Truffa all’Asp di Catanzaro, 12 rinvii a giudizio a Lamezia

  • Postato il 27 febbraio 2026
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Truffa all’Asp di Catanzaro, 12 rinvii a giudizio a Lamezia

False prescrizioni e rimborsi gonfiati, 12 persone a processo a Lamezia Terme per una presunta truffa ai danni dell’Asp di Catanzaro


LAMEZIA TERME – Quattro escono di scena (più un altro perché nel frattempo deceduto) e per dodici è stato disposto il rinvio a giudizio con inizio del processo il 28 aprile prossimo davanti al tribunale collegiale di Lamezia. Al termine dell’udienza preliminari, così si è pronunciato il gip di Lamezia, Francesco De Nino, su sedici indagati accusati di associazione a delinquere finalizzata a una truffa aggravata ai danni dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro.

TRUFFA ALL’ASP, 12 RINVII A GIUDIZIO E QUATTRO PROSCIOGLIMENTI

Con queste accuse, per 16 persone, il pm, Luisa D’Elia, aveva chiesto il rinvio a giudizio termine delle indagini della Finanza di Lamezia – a seguito della denuncia del direttore del Distretto sanitario di Lamezia – che avrebbero permesso di riscontrare l’esistenza di un presunto sistema illecito per lucrare indebitamente sui rimborsi riconosciuti dalla azienda sanitaria per l’acquisto di presidi e ausili, attraverso la presentazione al distretto sanitario lametino di prescrizioni “prefabbricate ad hoc” risultate false. Secondo le accuse, a beneficiare di tale presunto meccanismo fraudolento sarebbero state aziende operanti nello specifico settore, che avrebbero ottenuto rimborsi non dovuti.

LE ACCUSE

Le indagini avrebbero accertato che – tra il 2021 e 2023 – gli indagati si sarebbero adoperati per predisporre i moduli prescrittivi con l’intestazione del Distretto sanitario lametino, inserendovi, oltre al presidio/ausilio, la diagnosi ed il relativo piano terapeutico, sostituendosi di fatto ad uno specialista ed effettuando la compilazione del documento, apponendovi timbro e firma contraffatti di ignari medici specialisti ovvero facendo sottoscrivere le prescrizioni già compilate da due specialisti compiacenti, in servizio presso il Polo sanitario territoriale e l’ospedale di Lamezia Terme. Le presunte false prescrizioni sarebbero state 270, con un potenziale danno al servizio sanitario pubblico di 276 mila euro.

PROSCIOLTI

Il gip ha disposto il non luogo a procedere “perché il fatto non costituisce reato” nei confronti di: Massimiliano Capparelli, 55 anni, di Maida; Luciano Vincenzo Toia, 62 anni, di Gizzeria; Giuseppe Vaccaro, 62 anni, di Lamezia; Giuseppe Mascaro, 66 anni, di Pianopoli, così come per Giovanni Pirillo, 65 anni, di Lamezia (deceduto).

RINVIATI A GIUDIZIO

Dovranno, invece, affrontare il processo: Antonio Sesto, 36 anni, di Lamezia; Michelangelo e Angelo Michele Nosdeo di 33 a 60 anni entrambi di San Pietro a Maida; Vincenzo Torcasio, 46 anni di Lamezia; Antonio Anania, 51 anni, di Decollatura; Maria Loredana Bonacci 64 anni, di Decollatura; Luca Gallo, 44 anni di Lappano (Cs); Daniele e Vincenzo Morello di 40 e 74 anni entrambi di Lamezia; Chiara Cantafio, 60 anni di Catanzaro; Sergio Sestito, 65 anni, di Cortale, Sergio Sestito, 66 anni, di Cortale.

I RUOLI

Torcasio, in   qualità di titolare di fatto della ditta “Sofia Sanitaria Ortopedica” da lui creata e gestita, Gallo, titolare della ditta “Ortopedia Gallo”, avrebbe messo a disposizione capitali, infrastrutture e mezzi, ne coordinava l’attività unitamente a Torcasio – secondo le accuse – con il quale stabiliva percentuali e compensi per i collaboratori, predisponeva ad hoc le fatture da presentare all’Asp.

Vincenzo Morello, formale titolare della ditta “Sofia Sanitaria Ortopedica”, avrebbe messo a disposizione capitali, infrastrutture e mezzi. Daniele Morello, factotum della ditta “Sofia Sanitaria Ortopedica”, compilava materialmente – per le accuse – le prescrizioni mediche contraffatte per la fornitura di ausili e protesi sanitarie, intratteneva rapporti con i medici dirigenti e dipendenti dell’Asp.

Chiara Cantafio e Maria Loredana, medici specialisti in servizio rispettivamente presso il Polo sanitario territoriale di Lamezia Terme e all’ospedale di Lamezia Terme, prescrivevano e/o sottoscrivevano – secondo le accuse – false prescrizioni mediche con l’inserimento dei codici abbinati ai presidi e ausili tecnici richiesti) per la fornitura di ausili e protesi sanitarie, anche senza effettuare le dovute visite preventive e senza procedere alle necessarie operazioni di collaudo.

Pirillo, Sesto, Anania, Capparelli, Toia, Vaccaro, Sestito e Michelangelo Nosdeo, al fine di avviare le pratiche per ottenere presidi sanitari, avrebbero procurato nuovi pazienti / assistiti ai quali intestare le prescrizioni risultate disconosciute dai medici specialisti indicati come prescrittori, poiché riportanti grafia, timbro e firme ritenute contraffatte; Angelo Michele Nosdeo – secondo le accuse – eludeva i controlli dell’Asp presso i domicili degli assistiti, indicando loro le risposte da dare in merito a visite domiciliari da parte del medico specialista, che in realtà non sarebbero state mai effettuate.

GLI AVVOCATI

Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Francesco Gambardella, Raffaele Mirigliani (per Cantafio), Luca Scaramuzzino (per Giuseppe Mascaro), Renzo Andricciola e Massimiliano Carnovale (per Antonio Sesto), Antonio Larussa (per Torcasio, Vincenzo e Daniele Morello), Rosario Perri (per Bonacci), Simona Pensabene (per Anania), Domenico Giampà (per Michele Angelo e Michelangelo Nosdeo), Marianna Vallone e Antonio Rocco (per Toia), Maurizio Siniscalco (per Sergio Sestito) e Giuseppe Malvasi (per Gallo).

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