Termovalorizzatore, il 2026 sarà l’anno decisivo: chi la spunterà tra Scarpino e la Val Bormida?

  • Postato il 3 gennaio 2026
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  • Di Genova24
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A Cairo il consiglio comunale sull'inceneritore

Genova. Il 2026 sarà l’anno della sintesi per il termovalorizzatore in Liguria. Nei primi mesi dell’anno si conoscerà la futura sede dell’impianto e si saprà se due dei cinque siti papabili che interessano la Val Bormida, ovvero Cairo e Cengio, si prepareranno ad ospitarlo o se la scelta ricadrà su uno degli altri tre (Valle Scrivia, Genova Scarpino e Vado Ligure).

Prima di Natale è stato pubblicato il bando dell’Agenzia regionale per raccogliere le manifestazioni di interesse di chi si proporrà per progettare e realizzare l’impianto di chiusura del ciclo dei rifiuti e il termine dovrebbe essere a fine febbraio.

Entro le memorabili idi di marzo, pertanto, si saprà se verrà “tradito” il territorio (come nel 44 avanti Cristo quando venne assassinato Giulio Cesare, ndr) in cui si sono sviluppati corposi fronti del no e, soprattutto, dove i sindaci hanno manifestato il loro dissenso nei confronti di un termovalorizzatore in Val Bormida. I Consigli comunali del comprensorio hanno espresso diniego, e anche a Cairo, dove l’attenzione si è concentrata maggiormente, il sindaco Lambertini ha ribadito che “al bando della Regione Cairo si risponderà no perché non ci sono i presupposti ambientali, infrastrutturali ed economici”.

L’assenso dell’amministrazione locale rimane indispensabile: la scelta è stata quella di incardinarlo dopo che sarà conclusa la ricognizione per rilevare l’interesse da parte dei soggetti privati, che dovranno indicare nei loro progetti anche il luogo in cui vorrebbero realizzare l’impianto, preferibilmente tra quelli indicati come maggiormente idonei dallo studio Rina. È previsto infatti che l’adesione formale dell’amministrazione comunale interessata, propedeutica alle valutazioni su eventuali compensazioni, rappresenti in questa fase un elemento premiante della proposta di partenariato pubblico-privato in esito ai risultati dell’avviso esplorativo.

Il presidente ligure Marco Bucci, nell’intervista di Capodanno a Genova24, si è detto convinto che la matassa si sbroglierà: “Ci sarà qualche amministrazione che alla fine, quando ci saranno le offerte delle aziende, dirà: sì, lo facciamo nel mio Comune. Perché ci saranno benefici per il Comune stesso”. E poi, secondo il governatore, le due ipotesi principali, Scarpino o Val Bormida, sarebbero entrambe percorribili “anche dal punto di vista politico”.

La taglia minima dell’impianto da realizzare è di 220mila tonnellate di rifiuto trattato all’anno (100mila in meno della quota ipotizzata all’inizio dell’iter). La cifra ribassata rimetterebbe in gioco l’area della discarica di Scarpino che, secondo alcune stime, mai avrebbe potuto sostenere una struttura da oltre 240mila tonnellate. Se così fosse, e poiché la città di Genova sarebbe quella più interessata a smaltire la stragrande maggioranza dei rifiuti liguri, avere il termovalorizzatore “a casa” sarebbe un beneficio economico sul piano dei trasporti e degli spostamenti.

Ma la partita è ancora aperta e le prossime settimane saranno determinanti per sciogliere i nodi (tanti) della matassa. A Genova la giunta Salis ha chiesto ad Amiu di commissionare uno studio per valutare quattro differenti scenari e i relativi impatti sui rifiuti e sulla Tari: con o senza termovalorizzatore, con o senza impianti intermedi. E se venisse fuori che il termovalorizzatore è la soluzione più vantaggiosa? “Si vedrà dove farlo e di che misura“, ha risposto la sindaca nell’intervista di fine anno a Genova24. È noto che una parte consistente della coalizione è contraria all’impianto, ma la prima cittadina è pronta a tirare dritto a costo di alimentare tensioni politiche: “La sindaca deve risolvere i problemi perché, se si riempie la città di rifiuti, il problema è mio e non è dei partiti“.

Autore
Genova24

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