“The Studio” racconta il dietro le quinte di Hollywood, in bilico tra arte e profitto
- Postato il 2 aprile 2025
- Di Il Foglio
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“The Studio” racconta il dietro le quinte di Hollywood, in bilico tra arte e profitto
Il dietro le quinte di Hollywood raccontato con pungente comicità. (Anche) questo è The Studio, serie disponibile su Apple tv+ (con rilascio di due episodi a settimana) che racconta le idiosincrasie dell’audiovisivo nella sua Mecca occidentale – ovvero Los Angeles. Il punto di vista da cui osserviamo questo mondo è quello di Matt Remick (Seth Rogen, anche creatore della serie) che interpreta un produttore che lavora da vent’anni per la Continental Studios, solidissima realtà produttiva di Hollywood. L’uomo ha finalmente la sua grande occasione di avanzamento di carriera quando la sua collega Patty, a capo dello studio, viene licenziata in tronco a causa dello scarso rendimento dei film e lui viene messo al suo posto.
Unico imperativo: fare soldi e strappare biglietti al botteghino (senza farsi strane velleità di carattere artistico). Il proprietario della Continental – un Bryan Cranston in grande spolvero – gli impone un’idea folle: un film sulla Kool–aid, una famosa bevanda commerciale che a suo dire può costituire un forte brand di partenza, come era accaduto per Barbie. Matt, stremato dal dover gestire le follie di personaggi al limite dell’assurdo (ma, per chi sa, assolutamente credibili) e tentando con tutte le forze di tenere insieme le esigenze economiche con quelle artistiche, incappa fortuitamente in un desiderata di Martin Scorsese (che interpreta sé stesso) che vorrebbe fare un film sul massacro di Jonestown, il più noto suicidio di massa americano in cui le vittime furono costrette a bere proprio quella bevanda.
La coincidenza sembra troppo bella per essere vera e infatti alla fine tutto va a rotoli. Lo stesso accade quando Remick va sul set di un film che la produzione sta girando per assistere ad una delicata scena in piano sequenza e ne sabota – quasi involontariamente – la riuscita. The Studio è una serie piena di guest star (essendo ad Hollywood, di prim’ordine) e racconta – con arguzia e in modo spassoso – un mondo che deve cercare di tenersi sempre in bilico tra l’artisticità e il profitto. Un ambito lavorativo brulicante di personalità, dalle star a figure più di servizio, che costituiscono una macchina ben oleata, nonostante il caos regni sovrano la maggior parte del tempo. I film sul cinema hanno sempre funzionato poco (peccando spesso di autoreferenzialità). Le serie, prendendosi meno sul serio e adottando la chiave comica (quando non satirica) hanno invece trovato un loro linguaggio. Godibile tanto nel nostro casereccio Boris quanto nella chiave più sofisticata di The Studio.
Qual è il tono di The Studio in tre battute?
“I pervertiti fanno grandi film”.
“Vuoi che Wes Anderson diriga un film del cazzo su Kool–Aid? Mi licenzierà su Zoom dal Liechtenstein o da dove cazzo si trova”.
“Sono arrivato fino a qui perché amo il cinema ma ho la sensazione che il mio lavoro sia rovinare i film”.
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