Trump sfida le leggi green: perché negli Usa lo Start & Stop diventerà un ricordo

  • Postato il 13 febbraio 2026
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La lotta dell’amministrazione Trump alle politiche di salvaguardia del pianeta ha raggiunto un nuovo e drastico livello, configurandosi come la più grande operazione di deregolamentazione nella storia degli Stati Uniti. Con una mossa che di fatto si prende gioco delle leggi sulla tutela dell’ambiente stabilite negli ultimi decenni, il governo di Washington ha deciso di smantellare i pilastri normativi antinquinamento, mettendo contestualmente fuorigioco il sistema Start & Stop dalle automobili americane. Quella che per molti guidatori era (ed è) considerata come una seccatura quotidiana sta per sparire dai radar del mercato statunitense, non per un’evoluzione tecnologica, ma per una precisa volontà politica di eliminare ogni vincolo alle emissioni.

Lo smantellamento delle norme federali

La nuova offensiva della Casa Bianca segna uno spartiacque per l’industria automobilistica. Il presidente ha annunciato la cancellazione degli standard federali di misurazione delle emissioni per auto e camion, arrivando a revocare il principio scientifico secondo cui i gas serra sarebbero dannosi per la salute umana. Questa decisione smantella un impianto normativo in vigore dal 2009, introdotto durante la presidenza Obama per mitigare l’impatto climatico di un settore, quello dei trasporti, che insieme all’energia pesa per circa un quarto delle emissioni totali degli Stati Uniti. Al fianco di Trump, figure chiave come Lee Zeldin dell’EPA e Russ Vought, architetto del “Project 2025”, hanno ribadito la volontà di ridurre drasticamente ogni ostacolo burocratico ambientale.

Perché lo Start & Stop scompare

Il sistema Start & Stop non è mai stato amato, ma la sua presenza era diventata indispensabile per i costruttori. Questa soluzione tecnica veniva adottata per assecondare i cicli di omologazione: l’arresto del motore al semaforo o nel traffico consentiva di abbassare artificialmente i consumi e le emissioni dichiarate, permettendo ai veicoli di rientrare nei severi parametri ambientali. Con le nuove regole finalizzate dall’EPA nel 2026, i costruttori non saranno più tenuti a rispettare tali parametri per immettere nuove vetture sul mercato.

Di conseguenza, lo Start & Stop perde la sua utilità normativa. Sebbene non si tratti di un bando esplicito della tecnologia, la maggior parte dei marchi potrebbe scegliere di rimuoverlo dalla dotazione di serie, proponendolo eventualmente solo come accessorio opzionale a pagamento. Nelle parole del presidente, i vecchi limiti sulle emissioni rappresentavano un “disastro” per l’industria e una causa primaria dell’aumento dei prezzi per i consumatori. La loro abolizione mira quindi a incentivare la produzione di vetture più economiche, sollevando i cittadini da quelli che il governo definisce costi inutili.

Le conseguenze per il mondo dell’auto

La decisione di Trump ribalta completamente la prospettiva della mobilità sostenibile. Mentre l’amministrazione precedente stimava che le regole sulle emissioni avrebbero portato benefici netti ai cittadini attraverso minori consumi e una transizione verso l’elettrico (con l’obiettivo di coprire oltre il 50% del mercato entro il 2032), la nuova linea punta tutto sul risparmio immediato, quantificato dalla Casa Bianca in circa mille miliardi di dollari.

Tuttavia, il mondo dell’auto si trova ora in una posizione paradossale. Molti grandi gruppi industriali, come ad esempio Ford, hanno già investito miliardi di dollari nello sviluppo di piattaforme dedicate ai veicoli a batteria e in tecnologie di abbattimento delle emissioni. Il silenzio che prevale tra i costruttori riflette l’incertezza di chi ha già avviato una transizione ora ostacolata dalla fine dei sussidi e dall’uscita degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi.

Mentre gli automobilisti europei dovranno continuare a convivere con lo Start & Stop e con normative sempre più stringenti, l’America del 2026 si avvia verso un’era “libera da vincoli”. Il rischio, segnalato dalle organizzazioni ambientaliste, è che questo risparmio immediato si traduca in un conto salatissimo nel medio-lungo periodo, sotto forma di catastrofi naturali più frequenti, premi assicurativi più alti e una cronica fragilità delle infrastrutture di fronte al cambiamento climatico.

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Virgilio.it

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