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Termovalorizzatore, a fine aprile via alla procedura. La Valbormida resta l’alternativa concreta a Scarpino

  • Postato il 9 aprile 2026
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  • Di Il Vostro Giornale
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Termovalorizzatore, a fine aprile via alla procedura. La Valbormida resta l’alternativa concreta a Scarpino

Genova. Si temporeggia ancora sull’impianto di chiusura del ciclo dei rifiuti in Liguria, il termovalorizzatore che la Regione ha deciso di realizzare raccogliendo per ora l’interesse di sei aziende.

A metà marzo, secondo quanto annunciato dal presidente Marco Bucci, doveva partire il bando vero e proprio di Arlir con la procedura comparativa per la realizzazione. Al momento dall’agenzia dei rifiuti tutto tace, ma lo staff del governatore fa sapere che gli uffici stanno preparando e che ci vorranno due-tre settimane. Quindi, se la nuova previsione sarà confermata, la procedura partirà verso fine aprile.

Oltre al sito genovese di Scarpino, l’unica alternativa concreta emersa finora è la Valbormida, dove la maggior parte dei sindaci rimane contraria nonostante alcune posizioni “aperturiste”. Pd e M5s in Regione erano pronti a scommettere che Bucci avesse già deciso di realizzare l’impianto nell’entroterra savonese. Ma questa scelta, a parte le tensioni col territorio, potrebbe rivelarsi controproducente per Genova: la principale area di produzione di rifiuti in Liguria si troverebbe con un impianto distante, col rischio di affrontare ancora extra costi e ridurre i benefici attesi sulla Tari.

Alla manifestazione di interesse della Regione hanno aderito A2A Ambiente, Acea Ambiente, Herambiente, Iren Ambiente, Kanadevia Inova, RTI EcoEridania – Italiana Coke, che, per la Valbormida, coinvolgerebbero i territori dei Comuni di Cairo e Cengio. Non c’è Amiu, ma c’è Iren che potrebbe agire in partnership con l’altra partecipata del Comune di Genova per la soluzione Scarpino, sempre che da Palazzo Tursi arrivi l’input necessario. Dopodiché, una volta sciolto il nodo, si stimano un anno per l’iter autorizzativo e due anni di lavori.

Tutto tace ad oggi anche dal Comune di Genova, dove la sindaca Silvia Salis aveva dato indicazione ad Amiu di incaricare una società esterna – individuata nella danese Ramboll – per uno studio su quattro possibili scenari di evoluzione della Tari: con e senza impianto di chiusura del ciclo dei rifiuti, con e senza impianti intermedi. Studio che dovrebbe essere alla base dell’eventuale partecipazione di Amiu al bando della Regione, mentre ad oggi l’azienda non ha aderito nemmeno all’avviso esplorativo dopo la mancata proroga da parte di Arlir.

Anche in questo caso le risposte dovevano arrivare “entro marzo”. Da Palazzo Tursi viene fatto filtrare che Ramboll avrebbe chiesto più tempo per consegnare i risultati dello studio, fissando la fine di aprile come orizzonte temporale. Altre voci, non confermate, sostengono che sia stata invece la giunta Salis a rispedire al mittente l’analisi perché conterrebbe un esito piuttosto scomodo: la costruzione di un termovalorizzatore a Scarpino come unica soluzione per garantire un sensibile abbattimento della Tari. Conclusioni che, in tal caso, andrebbero giustificate con una solida mole di dati oggettivi.

Non è escluso, insomma, che i due rinvii siano maturati in parallelo con l’obiettivo di prendere più tempo per chiudere una partita che diventa sempre più stringente man mano che si avvicina la chiusura definitiva di Scarpino. Per Salis il tema è sostanzialmente politico, dato che sono molte e variegate le resistenze all’interno della maggioranza verso l’ipotesi di un inceneritore sulle alture del Ponente e della Valpolcevera, ennesima servitù da far digerire a quella parte di città. D’altro canto, nell’intervista di fine anno con Genova24, la prima cittadina era stata chiara: “La sindaca deve risolvere i problemi perché, se si riempie la città dei rifiuti, il problema è mio e non è dei partiti”.

Certo, non esiste solo l’ipotesi Scarpino. Lo studio originario del Rina, risalente al 2024, aveva individuato cinque aree idonee in Liguria, ma la nuova delibera approvata a dicembre dalla giunta regionale ha modificato le regole del gioco, rimandando a un secondo momento l’intesa coi Comuni coinvolti. E soprattutto ha ridotto la capacità dell’impianto da 320mila a 160-220mila tonnellate all’anno, caratteristica fondamentale per rendere ammissibile un termovalorizzatore presso la discarica sulle alture di Genova, dove lo spazio è limitato e il terreno non potrebbe reggere strutture più grandi.

Autore
Il Vostro Giornale

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