Tecnologia, rotte migratorie e conflitto ibrido nella Relazione 2026 dei Servizi
- Postato il 4 marzo 2026
- James Bond
- Di Formiche
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La Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza 2026 fotografa un sistema internazionale attraversato da una ridefinizione profonda degli equilibri di potenza, in cui la competizione si sposta sotto la soglia del conflitto aperto, si frammenta nei domini digitale, informativo ed economico e si radica nelle interdipendenze.
Mutamenti geopolitici
“È inconfutabile che i paradigmi globali siano ormai cambiati e che assistiamo a una profonda ridefinizione del nuovo ordine mondiale”. La relazione annuale colloca così la trasformazione tecnologica in atto, sottolineando come questa sia parte integrante di una revisione strutturale degli equilibri di potenza. L’accelerazione tecnologica, più che innovazione tout court, è fattore abilitante e impattante che si riflette sugli equilibri geopolitici, sociali ed economici, capace di produrre nuove posture strategiche.
La competizione si ridefinisce così lungo linee tecnologiche, dal controllo delle tecnologie emergenti, a quello delle risorse critiche e degli standard industriali. Qui si misura la proiezione (e la capacità) di potenza. I quadranti richiamati, Europa, Africa, Medio Oriente, Indo-Pacifico, risultano nodi di una competizione tecnologica e infrastrutturale ancor prima che militare. In quest’ottica, la centralità delle filiere tecnologiche e delle infrastrutture digitali ridefinisce il vantaggio strategico, che oggi si costruisce nella capacità di presidiare e sviluppare reti, catene del valore e capacità industriali ad alta intensità tecnologica.
Immigrazione irregolare
Anche per quanto riguarda il fenomeno migratorio, “il fattore tecnologico costituisce un crescente e significativo strumento di potenziamento nelle attività di contrasto ai flussi migratori”, evidenziando l’integrazione tra strumenti digitali e capacità di monitoraggio e sottolineando l’utilizzo di questi in chiave analitica. Ma il punto sensibile e decisivo è altrove. In chiave previsionale, il fenomeno migratorio può assumere le connotazioni e la natura strutturali di una minaccia ibrida e rappresentare un possibile strumento di pressione, di coercizione.
Le rotte migratorie nel Mediterraneo, dalla direttrice centrale che insiste sulla Libia (e sulla Tunisia) alle traiettorie occidentali e orientali, si configurano in quest’ottica come linee di esposizione (dunque di possibile strumentalizzazione) strategiche. La gestione dei flussi si intreccia da una parte con l’instabilità dei Paesi di origine e transito e, dall’altra, con la tenuta interna delle società europee e con la coesione interna all’Unione. In questo spazio intermedio, la migrazione può essere strumentalizzata come leva indiretta, incidendo sulla coesione sociale, sulle dinamiche politiche e sulla percezione di sicurezza. La dimensione tecnologica, che rafforza il contrasto operativo, rende anche più evidente la dimensione (dis)informativa del fenomeno, con la narrazione dei flussi capace di diventare parte integrante della pressione stessa.
La minaccia ibrida
È la minaccia ibrida, definita come “la sintesi operativa di queste dinamiche”, che rappresenta una delle minacce più complesse ed efficaci che il Sistema di Informazione per la Sicurezza della Repubblica è chiamato ad affrontare e che vede nella Federazione Russa e nella Repubblica Popolare Cinese i due attori statali più attivi. Qui la Relazione chiarisce come l’integrazione coordinata di strumenti tecnologici, informativi, economici e politici consenta di colpire sottosoglia, cioè senza superare la soglia del conflitto armato.
Ancora qui, la tecnologia è nuovamente il fattore abilitante, rendendo più complessa l’attribuzione, frammentando la risposta, attenuando la deterrenza. Ne è un esempio l’incremento delle attività di disinformazione, divenute uno strumento strutturale capace di agire nella sfera cognitiva per amplificare vulnerabilità preesistenti, dall’informazione riguardante il mutamento dei fenomeni politici locali e geopolitici, fino alle informazioni legate ai flussi migratori.
La minaccia ibrida, chiarisce ancora la Relazione, opera in modo cumulativo, multidominio, sottosoglia e punta all’alterazione progressiva degli equilibri decisionali e della fiducia istituzionale delle democrazie liberali.
La Relazione 2026 propone così una lettura nella quale competizione tecnologica, gestione delle rotte migratorie, minacce ibride e manipolazione informativa convergono tutte in un ambiente strategico nel quale lavorare per la sicurezza coincide sempre più con la costruzione di capacità capaci di anticipare interdipendenze, sciogliere le complessità dei fenomeni e neutralizzare pressioni sistemiche.