Termovalorizzatore, Rete Liguria-Bene Comune: “Da Regione nessuna risposta per non creare false illusioni”
- Postato il 4 febbraio 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Savona. Rete Liguria – Bene Comune interviene sull’audizione in Commissione Ambiente e Territorio convocata d’urgenza martedì 3 febbraio 2026 in merito all’imminente decisione del governo regionale di produrre una manifestazione d’interesse sul fine ciclo dei rifiuti.
“Ancora una volta non abbiamo risposte. Non le abbiamo ricevute quando è stato chiesto quali fossero le intenzioni della Regione Liguria per aver ricevuto lo “schiaffo” da parte della quasi totalità dei sindaci della Valbormida (il comune di Genova continua ad avere pareri discordanti visto che parte della maggioranza è assolutamente contraria all’inceneritore), se non quella di non rispondere per non voler creare false illusioni, ma ormai, come detto in commissione, abbiamo smesso già da tempo di illuderci. Non abbiamo nemmeno ricevuto domande da parte dei rappresentanti della maggioranza sulle motivazioni per cui la Rete Liguria e il Coordinamento No Inceneritore Valbormida erano presenti rappresentando la volontà di migliaia di cittadini”, scrive il portavoce Alessandro Dighero.
E prosegue: “I comitati e le associazioni liguri ribadiscono ancora una volta che l’incenerimento dei rifiuti, anche se effettuato da termovalorizzatori di ultima generazione, rilasciano comunque grosse quantità di inquinanti molto dannosi per la salute umana e per l’ambiente. L’economia circolare rimane l’unica soluzione possibile soprattutto in un’Europa carente di materie prime, e il cassonetto dell’immondizia dev’essere considerato come una “miniera urbana” da cui estrarre le materie prime seconde ovvero materiali ottenuti dal riciclo, recupero o rigenerazione di rifiuti, scarti di produzione o prodotti a fine vita, che vengono reintrodotti nei processi produttivi al posto di risorse vergini, riducendo il consumo di materie prime primarie (estrattive), i costi e soprattutto l’impatto ambientale”.
“L’ultimo punto portato in commissione è un promemoria su come sia nata la Rete Liguria a seguito della manifestazione contro i progetti “cala dall’alto” dell’indagato ex governatore Giovanni Toti e contro i progetti dell’ex sindaco di Genova Marco Bucci (ora governatore della Regione Liguria) e pretendiamo venga applicata la legge. Nello specifico esigiamo, sempre nel caso in cui si decida di portare avanti la
costruzione di un impianto di incenerimento dei rifiuti sul territorio ligure (che sia Ferrania o Scarpino), venga rispettato il decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36 (Codice dei contratti pubblici), che disciplina il dibattito pubblico quale strumento di partecipazione nelle fasi di programmazione e progettazione di opere pubbliche di particolare rilevanza, confermando la centralità del coinvolgimento preventivo delle comunità interessate – continua Dighero – L’omissione costituirebbe una violazione di legge e se l’amministrazione dovesse procedere comunque con l’approvazione del progetto, l’avvio della gara o l’affidamento dei lavori, senza aver svolto il dibattito pubblico, gli atti possono essere annullabili per violazione di legge e difetto di partecipazione procedimentale, impugnabili da cittadini, associazioni, comitati ed enti territoriali. Verrebbe chiesto l’intervento della Commissione Nazionale per il Dibattito Pubblico volto a richiamare formalmente
l’amministrazione, chiedere chiarimenti e segnalare la violazione al Ministero competente”.
“In sintesi se la Regione Liguria non dovesse avviare il dibattito pubblico, siamo davanti a un vizio procedurale grave con il rischio di annullamento degli atti e non potremmo più parlare di democrazia, purtroppo già più volte messa in discussione nei fatti con (per esempio) la totale indifferenza verso proposte alternative, ma di tirannia”, conclude.