene chiamato ad abitare una possibilità che percepisce più grande di sé.
Presentazione del libro “Affetti in saldo”
A sottolineare la profondità di questa operazione è stata l’onorevole Rosaria Succurro, in collegamento video, che ha messo in luce una trasformazione «che non può lasciare indifferenti»: quella che riduce gli affetti a merce. Da qui il passaggio decisivo del suo intervento: l’esistenza di una frattura dentro cui si muovono le nuove generazioni tra «opportunità straordinarie e fragilità crescenti». È proprio in questo spazio instabile che il libro si colloca, perché non si limita a descrivere il fenomeno, ma lo attraversa criticamente, lo esamina, lo mette in discussione. Qui emerge il ruolo della pedagogia, definita come “presidio civile”, strumento per orientarsi in una realtà complessa, fatta di nuovi linguaggi che chiedono di essere interpretati. Un compito che, secondo Rosaria Succurro, chiama direttamente in causa le istituzioni.
Questa visione trova eco nelle parole della professoressa Maria Mirabelli (direttrice del Dipartimento di Culture, Educazione e Società-DiCES), che ha evidenziato il valore di un’iniziativa capace di restituire centralità al pensiero critico e alla capacità, da parte dei giovani, di interrogare il proprio tempo: «Il titolo del volume è una provocazione che costringe a prendere posizione». Il professor Berardino Sciunzi (direttore del Dipartimento di Matematica e Informatica) amplia ulteriormente il quadro, spostando l’attenzione sul ruolo dell’università: riportare al centro ciò che rischia di essere marginalizzato nell’epoca della performance come le riflessioni sull’attualità, sulle emozioni, sui rapporti umani: «L’università intesa come luogo in cui si pensa, si cresce, si diventa protagonisti».
Libro “Affetti in saldo”: il valore umano del progetto
Il valore umano del progetto emerge anche dalle parole dell’impresario Lucio Presta, che ha firmato l’introduzione e collega la nascita del libro alla giornata condivisa dagli studenti dell’Unical con Cesare Cremonini: «Un momento intenso, ricco di sensibilità, ascolto, umanità. Il fatto che da quell’appuntamento sia nata poi l’idea di questo libro rende tutto ancora più significativo. In queste pagine ci sono: verità, sensibilità, pensiero». Tre parole che indicano una direzione ben precisa: il sapere non come astrazione, ma come sedimentazione dell’esperienza.
Un’iniziativa promossa dal professor Giovanbattista Trebisacce
In collegamento, l’europarlamentare Giusy Princi e la dirigente dell’Ufficio scolastico regionale della Calabria Loredana Giannicola hanno sottolineato l’importanza del lavoro del professor Giovanbattista Trebisacce, autorevole punto di riferimento nel panorama pedagogico italiano, capace di coniugare rigore scientifico, responsabilità civile e attenzione concreta ai processi formativi. «È fondamentale accompagnare le nuove generazioni in un percorso di crescita che riguarda non solo le loro competenze, ma anche la loro sfera emotiva», ha precisato Princi.
La rilettura pedagogica dell’esperienza affettiva
Il libro si muove così su un crinale delicato, evitando sia il moralismo sia la superficialità. Non condanna i social media, ma ne interroga gli effetti: l’iperconnessione, la continua esposizione, la ricerca di approvazione. In questo scenario emerge con forza il tema della fomo, (acronimo di “fear of missing out”, ovvero la paura di essere tagliati fuori). Il cuore più profondo del lavoro sta nella rilettura pedagogica dell’esperienza affettiva. La fine di una relazione, ad esempio, non è descritta come rottura improvvisa, ma come un processo lento, spesso silenzioso. Non un fallimento, ma una soglia. Un passaggio che lascia tracce e chiede di essere attraversato, non evitato. È qui che il libro compie uno scarto decisivo: restituisce dignità al dolore, alla perdita, alla frustrazione. In una società che tende a neutralizzare ogni forma di mancanza, le autrici invitano a sostare in queste esperienze, riconoscendole come momenti formativi. Perché crescere significa anche imparare a perdere.
La durata delle relazioni
Altro nodo centrale è quello della durata. In un tempo dominato dalla sostituibilità, durare diventa un atto controcorrente. Non come semplice resistenza, ma come scelta consapevole di cura, presenza, responsabilità. La durata non è il tempo che passa, ma ciò che resta quando l’entusiasmo iniziale svanisce e il legame chiede di essere abitato nella sua complessità. Eppure, proprio qui emerge una delle contraddizioni più forti del presente: siamo affamati di legami, ma al tempo stesso spaventati da ciò che implicano. La paura di perdere libertà, di esporsi, di essere feriti genera relazioni fragili, spesso incapaci di sostenere il conflitto. Così, più che rompersi, i legami si consumano lentamente.
Le relazioni diventano spazi in cui si evita il confronto perché si teme ogni incrinatura. Il risultato è un equilibrio apparente, dove tutto è “abbastanza” per continuare, ma mai abbastanza vero per crescere. Incontrare l’altro significa, dunque, accettare il rischio di essere messi in discussione. E proprio in questo rischio si gioca la possibilità di un legame reale.
Un’esperienza educativa che rompe lo schema della distinzione tradizionale tra chi insegna e chi apprende
Il lavoro, come evidenziato dal professor Peppino Sapia (delegato del rettore) e dal professor Stefano Curcio (prorettore Unical), si configura come un’esperienza educativa che rompe la distinzione tradizionale tra chi insegna e chi apprende. Infine, gli interventi delle docenti Angela Costabile, Rossana Adele Rossi e Simona Perfetti hanno ribadito il valore interdisciplinare dell’incontro, sottolineando la necessità di leggere il presente unendo pedagogia, psicologia e formazione delle nuove generazioni. La professoressa Angela Costabile ha espresso apprezzamento per il lavoro delle studentesse, evidenziando come il libro riesca a unire teoria ed esperienza in modo chiaro ed efficace. Ha sottolineato un filo conduttore forte tra le parti: dolore e amore, suggerendo nella “ripartenza” la possibilità concreta di un nuovo sguardo, capace di trasformare l’esperienza in crescita e consapevolezza. A moderare l’evento, la giornalista Carmela Formoso.
“Affetti in saldo” non è solo un libro, ma una diagnosi lucida della nostra contemporaneità. Una lettura che scava sotto la superficie. È un invito a rallentare e a restituire valore alla pazienza, alla vulnerabilità, all’amore e al tempo, e a costruire relazioni che non si esauriscono in un click, ma resistono e trovano senso nella riflessione e nella vita condivisa.
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Unical, presentazione del libro “Affetti in saldo”: così cambiano i legami nell’era dei social