Trump torna a minacciare Cuba: “Adesso basta petrolio o soldi dal Venezuela”. L’Avana: “Non cediamo alle interferenze Usa”

  • Postato il 11 gennaio 2026
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Nonostante la crisi che ha reso il Paese molto meno influente rispetto agli anni della ‘dinastia’ Castro, Donald Trump non frena e passa a minacciare uno degli storici rivali al confine: Cuba. Mentre prova a gestire il dossier venezuelano, a ottenere ventaggi in Groenlandia e ad alimentare le rivolte in Iran, il presidente americano su Truth si rivolge a L’Avana sostenendo che “per molti anni Cuba ha vissuto grazie alle ingenti quantità di petrolio e denaro provenienti dal Venezuela. In cambio, ha fornito ‘servizi di sicurezza’ agli ultimi due dittatori venezuelani, ma ora non più! Il Venezuela ora ha gli Usa, l’esercito più potente del mondo (di gran lunga!), a proteggerlo, e noi lo proteggeremo. Non ci sarà più petrolio o denaro per Cuba, zero! Consiglio vivamente di raggiungere un accordo, prima che sia troppo tardi”.

Un dossier, quello dell’isola caraibica, caro alla fronda cubana tra i Repubblicani, vicina alle opposizioni al governo socialista. Un nome su tutti, il segretario di Stato, Marco Rubio, che lo stesso Trump sui social ha suggerito come “nuovo leader di Cuba“: il tycoon ha ripubblicato su Truth un post dell’8 gennaio dell’utente Cliff Smith nel quale si sosteneva che “Marco Rubio sarà presidente di Cuba”, accompagnato dall’emoji sorridente. Non è chiaro se il messaggio fosse ironico, comunque Trump lo ha condiviso commentando: “Mi sembra un’ottima idea!”.

L’esecutivo cubano, però, ha deciso di mostrarsi fermo sulle sue posizioni e rispondere a tono a Washington con il suo ministro degli Esteri, Bruno Rodríguez, che ha precisato: Cuba “non riceve, né ha mai ricevuto, compensi monetari o materiali per i servizi di sicurezza forniti ad alcun Paese” e, “a differenza degli Usa”, non ha “un governo che si dedica ad attività mercenarie, ricatti o coercizioni militari contro altri Stati”. Il post del capo della diplomazia de L’Avana conclude affermando che “la legge e la giustizia sono dalla parte di Cuba” e che “gli Usa si comportano come un egemone criminale e incontrollato che minaccia la pace e la sicurezza, non solo a Cuba e in questo emisfero, ma in tutto il mondo”. Rodríguez ha concluso rivendicando il diritto dell’isola a “importare carburante da quei mercati disposti a esportarlo e che esercitano il loro diritto a sviluppare le proprie relazioni commerciali senza interferenze o subordinazioni a misure coercitive unilaterali imposte dagli Stati Uniti”.

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Il Fatto Quotidiano

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