Truffa da centinaia di migliaia di euro: 17 imputati a Torino per il “sistema” dei finti lavori per stranieri

  • Postato il 24 marzo 2026
  • Cronaca
  • Di Quotidiano Piemontese
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Reddito di Cittadinanza

TORINO – Quasi 400mila euro sottratti allo Stato tra Reddito di cittadinanza, indennità e assegni familiari. È questa la dimensione della presunta truffa scoperta tra Torino e il Piemonte, al centro di un processo che vede 17 imputati accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, falso e truffa aggravata ai danni della pubblica amministrazione.

Secondo l’accusa, coordinata dal pm Valerio Longi, il sistema si basava su una rete di società fittizie create per “assumere” cittadini stranieri e consentire loro di ottenere permessi di soggiorno e accesso ai benefici economici. Una volta attivati i contratti – in realtà inesistenti – scattavano le richieste di assegni familiari, indennità di disoccupazione, maternità e Reddito di cittadinanza.

Al vertice dell’organizzazione ci sarebbero Ahmed El Bahrawi, 51 anni, e la compagna Alina Bogdan, 39 anni. Lui, ritenuto il promotore, si occupava di predisporre documenti falsi – contratti di lavoro, affitti e dichiarazioni dei redditi – inviati poi a enti come Inps e Agenzia delle Entrate. Lei avrebbe gestito anche l’ottenimento illecito di documenti d’identità grazie alla complicità di un’impiegata comunale, pagata tra 150 e 400 euro a pratica.

Il sistema, attivo secondo gli inquirenti dal 2016 al 2022, si basava anche sull’utilizzo di terreni agricoli reali, tra cui quelli a Piossasco, Lanzo Torinese e Agliè, usati per simulare assunzioni stagionali. In altri casi venivano inventati impieghi come colf, pizzaioli o addetti alla ristorazione, oltre a residenze fittizie in appartamenti ignari proprietari.

In realtà, per l’accusa, nessuno lavorava davvero: tutto serviva a ottenere documenti e sussidi. I numeri parlano di oltre 198mila euro transitati su carte PostePay e circa 189mila euro su carte legate al Reddito di cittadinanza, con singoli benefici che arrivavano a superare i 29mila euro.

Durante le indagini sono emersi anche altri presunti complici, tra cui dipendenti di Poste Italiane che avrebbero fornito carte prepagate e strumenti per incassare i fondi. Il denaro veniva poi gestito direttamente dagli organizzatori, che lo custodivano e, in parte, lo trasferivano all’estero. Emblematico il caso di una donna fermata all’aeroporto di Malpensa con 19mila euro in contanti.

Già nel 2022, il giudice aveva definito il comportamento degli indagati «contegno smaccatamente parassitario nei confronti di ogni provvidenza pubblica erogata dallo Stato», sottolineando la struttura «solida e ben organizzata» del gruppo. Ora sarà il processo a stabilire responsabilità e eventuali condanne.

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