Trump, il “papocchio” e un mondo sull’orlo: tra diplomazia assente e tensioni globali
- Postato il 14 aprile 2026
- Politica
- Di Blitz
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Quanto sia grande la nostra indignazione (quella italiana) per le parole di Trump nei confronti di Leone XIV è dimostrato dal fatto che due giornali di stamane, politicamente agli antipodi, abbiano lo stesso titolo a caratteri cubitali: “Il papocchio”. Aperture del Manifesto e del Tempo. Finalmente, il tycoon è riuscito a mettere d’accordo le varie e tante anime della politica italiana. Se ogni tanto li replicasse questi interventi forse il Paese ne trarrebbe giovamento.
Al di là dell’ironia, c’è da domandarsi: chi è davvero il presidente degli Stati Uniti. È un uomo che crede solo a se stesso o una persona a cui la guerra ha fatto perdere la testa? Altrimenti, non si capirebbe lo sfogo che ha avuto parlando del pontefice. “È un debole e un pessimo in politica estera. Se è stato eletto lo deve a me”. Parole inaccettabili, ha sostenuto Giorgia Meloni e il coro è stato unanime: da destra a sinistra senza distinzioni di sorta. La verità è che non siamo diventati tutti chierichetti, ma è la sparata fuori luogo che lascia perplessi e ci fa temere che il peggio deve ancora venire.
Trump e il caso politico-mediatico che unisce l’Italia
Papa Leone ha risposto per le rime, ma con la tipica lucidità di un cattolico: “Non ho paura di lui e non discuto. Proclamo il messaggio del Vangelo, basta guerre”. Ora, al di là delle frasi senza senso pronunciate da Donald, rimane il problema: che cosa succederà adesso in Medio Oriente? Per il momento gli Stati Uniti hanno bloccato lo stretto di Hormuz, affonderanno tutte le navi che vorranno passarci e poi? L’incontro fra le delegazioni svoltosi in Pakistan, a Islamabad, si è concluso con un nulla di fatto, ognuno è rimasto sulle proprie posizioni e l’appuntamento è stato un flop.
Il grande pericolo si chiama futuro quanto mai incerto, quanto mai imprevedibile. A quel conflitto è legata l’economia dell’intero universo. Già ora, dopo i primi pericolosi avvenimenti, se ne pagano le conseguenze. Il prezzo del petrolio è salito vertiginosamente, l’inflazione galoppa, la povertà aumenta. Invece che riunirsi tutti intorno ad un tavolo e trovare i necessari punti di incontro, si continua a sostenere tesi che non sono digeribili né dagli uni, né dagli altri.
Medio Oriente, petrolio e rischio globale: uno scenario fuori controllo
Da parte iraniana non si vuole rinunciare al nucleare, gli Stati Uniti lo ritengono un gravissimo pericolo. Conclusione: non si fa un passo avanti, rimane tutto fermo, anzi arretra se si pensa che prima dell’invasione israelo-americana lo Stretto funzionava a pieno ritmo e non si dovevano affrontare quei pericoli che oggi sono diventati urgentissimi.
Ecco perché le “sparate” di Trump contro il pontefice di Roma lasciano interdetti e debbono ritenersi assolutamente fuori luogo. In casi del genere, non si deve dar retta al proprio istinto e magari alla propria protervia. Al contrario, bisogna comportarsi con lucidità e ragionevolezza. Non sappiamo chi siano e come la pensino alla Casa Bianca i fedelissimi del tycoon, coloro che potrebbero suggerirgli un atteggiamento diverso. Non servono i vassalli che baciano le pantofole a chi comanda, ma soltanto personaggi che facciano ragionare il presidente e gli facciano capire i suoi errori. Contrariamente, Trump continuerà a rendere difficile la vita anche ai suoi amici conservatori che temono a novembre le elezioni di medio termine.
Diplomazia assente e futuro incerto: la necessità di un cambio di rotta
Se il presidente, con la sua megalomania, riteneva che in questo modo avrebbe potuto rendere l’Europa più debole sappia che sta avvenendo l’esatto contrario, perché il vecchio continente risulta più unito che mai e progredisce, malgrado alcuni inevitabili errori che si continuano a perpetrare.
Con la guerra siamo punto e da capo? È difficile digerire un concetto del genere, ma questa è la pura e sacrosanta verità. Una grande agenzia giornalistica del mondo, la britannica Reuters, riporta in esclusiva che i contatti non si sono chiusi, hanno solo avuto uno stop, ma riprenderanno. Se davvero è uno scoop ben venga e riporti la tranquillità in Paesi che tremano per l’avvicendarsi dei fatti.
Insomma, è giunto il momento che la diplomazia torni ad essere l’invitato di pietra degli incontri. Si mettano da parte i progetti che non possono dare risultati, ci si affidi a quegli uomini che riescono a trovare, con la loro saggezza, la quadratura del cerchio. Trump segua dalla Casa Bianca gli eventi e non dia sfogo alla sua logorrea; gli iraniani non si irrigidiscano con il nucleare e pensino finalmente ad un Medio Oriente più sicuro e meno agguerrito. Se si riuscirà a superare questo impasse, il mondo potrà vivere altri decenni in pace.
Quella pace che anche nel nostro piccolo, in Italia, inseguiamo. Niente più “vendette” tra Guelfi e Ghibellini. Maggioranza e opposizione si affrontino senza dimenticare il “politically correct”. I milioni di persone che debbono votare non se ne rimarranno quel giorno a casa, ma andranno alle urne con idee ben precise, sapendo a chi dare la preferenza.
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