Tra reel e social la comunicazione delle Gen Z e Alpha è immediata, ma non superficiale come sembra
- Postato il 1 gennaio 2026
- Di Il Foglio
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Tra reel e social la comunicazione delle Gen Z e Alpha è immediata, ma non superficiale come sembra
“Noi”, “ovvio”, “sì”, “eccoci”, “palese”. Anche poche sillabe bastano per mantenere vivo un legame, soprattutto quando abbiamo poco tempo a disposizione. I social network hanno modificato il nostro modo di comunicare, specialmente con gli amici. Abbiamo sempre più persone con cui stare in contatto, ma sempre meno occasioni per farlo. “Inviamo video e meme per comunicare come ci sentiamo, se abbiamo vissuto una situazione simile a quella rappresentata, per strappare una risata, per comunicare i propri gusti ma soprattutto per ‘sintonizzarci' con i nostri interlocutori”, dicono gli psicoterapeuti Michele Spaccarotella, autore del libro “Il Piacere Digitale“ e co-host del podcast “Sentimen.Tips, esplorazione dei sentimenti umani” e Chiara Maiuri, collaboratrice di Progetto Itaca. Condividere foto e video, infatti, richiede pochissimo tempo e si può fare in qualunque momento della giornata: durante una passeggiata per strada, prima di andare a dormire o mentre si aspetta l’autobus in ritardo alla fermata.
Questo nuovo modo di comunicare è sempre più usato dalle nuove generazioni ed è una naturale conseguenza del nostro cambio di abitudini. La trasformazione è presto spiegata dai due psicoterapeuti che citano alcune statistiche pubblicate dal portale We are social a febbraio scorso. Il consumo medio di video al mese su piattaforme come TikTok e YouTube è rispettivamente di 35 e 27 ore. “Già questo dato ci consente di comprendere dunque che la visione media è di circa 1 ora di video al giorno” dicono Spaccarotella e Maiuri. L’attività principale di un utente sul social dell’azienda cinese ByteDance è infatti quella di scorrere i reel, video brevi, della durata di pochi secondi che, in base a un algoritmo che ha analizzato il modo di fruizione del social, fanno vedere i contenuti ottimizzati. Ovviamente, se interessano all’utente, c’è una altissima probabilità che piacciano anche ai suoi amici, ed è per questo che TikTok e Instagram offrono la possibilità di condividere i reel con le persone più care, creando un tipo di comunicazione basata sulla rapidità. Le risposte a questi video brevi sono composte da poche parole, spesso da monosillabi, proprio perché si tratta di un modo diverso di comunicare rispetto alle telefonate o alle ormai tradizionali chat su Whatsapp, piene di messaggi vocali e testi lunghi. "La comunicazione attraverso i reel è immediata e non richiede un particolare sforzo comunicativo, inviando un reel i ragazzi non hanno la necessità di pensare al contenuto di un messaggio e di idearlo. Mandare un video o un meme è il moderno ‘squilletto’ del cellulare degli anni 90-2000, è il nuovo modo per dire ‘ti ho pensato’”.
Dallo scambio delle lettere alle videochiamate su WhatsApp, con il passare degli anni la tecnologia ha permesso di ridurre al minimo la differenza temporale tra mittente e destinatario, tant’è che oggi parliamo di messaggistica istantanea proprio perché l’intervallo che intercorre tra l'invio e la ricezione di un messaggio è pari a zero. Se il progresso ha cambiato il tramite, “il bisogno umano di tenersi in contatto a distanza - sostengono i due psicoterapeuti - è rimasto immutato, le tecnologie digitali rendono questa azione semplicemente più rapida, sta a noi gestire il carico e il ‘traffico' emotivo di tutte queste comunicazioni”. Il problema principale, secondo Spaccarotella e Maiuri, è proprio quello di considerare il legame fisico e quello digitale come alternativi, ma in realtà dobbiamo sforzarci di pensarli “come due mondi tra loro interconnessi”.
Molte chat su Instagram o TikTok sono quindi sempre più occupate da video brevi e sempre meno da parole, se non, come abbiamo detto prima, quelle monosillabiche. Ma secondo i due esperti, questa caratteristica è una conseguenza dell’immediatezza della comunicazione e non va letta come un’involuzione rispetto al passato. “Il genitore o l’adulto non può mettersi solo in una posizione di giudizio perché improduttivo”, dicono. Questo perché il tipo di reel che compare sui social dipende da ciò che vive chi lo scrolla tra le proprie mani, e la volontà di condividerlo sullo spazio digitale nasce soltanto quando quelle emozioni sono state condivise nella vita reale, che sia un video che ricorda una risata tra i banchi di scuola, un video che parla di un nuovo all you can eat di carne o anche un video di un posto dove andare in vacanza.
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