Un attacco di Trump alla Groenlandia "paralizzerebbe la Nato"

  • Postato il 6 gennaio 2026
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  • Di Agi.it
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Un attacco di Trump alla Groenlandia "paralizzerebbe la Nato"

AGI - La volontà del presidente statunitense, Donald Trump, di prendere il controllo della Groenlandia "è una questione da non prendere alla leggera", ci sono "diversi elementi che lo potrebbero spingere ad agire in tempi rapidi" e non per forza con un'operazione militare. Secondo Stefano Stefanini, già ambasciatore italiano alla Nato, quello dell'uso della forza è uno scenario "estremo", ma che rischia di innescare una "crisi interna" all'Alleanza, in grado di determinarne la fine.

Partendo dalla constatazione che "si tratta di una prospettiva "talmente al di là degli schemi che conosciamo" che fare previsioni è un po' "arrampicarsi sugli specchi", in un'intervista all'AGI, Stefanini prova a delineare delle ipotesi su tempi e modalità con cui il presidente Usa potrebbe concretizzare le sue mire e sulla reazione della Nato, di cui la Groenlandia - controllata dalla Danimarca - e' membro.

Il presidente Usa ha rischia di perdere il controllo completo del Congresso

"Trump ha diversi motivi per cercare di portare avanti il suo programma di supremazia americana sull'emisfero occidentale nei prossimi 8-10 mesi", spiega l'ambasciatore: "Prima di tutto, in questo momento, ha il controllo completo del Congresso che rischia di perdere alle elezioni di Midterm a novembre; secondo elemento, dal suo punto di vista sfidare il mondo e andare alle urne con una situazione di emergenza internazionale è più vantaggioso, fa dimenticare l'inflazione, i possibili effetti negativi dei dazi e altre questioni interne; infine, abbiamo visto che Trump appena ottiene un risultato va oltre, in una continua escalation di iniziative che in politica interna si chiama 'flooding', 'allagamento' che serve a evitare polemiche su quello che si è appena fatto facendo una cosa ancora più grossa". 

Se mettiamo insieme tutti questi elementi e le sue ultime dichiarazioni, "il nodo Groenlandia può venire al pettine in tempi abbastanza rapidi", avverte Stefanini, secondo il quale però Washington potrebbe mettere in campo, prima di tutto, minacce e pressioni economiche su Copenaghen per portarla a indire un nuovo referendum sull'autonomia in cui l'amministrazione Usa potrebbe mettere in atto una campagna per portare dalla propria parte gli abitanti locali. "È questa l'opzione più temuta dalla Danimarca", secondo l'ambasciatore.

Scelta estrema

L'uso della forza è la scelta più estrema, anche se Trump non l'ha mai esclusa, e aprirebbe scenari inediti. "La prospettiva della Groenlandia contesa da un altro Paese della Nato, in particolare dagli Stati Uniti, non è mai stata presa in considerazione nell'Alleanza fino a che non ne ha iniziato a parlare Trump. Non esiste, quindi, nessuno scenario pronto per una possibile reazione" a un intervento militare, spiega Stefanini.

"In caso di un intervento anche di dimensioni minori di quello che abbiamo visto a Caracas", avverte l'ambasciatore, "è impensabile immaginare il dispiegamento di forze Nato contro gli Stati Uniti su un territorio come quello della Groenlandia". La Nato "rimarrebbe completamente paralizzata", è la previsione dell'ambasciatore, "anche perché il Trattato di Washington non prevede una guerra fra Paesi membri ma solo un'aggressione esterna".

Finora, conclude Stefanini, "l'Alleanza Atlantica ha svolto un'azione calmieratrice in caso di tensioni fra Stati membri, come tra Grecia e Turchia, ma quest'azione è stata possibile anche grazie al ruolo svolto dagli Stati Uniti. Non c'è Paese all'interno della Nato che possa sostituirsi agli Usa per mettere pace fra Washington e Copenaghen. Si innescherebbe una crisi interna all'Alleanza che potrebbe segnarne la fine". 

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Agi.it

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