Torino, a Falchera si stanno costruendo 263 alloggi di edilizia sociale
- Postato il 2 febbraio 2026
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- Di Quotidiano Piemontese
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TORINO – A Falchera prende forma uno dei più rilevanti interventi di housing sociale in corso a Torino: 263 nuovi alloggi destinati alla locazione a canone convenzionato con il Comune, per un investimento complessivo di circa 60 milioni di euro. Un progetto che punta a rispondere in modo strutturale alla crescente difficoltà di accesso alla casa da parte di famiglie e giovani coppie, sempre più schiacciate tra redditi medi e prezzi del mercato libero.
Una risposta concreta all’emergenza abitativa
L’iniziativa, presentata a Torino, si inserisce in un contesto in cui il tema dell’abitare è tornato centrale nel dibattito urbano. L’aumento dei canoni, la scarsità di offerta a prezzi sostenibili e la precarietà lavorativa stanno rendendo sempre più complesso, soprattutto per i nuclei più giovani, trovare una sistemazione stabile.
Il progetto di Falchera si propone come una risposta concreta a questa pressione. I 263 alloggi saranno infatti destinati all’affitto a canone calmierato, in convenzione con la Città di Torino, collocandosi in quella fascia intermedia che non rientra nell’edilizia popolare tradizionale ma che fatica ad accedere al mercato privato.
Non si tratta solo di nuove case, però. Al centro dell’intervento c’è anche un’idea di abitare come esperienza collettiva: la gestione sociale prevista punta a favorire la nascita di una comunità attiva e inclusiva, capace di costruire relazioni, reti di vicinato e forme di mutuo aiuto tra residenti.
Il ruolo del Fondo Abitare Sostenibile Piemonte
A promuovere l’operazione è il Fondo Abitare Sostenibile Piemonte, gestito da Investire SGR (Gruppo Banca Finnat), con la partecipazione di CDP Real Asset SGR, della Fondazione Compagnia di San Paolo e delle principali fondazioni di origine bancaria piemontesi.
Il fondo si muove all’interno di un programma di investimento che supera i 150 milioni di euro e che ha già consentito di realizzare sul territorio regionale quasi 1.000 alloggi di social housing. L’intervento di Falchera si inserisce dunque in una strategia più ampia, che guarda all’abitare sostenibile come leva di coesione sociale e rigenerazione urbana.
Tempistiche e gestione
La conclusione dei lavori è prevista per dicembre 2026. Tuttavia, il percorso verso l’assegnazione degli alloggi è già avviato. L’avvio delle locazioni sarà affidato alla Cooperativa Edilizia G. Di Vittorio, storico operatore piemontese nel settore dell’abitare sociale, che svolgerà anche il ruolo di gestore sociale del complesso.
Le assegnazioni partiranno nel breve termine, una volta che la Città di Torino avrà approvato la convenzione sociale. Questo passaggio sarà decisivo per definire criteri, modalità e platea dei beneficiari, in linea con gli obiettivi di accessibilità e inclusione dell’intervento.

Il sostegno europeo e il PNRR
Il progetto beneficia anche di un importante sostegno finanziario europeo. L’iniziativa è infatti supportata dal Fondo Piani Urbani Integrati (Fondo PUI), gestito dalla Banca europea per gli investimenti (BEI) e finanziato con risorse del PNRR.
Attraverso questo strumento, il Gruppo Banca Finint e Sinloc – tra gli intermediari finanziari selezionati per l’attuazione del Fondo – hanno sostenuto l’intervento con un finanziamento di 10 milioni di euro provenienti dal Fondo PUI. Un contributo che conferma il ruolo dell’housing sociale tra le priorità delle politiche di rigenerazione urbana e di utilizzo delle risorse europee.
Falchera, laboratorio di un nuovo modo di abitare
Per un quartiere come Falchera, storicamente segnato da sfide sociali ma anche da forti reti di comunità, l’arrivo di un intervento di questa portata può rappresentare un passaggio importante. Non solo in termini di nuova offerta abitativa, ma come occasione per sperimentare modelli di convivenza e gestione condivisa degli spazi.
Se l’obiettivo dichiarato è costruire non soltanto edifici, ma comunità, il progetto di social housing in corso potrebbe diventare un laboratorio torinese di un modo diverso di intendere la casa: non solo bene individuale, ma infrastruttura sociale capace di generare inclusione, stabilità e nuove opportunità.
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