Ucraina, lascia il capo degli 007 Malyuk: “braccio armato” contro i russi (e contro gli organi anti-corruzione di Kiev)
- Postato il 5 gennaio 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Vasyl Malyuk non è più il capo dei Servizi di Sicurezza dell’Ucraina (Sbu). “Rimarrò all’interno del sistema Sbu per implementare operazioni speciali asimmetriche di livello mondiale che continueranno a causare il massimo danno al nemico”, ha dichiarato annunciando il passo indietro e aprendo una nuova fase nel difficile rapporto tra i vertici dello Stato e gli organi anti-corruzione.
Militare e poi dirigente di esperienza, insignito l’8 maggio 2025 da Volodymyr Zelensky con il titolo di “Eroe dell’Ucraina“, la più alta onorificenza del paese, Malyuk è stato la mente dell’operazione nella quale a giugno l’Sbu distrusse con i droni una quarantina di aerei militari in quattro aeroporti russi e sotto il suo coordinamento i servizi hanno compiuto tre poderosi attacchi contro il ponte di Crimea, infrastruttura strategica vitale per l’esercito russo e cara a Vladimir Putin per ragioni simboliche: con un camion carico di esplosivi nel 2022, con droni navali Sea Baby nel 2023 e con bombardamenti sottomarini nel 2025.
Ma Malyuk è stato anche uno dei principali protagonisti dello scontro istituzionale verificatosi lo sorso anno tra alcune strutture di nomina governativa e gli organi che si occupano del contrasto alle tangenti, piaga endemica del paese. In particolare è stato il responsabile formale dell’operazione con cui il 21 luglio 2025 i servizi segreti, su mandato del Procuratore Generale Ruslan Kravchenko, fecero irruzione nella sede dell’Ufficio Nazionale anti-corruzione (Nabu), all’epoca già impegnato nell’inchiesta “Midas” sul presunto giro di tangenti per 100 milioni di dollari che ha fatto tremare il governo di Kiev portando alle dimissioni di due ministri e di Andriy Yermak, capo dell’ufficio di Zelensky. Quel giorno gli uomini di Malyuk eseguirono decine di perquisizioni, sequestrando materiale relativo a diverse indagini e arrestando importanti membri del bureau. A finire in carcere fu anche Ruslan Maghamedrasulov, capo dei detective interregionali della Nabu, accusato di “fare affari con la Federazione Russa” e di avere interessi contrari alla sicurezza nazionale. In particolare, la Sbu sostenne che fosse coinvolto con suo padre nella vendita di sementi di canapa tecnica al Daghestan.
Erano, quelle, ore di forte fibrillazione per gli organi anti-corruzione. Il 22 luglio, infatti, il Parlamento di Kiev approvò – con una maggioranza schiacciante di voti dei deputati di Servitore del popolo, il partito di Zelensky – il disegno di legge n. 12414 che poneva la Nabu e il Sapo, la Procura specializzata anti-corruzione, organi indipendenti secondo l’ordinamento ucraino, sotto la giurisdizione del Procuratore generale Kravchenko, nominato appena un mese prima dallo stesso Zelensky. Malyuk difese la legge definendola un “ritorno alla Costituzione“: “Sapo e Nabu non sono stati aboliti, ma continuano a funzionare – disse -. Tuttavia, secondo la Costituzione, l’Ucraina ha un solo Procuratore Generale, e non può esserci duplicazione delle funzioni”. “Non faremo eccezioni, noi continueremo a eradicare l’influenza ostile ovunque – aggiunse poi-. La Nabu deve essere bonificata dall’influenza dei servizi speciali nemici“.
Il 3 dicembre, però, l’inchiesta subisce un duro colpo. La Corte d’Appello di Kiev dispone la liberazione di Maghamedrasulov perché le prove presentate dalla Procura generale erano insufficienti a tenerlo in carcere. Su Kravchenko che aveva coordinato l’arresto si scatena una bufera politica alla quale l’alto magistrato rispondeva minacciando di andare “a prendere di persona uno per uno” coloro i quali in quel momento stavano chiedendo le sue dimissioni. Ora è arrivato il passo indietro dell’uomo che dell’offensiva contro gli organi anti-corruzione era stato il principale protagonista.
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