Travaglio a La7: “Nella Rai meloniana si premia la fedeltà canina e non il libero pensiero”
- Postato il 12 febbraio 2026
- La7
- Di Il Fatto Quotidiano
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La Rai non rappresenta il Paese in miniatura, ma riflette gli equilibri politici che la controllano. A Otto e mezzo, su La7, il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, interviene sulla Rai meloniana, smontando la leggenda della “nuova egemonia culturale della destra”.
“Oggi la Rai – esordisce Travaglio – è lo specchio della classe politica che attualmente la governa, tenendo presente che la lottizzazione meloniana, un po’ perché non hanno nessuno da mettere di bravo e un po’ perché non hanno preso tutto, è una lottizzazione parziale che si sovrappone alle stratificazioni. Ancora, credo, il 60% delle posizioni dirigenziali risponde al Pd. Alcuni del Pd, tra l’altro, sembrano di Fratelli d’Italia“.
Lo interrompe Italo Bocchino, ex parlamentare del Pdl e direttore editoriale del Secolo d’Italia: “Il 90% dei giornalisti Rai è iscritto all’Usigrai”.
“Ma che c’entra? – replica il direttore del Fatto – Quello è il sindacato, è una cosa diversa. Io sto parlando dei dirigenti. In ogni caso, ci sono quelli bravi e quelli meno bravi. Il problema è che dal governo Meloni era stata annunciata una palingenesi alla Rai. Ma per fare la nuova egemonia culturale di destra, tu dovresti avere 30 del livello di Pietrangelo Buttafuoco, di Marco Tarchi, di Franco Cardini, di Marcello Veneziani e nessuno del livello di Petrecca. Il problema è che citiamo sempre quei 3 o 4, ma al di là di quei 3 o 4, che tra l’altro, a parte Buttafuoco, se ne stanno ben ritirati a casa loro perché ogni volta che criticano poi vengono pure menati, come è successo a Veneziani recentemente, non c’è niente”.
E aggiunge: “Non c’è personale per fare questa svolta, perché purtroppo si premia la fedeltà canina anziché la libertà di pensiero: chi è libero di pensiero di solito è inaffidabile, anche se è di centrodestra. Quindi, ci sono molte risorse nell’area di destra che non vengono utilizzate o che vengono tenute ai margini, perché essendo persone libere poi è chiaro che se devono criticare, criticano. Magari – continua – per dare ragione a Vannacci, perché non è che Vannacci dica tutte queste stupidaggini. Non puoi fare 30-40 anni le campagne contro gli americani e poi diventare il più fedele servitore degli americani. Quegli intellettuali da destra potrebbero fare quel tipo di critica e quindi vengono marginalizzati “.
Travaglio, infine, ricorda: “Questo vale anche per le posizioni sul Medio Oriente. La destra è sempre stata più filo-palestinese che filo-israeliana. Quegli intellettuali non le mandano a dire quando vedono che siamo il governo più allineato a Israele tra quelli europei“.
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