Un euro forte che faccia da scudo allo yuan. La rotta dell’Ecofin

  • Postato il 17 febbraio 2026
  • Economia
  • Di Formiche
  • 4 Visualizzazioni

Un euro forte, in grado di reggere il confronto con il dollaro, garantire la sopravvivenza del più grande mercato unico del mondo e fare da argine allo yuan. C’era una certa ambizione tra i ventisette ministri dell’Economia convenuti a Bruxelles per l’Ecofin, preceduto dal tradizionale Eurogruppo, la riunione dei responsabili delle Finanze della sola zona euro. La chiave di lettura l’ha data il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis. “Il contesto sempre più impegnativo a livello geopolitico ha dato nuovo impulso ad agire sul ruolo internazionale dell’euro”. Un preambolo che parte da una consapevolezza.

E cioè che mai come in questi mesi l’euro si è apprezzato sul dollaro, cambiando i rapporti di forza tra le due divise. Questo, ovviamente, complica non poco la vita alle aziende che esportano negli Stati Uniti (anche se nel 2025 le vendite di prodotti italiani sul mercato americano sono aumentate del 7,2%), dal momento che servono più verdoni per comprare merce made in Europe. “Può essere una pietra miliare per la nostra strategia e per assicurare stabilità economica e finanziaria. Può anche spingere la competitività abbassando i costi di finanziamento e mettendo a riparo le imprese di import-export dalle fluttuazioni sui cambi”, ha chiarito Dombrovskis, dando il là ai lavori dell’Ecofin.

Quella di un “maggiore uso dell’euro nel commercio internazionale è una delle idee delineate. E non ci sono controversie su questo punto c’è un consenso piuttosto ampio tra i ministri dell’area euro. E in generale c’è un accordo piuttosto ampio sull’idea di esplorare diverse opzioni da parte dei ministri”. Insomma, per l’Europa è tempo di un salto di qualità della moneta unica. Nella consapevolezza che la Cina continua a perseguire il sogno di uno yuan formato globale, che possa rubare la scena sia all’euro, sia, ovviamente, al verdone.

L’altro argomento a cavallo tra Eurogruppo ed Ecofin, ma sempre legato a doppio filo alla moneta unica, quel debito comune che è un po’ architrave della competitività europea. E tornato in voga all’indomani del famoso summit in Belgio tra i ventisette leader. I tedeschi, che gli eurobond non li hanno mai potuti soffrire né tanto meno digerire, stanno continuando a prendere tempo. Ma è la Spagna, Paese un tempo indebitato e per questo tra i cattivi d’Europa, a spingere. Il ministro dell’Economia spagnolo, Carlos Cuerpo, ha in tal senso sostenuto con forza, oggi a Bruxelles, la necessità di ampliare le emissioni di debito comune dell’Ue.

“C’è stata molta discussione sul ruolo dell’euro ieri all’Eurogruppo, e ci sono numerose iniziative volte ad ampliare e rafforzare il ruolo internazionale dell’euro: andare avanti, ad esempio, con l’euro digitale, con lo sviluppo di sistemi di pagamento paneuropei; e andare avanti anche, come ha fatto la Banca centrale europea, con specifici strumenti di swap in euro, per fornire liquidità in euro. Tutto questo, tuttavia, richiede un quadro, un’architettura in cui, attraverso un’emissione congiunta di debito di dimensioni sufficientemente ampie, l’Europa abbia la capacità di fornire liquidità sufficiente, per creare un contesto in cui l’euro possa competere alla pari con le altre principali valute, e in particolare con il dollaro. E questo richiede effettivamente un mercato di debito congiunto più profondo”.

Attenzione, non deve necessariamente derivare da un aumento delle emissioni di debito. Si potrebbe, per esempio, procedere alla sostituzione del debito di alcuni emittenti nazionali con debito congiunto, e possiamo andare avanti superando le tradizionali linee rosse. L’idea è quella della mutualizzazione, con emissioni europee, di una parte del debito nazionale degli Stati membri, che tuttavia trova tradizionalmente e fondamentalmente contrari la Germania, l’Olanda e gli altri Paesi frugali. Appunto.

Autore
Formiche

Potrebbero anche piacerti