Trump 2.0, come i meme hanno riscritto la cronaca della Casa Bianca
- Postato il 18 gennaio 2026
- Estero
- Di Agi.it
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Trump 2.0, come i meme hanno riscritto la cronaca della Casa Bianca
AGI - Se la 'prima era Trump' è stata quella dei tweet compulsivi a notte fonda, il 2025, l'anno del grande ritorno, è stato ufficialmente l'anno della "meme politics". A dodici mesi dal suo insediamento, il racconto della presidenza non passa più solo dai corridoi della West Wing, ma soprattutto dai feed dei social media.
Tutto è iniziato il 20 gennaio, il giorno dell'Inaugurazione. Mentre il mondo analizzava il discorso politico, i social si concentravano sul cappello di Melania. Quella tesa larga, diventata un "muro" contro i baci del marito, ha dato il via a una stagione di satira sulla freddezza glaciale della First Lady. Melania Trump ha creato un momento di involontaria comicità quando ha impedito a Donald di darle un bacio sulla guancia, costringendolo a un goffo "bacio all'aria". Da quel momento, sono nate decine di parodie dove gli utenti indossano oggetti giganti in testa per evitare interazioni sociali.
Trump e il meme King of New York
Pochi mesi dopo, è stato lo stesso Trump a cavalcare l'onda. Il meme "King of New York", nato da un'immagine generata dall'IA che lo ritraeva incoronato davanti a Manhattan dopo il blocco dei pedaggi in città, ha segnato un punto di non ritorno: la Casa Bianca non subisce più i meme, li crea. L'immagine, nata come auto-celebrazione, è stata ripresa sia dai sostenitori che dai detrattori, diventando il simbolo dell'estetica "Trump 2.0" che mescola politica e iconografia regale.
L'acronimo TACO e l'incertezza economica
Se però cercate il meme che ha fatto tremare i broker di Wall Street, dovete guardare all'acronimo TACO (Trump Always Chickens Out). Nato su X per descrivere lo schema ricorrente delle sue trattative internazionali, il meme ritrae il Presidente come un pugile che annuncia colpi devastanti (dazi totali, chiusure dei confini) per poi accettare un accordo più morbido all'ultimo secondo. In Italia, il meme TACO è diventato il simbolo dell'incertezza economica. Ogni volta che un suo annuncio fa oscillare lo spread o i mercati, le sezioni commenti si riempiono dell'emoji del taco, a indicare che, con ogni probabilità, la tempesta finirà in un compromesso.
Barron Trump, il final boss dei social
Il protagonista più iconico del 2025 resta però Barron Trump. Silenzioso, elegantissimo e, soprattutto, altissimo. Con i suoi oltre due metri di statura, il figlio più giovane del Presidente è diventato il "final boss” dei social. In Italia, i meme sulla sua supremazia fisica lo hanno trasformato in una sorta di eroe da anime giapponese, un osservatore silenzioso che svetta su leader mondiali, proiettando un'ombra (letterale e metaforica) sul futuro della dinastia.
Trump take egg e il carovita
Ma la politica è anche economia quotidiana. Il tormentone "Trump take egg" (Trump prende l'uovo) ha dominato l'estate. Nato per ridicolizzare l'ossessione della campagna elettorale per il prezzo dei beni primari, il meme ha visto il Presidente protagonista di fotomontaggi assurdi mentre "sequestra" uova giganti. In Italia, il trend è stato declinato in chiave locale; Trump che entra in un discount e si dispera per il prezzo dell'olio o della pasta, diventando il volto della protesta contro il carovita.
Il meme come linguaggio universale
Cosa ci insegna questo primo anno di “Trump 2.0”? Che la realtà politica è ormai inscindibile dalla sua parodia. Che si tratti della "sword dance" remixata con i successi di Sanremo o di Elon Musk ritratto come l'ombra onnipresente di ogni decisione governativa, il meme non è più un semplice scherzo. È un linguaggio universale che permette a un ragazzo di Roma di commentare le scelte di Washington con un semplice clic.
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