Tagliano bosco di quercia rossa in area protetta grande come 37 campi calcio, 4 indagati nel torinese

  • Postato il 25 marzo 2026
  • Cronaca
  • Di Quotidiano Piemontese
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TORINO – Un intervento nato sotto il segno della riqualificazione ambientale si è trasformato in un caso di devastazione boschiva su larga scala. È quanto emerso dalle indagini dei Carabinieri Forestali di Torino, che hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di quattro persone per un massiccio taglio illegale all’interno di un parco regionale alle porte della città.

Dal bando pubblico al disastro ambientale

Tutto ha avuto origine da un bando pubblico per il taglio di 26,36 ettari di quercia rossa, nell’ambito di un progetto di sostituzione di specie all’interno di un Sito di Importanza Comunitaria, area sottoposta a tutela secondo la normativa europea. L’appalto era stato aggiudicato a una ditta boschiva con un’offerta anomala, caratterizzata da un rialzo superiore al 70% rispetto alla base d’asta.

Quello che doveva essere un intervento controllato si sarebbe però trasformato in un disboscamento incontrollato: secondo gli accertamenti, l’azienda avrebbe infatti esteso il taglio ben oltre i limiti autorizzati, arrivando a interessare complessivamente una superficie pari a circa 37 campi da calcio. In particolare, sarebbero stati abbattuti alberi su ulteriori 7,5 ettari non inclusi nel contratto.

Un business illecito da centinaia di migliaia di euro

Dalle aree tagliate abusivamente sarebbero state asportate oltre 4mila tonnellate di legname, per un valore stimato superiore ai 350mila euro. Il materiale, in gran parte trasformato direttamente sul posto in cippato, sarebbe stato poi immesso sul mercato e destinato a impianti a biomassa.

Per coprire la provenienza illegale del legname, gli indagati avrebbero fatto ricorso a una serie di documenti contabili falsificati, costruendo così una filiera apparentemente regolare.

Le indagini e le prove tecnologiche

Fondamentale per ricostruire l’entità del danno è stato l’impiego di strumenti avanzati di rilevamento aereo, che hanno permesso di mappare con precisione le aree effettivamente disboscate. Le evidenze raccolte hanno confermato le irregolarità riscontrate sul campo dalla polizia giudiziaria.

Le accuse e gli indagati

L’inchiesta, condotta dal NIPAAF di Torino e coordinata dalla Procura del capoluogo piemontese, si è conclusa con la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari a quattro persone: il legale rappresentante della ditta appaltatrice, due operai impegnati nei lavori e un dipendente pubblico.

I reati contestati sono gravi: furto pluriaggravato, alterazione e deturpamento di bellezze naturali tutelate da vincolo paesaggistico, oltre all’immissione in commercio di legname di provenienza illegale. Al titolare dell’impresa viene inoltre contestata la nomina di un responsabile di cantiere “fantasma”, formalmente incaricato ma mai presente sul luogo dei lavori.

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Quotidiano Piemontese

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