Taranto, ex Ilva, a processo i Riva e l’ex governatore Vendola

  • Postato il 7 febbraio 2026
  • Nicola Riva
  • Di Quotidiano del Sud
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Il Quotidiano del Sud
Taranto, ex Ilva, a processo i Riva e l’ex governatore Vendola

Ex Ilva. Dopo l’annullamento delle condanne di Taranto, il gup di Potenza rinvia a giudizio 18 persone per i veleni dell’acciaieria. A giudizio i Riva e Vendola. «Fu disastro ambientale». Il grido d’allarme: «Impossibile gestire il maxi-processo».


SONO state rinviate a giudizio 18 persone e 3 società nel processo “Ambiente svenduto bis”, sull’inquinamento dell’ex Ilva di Taranto durante la gestione del gruppo milanese Riva, tra gli anni ‘90 e il 2012.
Il gup di Potenza, Francesco Valente, ha accolto in massima parte la richiesta del procuratore facente funzioni Maurizio Cardea e del pm Vincenzo Montemurro, dichiarando il non luogo a procedere soltanto per un imputato deceduto nei mesi scorsi, e per l’ex prefetto di Milano Bruno Ferrante, già processato e assolto a Taranto per il suo operato alle dipendenze dei Riva.
L’inizio del dibattimento, per gli imputati e le 156 parti civili che hanno rinnovato la loro costituzione, è stato fissato al 21 aprile. Mentre pm e difensori si ritroveranno dal gup il 20 febbraio per formazione del fascicolo per il dibattimento.

EX ILVA, MAXI PROCESSO A POTENZA


Il maxi-processo sui veleni dell’acciaieria è arrivato a Potenza, sede competente per le indagini in cui sono coinvolti i magistrati del distretto giudiziario jonico-salentino, a settembre 2024, dopo l’annullamento della 26 condanne, per 270 anni di carcere, emesse in primo grado nella città dei due mari, a maggio 2021. Proprio a causa della presenza tra le 1.500 parti civili “originarie” di due toghe onorarie tarantine.
Tredici i capi d’imputazione che finiranno al vaglio della Corte d’assise.

TREDICI CAPI DI IMPUTAZIONE


Il primo riguarda un’ipotesi di associazione a delinquere composta dagli ex proprietari dell’acciaieria, i fratelli Nicola e Fabio Riva, l’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso, il legale del gruppo Francesco Perli, e i «fiduciari» dei Riva: Agostino Pastorino, Giovanni Rebaioli ed Enrico Bessone.

RIVA E ALTRI ACCUSATI DI DISASTRO AMBIENTALE E OMISSIONE DOLOSA DI CAUTELE


Gli stessi Riva, Capogrosso, Ceriani, Rebaioli, Pastorino e Bessone più Marco Andelmi, Angelo Cavallo, Ivan Dimaggio e Salvatore D’Alò sono accusati anche di disastro e di omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. Da una parte per non aver impedito la diffusione di veleni attraverso le ciminiere dell’impianto: «determinando gravissimo pericolo per la salute pubblica e cagionando eventi di malattia e morte nella popolazione residente nei quartieri vicino il siderurgico». E dall’altra per le ricadute sulla salute dei lavoratori che hanno respirato quegli stessi veleni all’interno dello stabilimento.

EX ILVA, GLI ALTRI A PROCESSO E LE ACCUSE


L’ex capo area logistica dell’Ilva, Antonio Colucci, e il capo movimento ferroviario Cosimo Giovinazzi, devono rispondere di omicidio colposo per la morte di un operaio che rimase schiacciato tra una locomotrice e un carro utilizzato per portare materiali in fabbrica.
Lo stesso Colucci e un altro capo reparto dell’Ilva, Giuseppe Di Noi, sono accusati a loro volta di omissioni dolose di cautele contro gli infortuni sul lavoro per la morte di un secondo operaio, caduto in mare da 60 metri mentre operava su una gru nel molo antistante l’acciaieria. Di qui anche un secondo capo d’imputazione per Colucci, Dinoi, e un ispettore dell’Arpa Puglia, Giovanni Raffaelli, che non avrebbe effettuato gli opportuni controlli sulla sicureza della gru in questione.

GLI ALTRI CAPI DI IMPUTAZIONE


I Riva, Capogrosso, Ceriani, Rebaioli, Pastorino, Bessone, Andelmi, Cavallo, Dimaggio, De Felice e D’Alò devono rispondere di due ulteriori capo d’imputazioni per avvelenamento di acque e sostanze alimentari per aver provocato la contaminazione di latte e formaggi prodotti dagli allevatori di pecore presenti attorno all’acciaieria, e delle cozze allevate nel primo seno della laguna Mar Piccolo.
Il consulente della procura di Taranto Lorenzo Liberti, invece, è accusato di concorso in disastro e avvelenamento per aver sostenuto che la diossina trovata in quegli alimenti contaminati «non era compatibile con l’attività dell’impianto».

EX ILVA A PROCESSO L’EX GOVERNATORE NICHI VENDOLA


Infine l’ex governatore della Regione Puglia Nichi Vendola, Fabio Riva, Capogrosso e Perli sono accusati di concussione per delle presunte pressioni esercitate nel 2010 sul direttore di Arpa Puglia perché facesse dietrofront rispetto al suo «suggerimento» di «una riduzione e rimodulazione del ciclo produttivo dello stabilimento siderurgico di Taranto» per mitigarne gli impatti ambientali.
A gennaio dell’anno scorso per la gestione dell’udienza preliminare del maxi-processo il Tribunale di Potenza aveva disposto che uno dei 4 giudici in servizio nella sezione gip/gup vi si dedicasse in via esclusiva.
Sabato scorso, quindi, il presidente del Tribunale di Potenza, Rosario Baglione ha lanciato un allarme sulla gestione del dibattimento.

L’ALLARME PER IL RISCHIO STALLO NEL PROCESSO EX ILVA A POTENZA

Approfittando della presenza dei rappresentanti del Ministero della giustizia e del Csm per la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, Baglioni aveva segnalato l’impossibilità di portare avanti un dibattimento simile, che a Taranto impegnato 332 udienze concentrate in 5 anni, senza fermare l’attività “ordinaria” della sezione penale del Tribunale.
Per questi motivi è stato a sollecitato l’arrivo di almeno un magistrato in più rispetto a quelli attualmente presenti.

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