Tutti i dubbi sulla partecipazione dell’Iran al più politico dei Mondiali

  • Postato il 3 marzo 2026
  • Di Il Foglio
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Tutti i dubbi sulla partecipazione dell’Iran al più politico dei Mondiali

E’ tutto in dubbio, figuriamoci il Mondiale. L’Iran andrà negli Stati Uniti? Il pallone sopravvive alle guerre o cade nel vuoto lasciato dalle bombe che esplodono? Di certo le date sono fissate: la Nazionale iraniana giocherà il 15 e 21 giugno a Los Angeles, il 26 a Seattle. Il resto è tutto in dubbio, a partire proprio dalla partecipazione. Il primo ad aprire le braccia come per simulare un “chi può dirlo?” è stato Mehdi Taj, presidente della Federazione della Repubblica Islamica: “Quello che è certo è che dopo questo attacco non possiamo aspettarci di guardare con speranza alla Coppa del Mondo”.

Il torneo negli Stati Uniti (che comincia tra cento giorni esatti) va così, è il più geopolitico dei Mondiali, coinvolto in ogni sussulto (sono passati pochi giorni da quando le gare in Messico sono state messe in dubbio per la rivolta del cartello di Jalisco dopo l’uccisione di El Mencho), ancora di più con il medio oriente in fiamme. Già alle prime tensioni la Federazione iraniana aveva minacciato di boicottare il sorteggio (ad alcuni delegati era stato negato il visto), ora fa capire che potrebbe rinunciare a un Mondiale nel quale, tra l’altro, si troverebbe comunque sola, perché i tifosi non potranno raggiungere gli Stati Uniti per via del travel ban totale (eccezione prevista solo per squadra, dirigenti e parenti stretti). Un effetto a cascata che contrasta con il principio della Fifa, espresso in questi giorni, di garantire, in questa situazione e nonostante le tensioni internazionali, un Mondiale sicuro per tutti. Un concetto che il governo mondiale del calcio ribadisce anche in questo caso, dicendosi quasi convinto che l’Iran parteciperà al Mondiale, anche se poi il rischio è quello che può accadere fuori dagli stadi (ci sono già stati disordini nel Mondiale in Qatar, nel pieno delle proteste antigovernative a Teheran), considerato che Los Angeles, ad esempio, ospita la più grande comunità di iraniani fuori dall’Iran, nella zona nota come “Tehrangeles”.

Ma prima di arrivare fino al Mondiale c’è già molto altro che sta accadendo: il campionato iraniano è stato sospeso a tempo indeterminato e molti giocatori sono fuggiti dal paese. Ma anche fuggire è stato complicato, perché alcuni di loro, con lo spazio aereo chiuso proprio mentre erano a bordo dell’aereo che avrebbe dovuto riportarli a casa, si sono dovuti inventare il rientro: lo spagnolo Munir El Haddadi, ex calciatore del Barcellona e del Valencia che gioca nell’Esteghlal FC di Teheran, è stato aiutato dal suo club che ha messo a disposizione un minivan con il quale, insieme ad altri calciatori e tecnici, ha oltrepassato il confine con la Turchia, mettendosi in salvo, dopo dodici ore di strada percorsi mentre in lontananza si vedevano cadere i missili. Un altro calciatore spagnolo, Iván Sánchez, ex giocatore del Real Valladolid e ora nel Sepahan SC, che a quanto pare era sullo stesso aereo evacuato un momento prima del decollo, lo stesso percorso ha dovuto farlo con un taxi messo a disposizione dalla sua società. Non si sa se torneranno mai, così come non si sa cosa può accadere anche al calcio dei paesi del Golfo colpiti dalla rappresaglia iraniana: anche il Qatar ha sospeso il suo campionato, nel quale gioca l’Al Sadd di Roberto Mancini. In più a Lusail, nello stadio più grande del paese e dell’intero medio oriente, è in programma il 27 marzo la “Finalissima”, una sfida tra la Spagna, campione d’Europa, e l’Argentina, vincitrice della Copa América, ma al momento anche questa partita rischia di saltare, perché nel comunicato federale è specificato che è stato deciso il rinvio, fino a nuovo avviso, di “tutti i tornei, tutte le competizioni e di tutte le partite”. Al momento Uefa e Conmebol, le due confederazioni organizzatrici, non hanno deciso cosa fare, ma si cerca una soluzione alternativa per far sfidare Yamal e Messi. I tempi sono ristrettissimi, nessuno scommette sulla fine della guerra e non è escluso nemmeno il rinvio della partita.

Nemmeno negli altri paesi del Golfo Persico scommettono sulla sicurezza: la Champions League asiatica, che doveva partire con gli ottavi ieri, è stata sospesa per metà. Le quattro partite previste nella zona occidentale (le altre sono in programma nella zona orientale), che si sarebbero dovute giocare a Doha, Abu Dhabi e Dubai, sono state rinviate “per garantire la sicurezza e l’incolumità di tutti i giocatori, le squadre, gli ufficiali di gara e i tifosi”. Tutto può cambiare, ancora. Ma l’Iran al Mondiale catalizza l’attenzione più di altro. Anche perché, se decidesse di partecipare, che farebbero Qatar e Giordania, che pure sono qualificate e intanto vedono bombe arrivare? E se, decidendo di partecipare, riuscisse anche a superare il turno? Potrebbe incrociare gli Stati Uniti già ai sedicesimi di finale. Cortocircuito.

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Il Foglio

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