Tribunale di Catania, Mariano Sciacca si insedia: collaborazione, innovazione e tempi della giustizia al centro degli interventi
- Postato il 27 marzo 2026
- Società
- Di Paese Italia Press
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Luisa Trovato
Catania, 27 marzo 2026 – Non solo un passaggio formale, ma un momento di confronto concreto sul futuro della giustizia. L’immissione in possesso del nuovo presidente del Tribunale di Catania, Mariano Sciacca, si è tradotta in un’occasione di dialogo e dialettica tra le diverse componenti del sistema giudiziario, chiamate a misurarsi con sfide organizzative, carenze strutturali e prospettive di innovazione.
La cerimonia, svoltasi nel giorno equinoziale di primavera, è stata ospitata nell’ambulacro del Palazzo di Giustizia. L’evento, dai canoni istituzionali, ha visto la partecipazione delle principali autorità istituzionali, oltre che di magistrati, avvocati e personale amministrativo.

Un contesto che ha restituito con immediatezza l’imago di una giurisdizione intesa come sistema complesso, fondato sulla cooperazione, tra le varie componenti.
Il ruolo di Cardile e il profilo di Sciacca
Ad aprire i lavori è stato il presidente facente funzioni, Francesco Cardile, che ha introdotto il profilo del nuovo presidente evidenziandone il rigore professionale e la capacità di coniugare tradizione e innovazione.
Nel suo intervento, è stata sottolineata la necessità di rafforzare prassi organizzative capaci di incidere sui tempi della giustizia, attraverso strumenti deflattivi e modelli di gestione più efficienti.
La priorità: ridurre i tempi della giustizia
Proprio il tema della durata dei procedimenti ha attraversato trasversalmente gli interventi. L’esigenza di una giustizia più celere è stata indicata non solo come obiettivo programmatico, ma come priorità operativa.
Una direzione da perseguire mediante un confronto costante tra uffici giudicanti e requirenti e attraverso l’adozione di protocolli condivisi.
Catania come laboratorio di innovazione
Nel corso della cerimonia è emersa anche la centralità del distretto catanese quale spazio di sperimentazione. Il presidente della Corte d’Appello, Antonino Liberto Porracciolo, ha definito il territorio un laboratorio per l’implementazione del processo telematico e dell’intelligenza artificiale.
Una trasformazione che richiede non solo strumenti adeguati, ma anche un cambio di paradigma organizzativo e culturale, fondato sulla collaborazione e sull’integrazione delle competenze.
Le criticità: carenza di risorse e arretrato
Un quadro che si confronta, tuttavia, con criticità evidenti. Il procuratore generale Carmelo Zuccaro ha richiamato l’attenzione sulla riduzione delle risorse destinate al settore giustizia.
Una condizione che rischia di incidere sullo smaltimento dell’arretrato e sull’efficienza complessiva degli uffici.

La visione del Csm e il valore del dialogo
Sul piano istituzionale, il consigliere del Consiglio Superiore della Magistratura Felice Giuffrè, unitamente ai suoi colleghi del Csm, ha collocato la nomina di Sciacca in un più ampio processo di rinnovamento degli uffici giudiziari a livello nazionale.
Una scelta condivisa, fondata sulla capacità di dialogo e sulla propensione all’innovazione del magistrato, ritenute qualità decisive nella fase attuale.
L’avvocatura: centralità della persona e “umanizzazione” del processo
Dal versante dell’avvocatura, il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Catania, Antonio Distefano, ha posto l’accento sulla necessità di un impegno comune tra tutte le componenti del sistema.
Al centro, il richiamo alla dignità della persona e all’esigenza di una giustizia che non perda la propria dimensione umana, anche in un contesto segnato da difficoltà organizzative.
Tradizione e responsabilità: il contributo degli ex presidenti
Particolarmente significativi gli interventi degli ex presidenti del Tribunale, Francesco Mannino e Bruno Di Marco. Il primo ha richiamato il valore della condivisione nella gestione dell’ufficio, mentre il secondo ha sottolineato il fondamento etico e costituzionale della funzione giurisdizionale.

Mannino ha evocato simbolicamente una “consegna delle chiavi”, intesa come passaggio ideale di responsabilità e come invito a entrare nella realtà viva del Tribunale, fatta di persone, lavoro quotidiano e obiettivi condivisi.
Di Marco ha, dal canto suo, richiamato il fondamento filosofico della giustizia, attingendo al pensiero di Sant’Agostino e di Piero Calamandrei. La giurisdizione è stata descritta come una necessità imposta dalla convivenza civile: “senza giustizia, non vi è Stato”. Un principio che trova ancora oggi piena attualità e che richiama la funzione etica, oltre che tecnica, dell’attività giudiziaria.
Si tratta, dunque, di un richiamo a un principio al tempo stesso fondamentale e fondativo: Giustizia e Stato costituiscono pilastri inscindibili di ogni autentica civiltà, elementi che si sostengono reciprocamente e che definiscono la qualità stessa della convivenza umana.
In questa prospettiva, la giurisdizione non rappresenta soltanto un esercizio tecnico del diritto, ma si configura come una funzione essenziale, chiamata a tradurre in realtà i valori di equità, tutela e coesione sociale.
Essa si radica, pertanto, in una dimensione che è insieme etica, sociale e istituzionale, contribuendo in modo decisivo a garantire non solum l’ordine giuridico, sed etiam la tenuta democratica e civile della collettività.
Innovazione, efficienza e prospettive future
A chiudere il quadro degli interventi, le parole del presidente della Ges Anm di Catania, Ottavio Grasso, che ha ribadito la necessità di una spinta innovativa e di un rinnovamento strutturale del sistema giustizia, oggi imprescindibili per garantire efficienza e qualità del servizio.
Nel complesso, dalla cerimonia è emersa una linea condivisa: “la giustizia richiede collaborazione, visione e responsabilità diffusa”.

Un clima di ampio consenso ha accompagnato la figura di Mariano Sciacca, attorno alla quale si concentrano aspettative significative per il futuro del sistema giudiziario etneo.
Una sfida collettiva per la giustizia catanese
In chiosa, nel quadro sin qui delineato, si inserisce l’avvio del mandato di Mariano Sciacca, chiamato a guidare il Tribunale di Catania in una fase complessa ma decisiva.
Una fase in cui efficienza, organizzazione e attenzione ai diritti dovranno tradursi in risultati concreti, per restituire piena fiducia dei cittadini nel sistema giustizia. @Riproduzione riservata
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