Tajani atteso in Cina, focus su economia e crisi in Medio Oriente
- Postato il 15 aprile 2026
- Estero
- Di Agi.it
- 0 Visualizzazioni
Tajani atteso in Cina, focus su economia e crisi in Medio Oriente
AGI - Mentre si moltiplicano gli sforzi diplomatici per trovare una via d'uscita alla guerra in Iran, tra contraccolpi economici e timori per il futuro, il ministro degli Esteri Antonio Tajani si prepara a volare in Cina. Il gigante asiatico è un partner strategico da un punto di vista economico e commerciale, ma gioca anche un ruolo primario nella partita politica per spegnere l'ennesimo incendio divampato in Medio Oriente.
È stato lo stesso titolare della Farnesina a indicare i due pilastri della sua visita nella Repubblica popolare. Si tratta, ha spiegato, di un'importante missione economica, con una fitta agenda di incontri con le imprese italiane sia nella capitale che a Shanghai, ma anche di un'occasione preziosa per discutere del ruolo di Pechino per la pace. Per l'Italia, la Cina è tra le priorità nel Piano d'Azione per l'export nei mercati extra-Ue ad alto potenziale e il principale Paese di destinazione delle esportazioni italiane nell'Asia-Pacifico (27%).
Obiettivi della missione economica e commerciale
Consapevole della natura strutturalmente squilibrata delle relazioni economiche bilaterali - con la bilancia commerciale che pende a nostro sfavore - Roma lavora per riequilibrarle. Si punta alla rimozione delle barriere non tariffarie che limitano l'accesso al mercato cinese dei prodotti italiani, in particolare del settore agro-alimentare, al rafforzamento della tutela della proprietà intellettuale, alla rimozione delle restrizioni all'accesso per le aziende straniere agli appalti pubblici cinesi e al miglioramento delle condizioni per le imprese straniere che vi operano.
Dati e prospettive dell'interscambio tra Italia e Cina
E se l'obiettivo di Tajani è arrivare a fine legislatura con 700 miliardi di euro di export, il gigante asiatico è uno dei Paesi sui quali insistere. È il primo partner commerciale di Roma in Asia e il secondo tra i Paesi extra-Ue, dopo gli Usa, con un interscambio di quasi 75 miliardi nel 2025 (+11,2% rispetto al 2024). Pechino è inoltre il secondo fornitore dell'Italia e il decimo mercato di destinazione dell'export italiano. I dati provvisori relativi al 2026 (gennaio-febbraio) certificano una crescita dell'interscambio (12,6 miliardi di euro, +8,3% rispetto allo stesso periodo del 2025), dovuta a un aumento delle importazioni italiane di beni cinesi (+9,2%) e anche delle esportazioni (+4,5%). A trainare l'export italiano ci sono in primis i settori della moda e dei macchinari e apparecchi, seguiti da articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici, sostanze e prodotti chimici e prodotti di altre attività manifatturiere.
Agenda diplomatica e diplomazia culturale
Ecco quindi nell'agenda di Tajani il faccia a faccia a Pechino con il ministro del Commercio cinese, Wang Wentao, e la riunione della XVI commissione economica mista, oltre al bilaterale con l'omologo cinese Wang Yi. Ma ci saranno anche diverse occasioni di incontrare gli imprenditori italiani e cinesi, insieme a rappresentanti del Sistema Italia, nella capitale così come nella tappa a Shanghai. E accanto alla sfera più prettamente politica ed economica, per il titolare della Farnesina ci sarà spazio anche per la diplomazia culturale: il ministro è atteso alla mostra "Chinese voices on Palladio" e inaugurerà l'esposizione "Omaggio ai grandi Maestri: Da Leonardo da Vinci a Caravaggio - Capolavori del Rinascimento italiano" a Pechino, mentre a Shanghai sarà la volta di "Italia Meravigliosa" in occasione della Giornata Nazionale del Made in Italy.
Il ruolo di Pechino nella crisi in Medio Oriente
Quanto all'arena politica, sullo sfondo della crisi in Medio Oriente che si riverbera pesantemente sull'economia mondiale, la Cina - pubblicamente più defilata rispetto al Pakistan - lavora sottotraccia ma continua a essere cruciale negli sforzi diplomatici per riportare al tavolo dei negoziati Washington e Teheran e trovare una soluzione al conflitto. Dopo il piano reso pubblico il 31 marzo scorso insieme a Islamabad, ieri il presidente Xi Jinping - nel corso di un incontro con il principe ereditario emiratino Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan - ha presentato una proposta in quattro punti per promuovere la pace e la stabilità nella regione mediorientale.
Sicurezza internazionale e tensioni con gli Stati Uniti
Al centro, il rispetto del principio della coesistenza pacifica, della sovranità nazionale e dello Stato di diritto internazionale, che "va difeso per evitare che il mondo ricada nella legge della giungla". Attenzione è stata anche posta sul rispetto del coordinamento tra sviluppo e sicurezza, con un impegno che riflette l'intenzione di Pechino, ribadita da Xi, di voler giocare un ruolo costruttivo per la pace e la stabilità del Medio Oriente. Dall'altra parte dell'Atlantico, tuttavia, si moltiplicano le accuse e le minacce verso il Dragone, con il presidente Usa Donald Trump che nei giorni scorsi ha avvertito la Cina di "grossi problemi" se fornirà sistemi difensivi a Teheran, come riportato da alcuni media e smentito categoricamente dal portavoce del ministro degli Esteri di Pechino. Nuove accuse sono arrivate stamane dal Financial Times: citando documenti militari iraniani, il quotidiano ha sostenuto che la Repubblica islamica abbia usato un satellite cinese acquistato nel 2024 per colpire le basi americane in Medio Oriente.
Continua a leggere...