Trump annuncia i Dazi: «È la nostra Dichiarazione d’indipendenza economica»
- Postato il 2 aprile 2025
- Di Panorama
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«E’ la nostra Dichiarazione d’indipendenza economica». Con queste parole, Donald Trump ha annunciato le «tariffe reciproche» durante quello che è tornato a definire «il giorno della liberazione» per l’America: quell’America che, secondo l’inquilino della Casa Bianca, è stata finora «saccheggiata, violentata e depredata». Come sottolineato dalla Cnn, il presidente ha decretato dazi pari ad almeno il 10% su quasi tutti i beni importati negli Stati Uniti: sono tuttavia previsti incrementi tariffari sui Paesi con cui Washington sconta i deficit commerciali peggiori. Ecco alcuni dei dazi che sono stati resi noti: 34% alla Cina, 20% all’Unione europea, 46% al Vietnam, 24% al Giappone, 25% alla Corea del Sud, 26% all’India e 10% al Regno Unito.
«Per anni, i cittadini americani che lavorano duramente sono stati costretti a starsene in disparte mentre altre nazioni diventavano ricche e potenti, in gran parte a nostre spese. Ma ora è il nostro turno di prosperare», ha affermato Trump, sostenendo che i nuovi dazi serviranno a «ridurre le nostre tasse e a saldare il nostro debito nazionale». «Questi orrendi squilibri hanno devastato la nostra base industriale e messo a rischio la nostra sicurezza nazionale», ha anche detto, per poi aggiungere: «Incolpo gli ex presidenti e i leader del passato che non stavano facendo il loro lavoro. Hanno lasciato che accadesse, e hanno lasciato che accadesse a un livello che nessuno può nemmeno credere. Ecco perché, a partire da mezzanotte, imporrà una tariffa del 25% su tutte le automobili prodotte all’estero».
«Oggi ci schieriamo dalla parte del lavoratore americano e finalmente mettiamo l’America al primo posto», ha inoltre precisato. Si è poi rivolto ai Paesi colpiti dai dazi, dicendo: «Se si lamentano, se volete che la vostra tariffa sia zero, allora costruite il vostro prodotto proprio qui in America perché non ci sono tariffe se realizzate il vostro impianto, il vostro prodotto in America. E abbiamo visto arrivare aziende come non ne avevamo mai viste prima».
Nel corso dell’annuncio alla Casa Bianca, sono emerse le motivazioni strutturali che hanno portato il presidente americano a questa politica tariffaria. Come abbiamo visto, ha fatto ovviamente riferimento alla questione degli squilibri commerciali, ma ha anche citato il nodo del debito e, soprattutto, la necessità di finanziare il taglio delle tasse. Non solo. Trump ha anche citato il tema della sicurezza nazionale. Non dimentichiamo infatti che l’obiettivo principale dell’attuale inquilino della Casa Bianca è quello di rilanciare il settore manifatturiero statunitense, soprattutto in determinate aree, come la Rust Belt.
Ebbene, agli occhi del presidente, proprio il settore manifatturiero ha una duplice valenza: quella socioeconomica (che si estrinseca nella difesa dei colletti blu americani) e, per l’appunto, quella di sicurezza nazionale (il che spiega i dazi all’acciaio che ha imposto poche settimane fa). Questa, piaccia o meno, è la logica che muove Trump sui dazi. Le sue politiche tariffarie sono un mezzo per ridisegnare l’intero sistema economico e di sicurezza di cui gli Stati Uniti sono stati finora il perno.