“Svizzeri irrigiditi e frettolosi per la nostra presenza”, il sopralluogo degli inviati italiani e i dubbi sulle indagini sul rogo di Crans-Montana

  • Postato il 15 gennaio 2026
  • Cronaca
  • Di Il Fatto Quotidiano
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“Visibilmente irrigiditi e frettolosi per la nostra presenza” così gli investigatori svizzeri sono apparsi durante il sopralluogo effettuato dai funzionari italiani, inviati in Svizzera tra il 4 e il 5 gennaio 2026 per supportare le autorità locali nell’indagine sull’incendio al locale Le Constellation di Crans-Montana, dove 40 persone sono morte soffocate dal fumo, schiacciate da chi è riuscito a fuggire. Un disastro che ha sollevato interrogativi non solo sulla gestione della sicurezza, ma anche sullo sviluppo delle indagini e sulla loro trasparenza e che ha spinto i legali dei parenti a presentare addirittura una clamorosa istanza di ricusazione dell’intera procura di Sion. Un’attività interforze – eseguita in ambito Interpol – e “avvalendosi” del centro universitario di Medicina legale di Losanna.

Durante il sopralluogo, gli investigatori italiani hanno avuto modo di esaminare il luogo della tragedia, un locale interrato di circa 70 mq, privo di finestre e ricavato da spazi originariamente destinati a garage o cantine. L’arredamento, composto da materiali altamente infiammabili come spugna e vinile, ha contribuito a un incendio devastante, che ha distrutto arredi e attrezzature, fondendo anche i calici appesi e danneggiando i monitor alle pareti. Ma a preoccupare non è solo la dinamica dell’incendio, quanto il modo in cui sono state condotte le indagini.

Le lacune nelle indagini: il passaggio di servizio e la gestione delle vie di fuga

Uno degli aspetti più critici – segnalati nella relazione inviata al ministero dell’Interno – riguarda la gestione delle vie di fuga. Durante il sopralluogo, è stato confermato che esisteva un passaggio di servizio, indicato anche nella planimetria del locale, ma questo non conduceva all’esterno, bensì a un vano interno del fabbricato residenziale soprastante. Come ha sottolineato un investigatore italiano, il passaggio “non era agibile al momento del disastro“, un elemento che ha impedito una fuga più rapida e sicura per le vittime. Nonostante ciò, le autorità svizzere, nei primi giorni dopo l’incendio, non avevano adeguatamente investigato su questo aspetto, sollevando dubbi sulla completezza dell’inchiesta.

Un’indagine “lacunosa”

I responsabili del locale, Jacques Moretti e Jessica Anne Jeanne Maric, sono gli unici indagati per omicidio colposo con negligenza, lesioni personali colpose e incendio colposo con negligenza. Tuttavia, come evidenziava nel rapporto, “nessun provvedimento restrittivo è stato sinora assunto nei loro confronti”, né tantomeno sono emersi altri soggetti da indagare, inclusi eventuali responsabili a livello municipale o cantonale. La Procura generale del Cantone Vallese, sotto la guida di Béatrice Pilloud, ha coordinato l’inchiesta, ma la mancanza di una risposta tempestiva a tutte le criticità sollevate ha alimentato un crescente malcontento tra i legali delle vittime. Solo dopo le proteste, le pressioni e la richiesta incessante dei legali dei parenti sono arrivati gli interrogatori e le misure cautelari – arresto per lui, ritiro del passaporto, obbligo di firma e cauzione per lei – che sono state considerate tardive rispetto a un potenziale inquinamento probatorio.

Le autopsie mancate e la causa del decesso

Un altro aspetto controverso riguarda la mancata esecuzione delle autopsie, poi disposte dalla procura di Roma che ha aperto un’indagine sulle sei giovanissime vittime italiane. Sebbene i corpi siano stati trovati in condizioni drammatiche, le autorità svizzere non hanno disposto esami autoptici, nonostante le evidenti problematiche emerse durante le indagini. I certificati di morte, inoltre, non indicavano la causa del decesso, una mancanza che ha sollevato ulteriori perplessità, poiché la causa è coperta da segreto medico in Svizzera e può essere rivelata solo in casi di procedimenti legali o perizie medico-legali. Come riferito nel rapporto, “i certificati di morte emessi non indicano la causa del decesso”, una situazione che, sebbene non inusuale per le procedure svizzere, ha creato un ulteriore velo di dubbio sulle procedure.

L’impatto sociale ed economico

Il disastro ha avuto un inevitabile impatto sulla reputazione di Crans-Montana, una località strategica per il turismo internazionale e per eventi di grande rilevanza, come i Campionati mondiali FIS di sci del 2027. Nella relazione – a firma di un colonello con la qualifica di addetto alla sicurezza – si legge come il rogo abbia scosso profondamente l’opinione pubblica, non solo per la tragedia umana, ma anche per il danno d’immagine che ha colpito la Svizzera, mettendo in discussione l’affidabilità delle misure di sicurezza nei luoghi di intrattenimento. Inoltre, viene sottolineato, l’investimento del gruppo che ha acquisito gli impianti sportivi della zona, potrebbe subire ripercussioni a causa della visibilità negativa derivante da questo evento. I funzionari italiani, pur riconoscendo la complessità della missione, hanno evidenziato numerose, inimmaginabili aree critiche.

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Il Fatto Quotidiano

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