The Cream of Clapton arriva in Calabria il 27 marzo
- Postato il 13 marzo 2026
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Il Quotidiano del Sud
The Cream of Clapton arriva in Calabria il 27 marzo

The Cream of Clapton, i musicisti che hanno scritto la storia insieme a Eric Clapton, in concerto al Teatro Auditorium Unical il 27 marzo. L’intervista a Nathan East: il celebre bassista della band racconta aneddoti e dietro le quinte dei grandi successi.
RENDE (COSENZA) – Il 27 marzo il Teatro Auditorium Unical (Tau) ospiterà The Cream of Clapton, l’omaggio che celebra uno dei più grandi geni del rock di tutti i tempi: Eric Clapton. Prodotto e organizzato D’Alessandro & Galli, il live – approvato dallo stesso Clapton, dal bassista Nathan East e dai membri storici della sua band – promette di andare oltre la classica formula del concerto tributo: è un viaggio autentico nell’universo musicale di “Slowhand”.
La band nasce dall’incontro tra radici familiari, talento e passione: Will Johns, chitarrista e cantante nonché nipote di Clapton, e Noah East, tastierista e figlio di Nathan East, portano sul palco un’eredità musicale che ha emozionato e continua a emozionare intere generazioni. Al loro fianco, due pilastri della musica mondiale: Nathan East al basso e Steve Ferrone alla batteria, artisti che hanno scritto pagine indelebili accanto a Clapton, Phil Collins e Tom Petty. Insieme non si limitano a far rivivere i classici immortali -Tears in Heaven, Layla, Wonderful Tonight – ma scavano nel cuore della discografia, riportando alla luce gemme preziose come Behind the Sun, August e Journeyman.
Il concerto è un evento di punta del Calabria Jazz Meeting, realizzato in sinergia con la XXV edizione del Peperoncino Jazz Festival diretto da Sergio Gimigliano, con il patrocinio dell’Area Socialità dell’Università della Calabria e il supporto logistico del Best Western Premier Villa Fabiano Palace Hotel. Lo spettacolo prenderà vita nel Tau, grazie alla partnership con Dedo Eventi e il Rende Teatro Festival diretto da Alfredo De Luca. Durante la conferenza stampa di presentazione del tour italiano, Nathan East ha condiviso ricordi e curiosi retroscena. Raccontando la nascita del progetto, ha svelato la reazione di Eric Clapton: «È stato lusingato. Ama vedere le persone esprimersi attraverso la musica. Quando io e Noah abbiamo registrato il CD padre-figlio, è stato così gentile da venire a suonare in due brani con noi. Penso che si identifichi molto anche con le nuove generazioni: ascolta tanta musica ed è molto generoso».
Nathan East condivide il palco con suo figlio Noah e svela il segreto del successo di Eric Clapton
In occasione del concerto, padre e figlio si esibiranno fianco a fianco. Nathan East e Noah intrecciano note e intuizioni, incarnando la continuità di un linguaggio musicale che trascende il tempo e le parole. «È una sensazione indescrivibile! Dopo anni di esperienze con artisti straordinari, poter condividere il palco con mio figlio – a questo livello – è uno dei momenti più intensi e preziosi della mia carriera», ha affermato East, con commozione e gioia palpabili.
Proseguendo sulla scia dell’emozione, ha rivelato il segreto del successo di Eric Clapton: «Suona con il cuore. Ogni nota vibra di anima e vita. Non è solo un chitarrista: è un uomo che racconta la propria esperienza attraverso le corde. Lavorare con lui è stata senza dubbio l’esperienza più significativa del mio percorso musicale. Ben quattro decenni insieme! Abbiamo condiviso così tanta vita in giro per il mondo, sul palco e fuori dal palco. Molti artisti, con il passare degli anni, tendono ad abbassare la tonalità dei brani perché alcune note diventano difficili da raggiungere. Eric Clapton, invece, non ha mai modificato le tonalità originali delle sue canzoni».
Senza svelare troppo sul concerto, Nathan East ha anticipato: «Posso dire che la formazione è incredibilmente divertente e che tutti hanno, in un modo o nell’altro, questa musica nel sangue: alcuni perché legati da anni, altri perché l’hanno suonata innumerevoli volte. Steve Ferrone ed io abbiamo eseguito queste canzoni migliaia di volte e abbiamo girato il mondo con Eric. E poi conoscevo Will Johns quando era solo un ragazzino che correva per casa in Inghilterra. Lo stesso vale per Noah. La chimica, insomma, c’è tutta».
I dischi diventati leggenda
Nathan East ha lasciato un segno indelebile in dischi diventati leggenda: Behind the Sun, August, Journeyman. Quando gli abbiamo chiesto se ci fosse un momento in studio con Eric Clapton capace di racchiudere l’essenza di quell’epoca – e come quella magia riviva oggi sul palco con The Cream of Clapton – il suo volto si è illuminato, come se le note fluttuassero ancora davanti ai suoi occhi.
«Ci sono stati così tanti momenti magici – ha confessato ai nostri microfoni-. Quando ci siamo riuniti per registrare l’album August è stato un momento davvero speciale. C’era una band incredibile: Phil Collins alla batteria, Greg Phillinganes alle tastiere e Tom Dowd alla produzione. In studio, ci siamo divertiti tantissimo. Ogni canzone sembrava una performance dal vivo. Lì è nato anche il nostro percorso live. Abbiamo iniziato a suonare alla Royal Albert Hall di Londra. Poi, siamo andati a Montreux per suonare al Jazz Festival. Quella è stata la scintilla che ha segnato l’inizio di tutto».
Su Journeyman, ha aggiunto: «Abbiamo lavorato al Power Station di New York, uno studio leggendario che oggi non esiste più con quel nome, con il produttore Russ Titelman. Ogni brano di Jerry Lynn Williams era un viaggio da assaporare. Ogni giorno in studio era incredibile». E poi ci sono stati i capitoli che hanno ridefinito la storia della musica: Tears in Heaven e l’album Unplugged. «Abbiamo impiegato circa due ore e mezza per registrare tutto il disco. Un album che ha venduto 26 milioni di copie. Eric ha il dono di trasformare qualsiasi progetto in qualcosa di monumentale. Posso dire con sincerità che, in tutti questi anni, ogni esperienza con lui è stata importante», ci ha confidato, lasciando trasparire come ogni nota e ogni arrangiamento nascano da una passione autentica, lontana da logiche commerciali.
Nathan East: le collaborazioni con icone della musica mondiale
Nathan East ha collaborato con artisti dalla personalità musicale intensa e inconfondibile, da Eric Clapton a Tom Petty. Gli abbiamo chiesto se esiste un filo conduttore nel suo approccio con queste icone della musica mondiale, e come si sviluppa la dinamica in un progetto tra artisti legati da una storia così profonda. Il bassista ci ha spiegato che è sempre stato guidato da studio e curiosità: «Ho conseguito una laurea all’University of California San Diego, e continuo a considerarmi uno studente appassionato. Quando lavoro con musicisti che conosco bene, so già come affrontare la loro musica; se invece non li conosco ancora a fondo, ascolto e studio ogni dettaglio».
Ha inoltre sottolineato che, collaborando con artisti come Tom Petty, si è subito instaurato un feeling naturale tra i musicisti, accompagnato da un profondo rispetto, percepibile non appena si entrava in studio. «Indipendentemente dal genere – rock, R&B o altro – i musicisti si ascoltano e si influenzano a vicenda, dando vita a un dialogo musicale continuo. Durante la registrazione dell’album di J.J. Cale con Eric, Tom Petty si è unito alla sessione. Guardando intorno alla stanza, con Jim Keltner alla batteria, si potevano vedere tante leggende riunite, tutte concentrate a creare musica. Un’esperienza davvero unica!».
Nathan East rivela alcune curiosità sulla sua carriera
Dalla conferenza stampa sono emersi anche aspetti meno noti della sua carriera. Nathan East ha confermato di aver sostituito in studio Ian Hill, il bassista dei Judas Priest, durante alcune sessioni di registrazione. «Il loro bassista era in riabilitazione, ma lo studio era già prenotato, quindi mi hanno chiamato. Dovevo suonare in modo semplice, così nessuno si sarebbe accorto della sostituzione». Ha parlato anche del suo legame con artisti italiani come Laura Pausini, Zucchero, Andrea Bocelli ed Eros Ramazzotti. In un curioso slancio, ha ammesso con un sorriso: «Mi piace molto la musica di Pino Daniele. Sono un grande fan di Monica Bellucci! Mi piacerebbe collaborare con lei».
Il potere universale della musica
Infine, il bassista ha sottolineato il potere universale della musica: «In un mondo diviso e caotico, la musica ha la capacità di creare unità e connessione. Ogni giorno cerco di trasmettere armonia e pace attraverso le note. Oggi, più che mai, è fondamentale». La conferenza si è conclusa con un selfie di gruppo che ha immortalato sorrisi, entusiasmo e passione per la musica.
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