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Tosca al Teatro Carlo Felice, la scenografia ispirata all’originale vale il prezzo del biglietto

  • Postato il 11 aprile 2026
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  • Di Genova24
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Tosca al Teatro Carlo Felice, la scenografia ispirata all’originale vale il prezzo del biglietto

Genova. Una regia quasi cinematografica e una scenografia splendida, con la ricostruzione a cura del Teatro dell’Opera di Roma delle scene e dei costumi originali del 1900 di Adolf Hohenstein, meritano il prezzo del biglietto e il pienone al Teatro Carlo Felice e gli applausi del pubblico che ieri sera ha salutato con calore il debutto di Tosca.

L’opera di Puccini è uno dei grandi classici di repertorio ed è sempre un piacere da ascoltare anche se, in questo caso, c’è stato qualche momento che avrebbe potuto essere reso in modo migliore nell’equilibrio tra orchestra e palco e nella gestione della voce da parte dei cantanti.

I punti di forza della proposta, come detto, sono proprio la regia di Alessandro Talevi, ripresa da Anna Maria Bruzzese, che ha saputo davvero raccontare la storia di Tosca calata in quel momento storico (il 1800) in cui Napoleone e gli austriaci si scontrano a Marengo e figure di primo piano nella Repubblica romana. È impressionante la somiglianza con i luoghi dell’opera trasposta sul palco: la Basilica di Sant’Andrea della Valle, Palazzo Farnese con le sue opere rinascimentali, la terrazza di Castel Sant’Angelo. Tutti esaltati dalle luci di Vinicio Cheli di cui segnaliamo solo una piccola imperfezione, crediamo non voluta, sul Te Deum del primo atto in cui c’è stato un momento di buio.

I cantanti hanno recitato davvero molto bene (fate attenzione ai dettagli, alle espressioni, ai movimenti di tutti, compreso Spoletta), dando un grande dinamismo e coprendo tutta la scena che però, bisogna dirlo, per la sua disposizione penalizza soprattutto chi è seduto nell’ala sinistra del teatro e nel primo settore: c’è chi non ha visto né il quadro che sta dipingendo Cavaradossi nel primo atto, né il momento finale con Tosca che si getta dal Castel Sant’Angelo.

Nei panni di Tosca Carmen Giannattasio ha sostituito l’indisposta Anastasia Bartoli: applaudita a lungo, ha saputo dare a Tosca quella caratterizzazione di donna gelosa e che sa il fatto suo. In Vissi d’arte dedica meno spazio al colore per concentrarsi sull’acuto di perché Signore che però risulta un poco urlato.

Giorgio Berrugi cresce nel corso dell’opera dopo un primo atto in cui mancava di un po’ di volume nella voce e nello squillo. Apprezzato il suo E lucevan le stelle. Lucas Meachem, il Barone Scarpia, ha l’imponenza di un’altezza che gli consente di non spingere troppo su sadismo e perversione. Anche lui, nel secondo atto, ha però qualche problema nel farsi sentire. La gestione del maestro Giuseppe Finzi è apparsa da risentire soprattutto nei momenti di maggiore intensità proprio nell’equilibrio vocale (anche nel momento del concerto di Tosca fuori scena nel secondo atto, per esempio, che ha sovrastato in parte Scarpia).

Bene il cast secondario: bene Fabio Maria Capitanucci (il sagrestano), Luca Tittoto (Cesare Angelotti), Manuel Pierattelli (Spoletta), Franco Cerri (Sciarrone), Loris Purpura (un carceriere) e Maria Guano, il pastorello, che la regia non fa vedere ma solo sentire.

Repliche sino al 10 aprile. Tutte le informazioni sul sito del Teatro.

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Autore
Genova24

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