Tony Dallara, addio a una voce simbolo del Novecento

  • Postato il 17 gennaio 2026
  • Musica
  • Di Paese Italia Press
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Negli ultimi anni Tony Dallara si era sottratto con naturalezza alla scena pubblica dopo avere attraversato una stagione di enorme popolarità, La sua morte, avvenuta a Milano il 16 gennaio 2026 a 89 anni dopo una lunga malattia, restituisce oggi il ritratto di un artista e di un uomo che hanno sempre tenuto distinti il palcoscenico e la vita.
Antonio Lardera, questo il suo vero nome, era nato a Campobasso nel 1936 ed era cresciuto a Milano, città che ne avrebbe accompagnato l’intero percorso umano e professionale. In famiglia la musica era di casa. Il padre Battista, corista al Teatro alla Scala, gli trasmise fin da bambino il senso del mestiere, la disciplina quotidiana e l’idea che l’arte dovesse restare uno strumento e non un’identità assoluta. Un insegnamento che Dallara fece suo per tutta la vita.
Quando alla fine degli anni Cinquanta esplose con Come prima, il suo modo di cantare apparve subito diverso. La voce era intensa, spinta, emotivamente esposta. Fu il primo a incarnare quella figura che la critica dell’epoca definì “urlatore”, termine imperfetto che rifletteva lo spaesamento di fronte a un linguaggio nuovo. La canzone italiana stava cambiando e Dallara ne divenne uno dei segni più evidenti.

Tony Dallara – Renato Rascel

Il successo si consolidò rapidamente e trovò una consacrazione definitiva nel 1960 con la vittoria al Festival di Sanremo grazie a Romantica, interpretata in abbinamento con Renato Rascel. Da quel momento il suo nome entrò stabilmente nell’immaginario popolare. Brani come Ti dirò, Bambina bambina, Brivido blu, Ghiaccio bollente accompagnarono un’Italia in trasformazione, offrendo una colonna sonora a un Paese che stava scoprendo un’espressività più diretta e meno formale.


Dietro l’immagine pubblica, la sua vita personale restò lontana dai riflettori. Sposato con Luciana Ratti, fu un marito e un padre presente, profondamente legato alle due figlie. La famiglia rappresentò un punto fermo, una dimensione stabile capace di mantenere equilibrio e distanza dalla notorietà. L’esposizione mondana non lo interessava e la celebrità non divenne mai un’identità da esibire.

Con il passare degli anni e il naturale rallentamento dell’attività discografica, Dallara scelse di continuò a cantare in modo selettivo, privilegiando il rapporto diretto con il pubblico. Coltivò la pittura come passione privata, Amava una quotidianità semplice, lontano dal rumore dello spettacolo.
Lascia una testimonianza culturale centrale. Tony Dallara ha segnato il momento in cui la canzone italiana ha iniziato a farsi più fisica, più esposta, più vicina alla sensibilità contemporanea. I suoi brani hanno sottolineato l’evolversi della tradizione.

Con la sua scomparsa si chiude una pagina importante della musica italiana del Novecento. Resta l’immagine di un artista che ha saputo farsi ascoltare e fermarsi con naturalezza, affidando alla propria voce il compito di durare per tanti anni.

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