Suicidio assistito, il silenzio e i ritardi delle Regioni: solo 11 hanno risposto all’Associazione Coscioni
- Postato il 1 aprile 2025
- Diritti
- Di Il Fatto Quotidiano
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Silenzi, ritardi, accesso negato ai dati. Dieci Regioni hanno ignorato o negato all’Associazione Coscioni le informazioni sulle richieste di cittadini che hanno chiesto aiuto e assistenza allo Stato per morire, in quanto malati con i quattro requisiti riconosciuti dalla sentenza 242\2019 della Corte costituzionale (Dj-Fabo). Sono quindi ufficialmente 51 le richieste di suicidio assistito in Italia arrivate alle Regioni dal 2020. Un dato parziale visto che sono solo undici le Regioni che hanno risposto alla richieste della Coscioni. Sono domande presentate da quando con la storica decisione della Consulta la morte volontaria assistita è possibile in Italia a determinate condizioni. Queste richieste pervenute fino a oggi hanno “esiti variabili – fa sapere l’associazione – tra approvazioni, dinieghi e procedure in corso”. Certo è che “risulta evidente come troppi enti abbiano scelto di non rispondere o di negare l’accesso ai dati, così come risulta evidente che le tempistiche di risposta delle Asl siano incompatibili con le speranze di vita dei richiedenti.
I giudici e il caso di Padova – Così mentre la Consulta dovrà decidere ancora una volta dopo la nuova eccezione di costituzionalità sollevate dal gip di Milano e Marco Cappato e due attiviste subiranno l’imputazione coatta a Firenze dopo il rigetto della gip di Firenze della richiesta di archiviazione, a Padova – dopo le sollecitazioni dell’associazione – si è riunita la commissione che dovrà valutare il caso di Roberto, un 67enne di Padova, affetto dal 2006 da glioma, un grave tumore al cervello in progressivo peggioramento. L’uomo ha avanzato richiesta di accedere alla morte medicalmente assistita nell’ottobre dello scorso anno, ma finora non ha avuto il via libera. L’azienda sanitaria Ulss 6 Euganea ha indetto per oggi una riunione della commissione tecnica multidisciplinare, giustificando i ritardi delle visite domiciliari previste dalla normativa con la complessità della malattia del paziente che richiede di un’approfondita valutazione. Non è la prima volta che un malato deve attendere mesi prima di accedere a un diritto ormai riconosciuto. Anche se proprio la Regione Veneto – dove non è passata la legge regionale – è stata la prima a permettere la procedura.
Dati negati – Sono undici le Regioni (Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Piemonte, Marche, Abruzzo, Bolzano, Sicilia, Calabria e Campania ) che hanno risposto alla richiesta, fornendo dati, seppur con livelli di dettaglio differenti. Spiccano le 15 richieste in Veneto, 14 in Lombardia, 7 nelle Marche e 6 in Liguria. Alcune Regioni – informa l’Associazione Coscioni – hanno fornito informazioni precise sugli esiti: a esempio, in Veneto si registra un parere positivo, due persone morte nell’attesa della conclusione dell’iter, otto pareri negativi, due rinunce e due richieste ancora in corso di valutazione. In altre Regioni, come l’Abruzzo, sono stati condivisi dati dettagliati caso per caso, consentendo un’analisi più approfondita del fenomeno. Nonostante la normativa italiana garantisca l’accesso civico generalizzato, cinque Regioni hanno formalmente respinto la richiesta, dichiarando di non detenere le informazioni richieste o rimandando ad altri enti senza fornire riscontri concreti. È il caso di Lazio, Friuli-Venezia Giulia, Sardegna, Puglia e Trentino-Alto Adige.
Nessuna risposta – Sono cinque le Regioni (Valle d’Aosta, Toscana, Umbria, Molise e Basilicata) che non hanno fornito alcuna risposta, eludendo di fatto l’obbligo di trasparenza amministrativa. “I dati parziali ottenuti da diverse Regioni tramite l’accesso agli atti dimostrano che manca trasparenza e uniformità nella gestione delle richieste di verifica delle condizioni per poter procedere con il suicidio medicalmente assistito come previsto dalla sentenza Cappato della Consulta. La tutela dell’autodeterminazione non può essere rimessa all’arbitrio delle singole ATS o all’inerzia politica”, hanno dichiarato Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente Segretaria nazionale e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni. “Il numero di persone morte prima del completamento dell’iter di valutazione dimostra come servano procedure e tempi certi per il rispetto della sentenza 242/2019 della Corte costituzionale. Un passo finora compiuto solo dalla Regione Toscana (che ha approvato una legge, ndr) e parzialmente dall’Emilia-Romagna (dove una settimana fa c’è stato un caso di morte volontaria, ndr). Chiediamo alle Regioni che ancora non lo hanno fatto di fornire i dati richiesti, come previsto dalla legge, e di avviare un percorso chiaro e uniforme che tuteli chi si trova ad affrontare una scelta tanto difficile. Dall’1 al 13 aprile ci sarà una mobilitazione in tutte le Regioni per fare informazione sul tema del fine vita, in particolare sulle disposizioni anticipate di trattamento (DAT) e per garantire un supporto pratico alle persone che vogliono depositarle”.
Sicilia – Intanto è partito oggi all’Ars, l’iter legislativo. È stato incardinato in commissione Salute il ddl del M5S, a prima firma di Luigi Sunseri, che mira a regolamentare il fine vita, “concedendo a chi si trova vittima di indicibili e insopportabili sofferenze, a causa di patologie irreversibili, la possibilità di porre fine alla propria vita con l’ausilio dell’assistenza di una struttura pubblica sanitaria”. Incardinato anche un disegno di legge del Pd, presentato alla commissione quasi un anno dopo quello del Movimento. “Questo disegno di legge – commenta Sunseri – mira a garantire a tutti i cittadini il diritto di scegliere, nel rispetto delle indicazioni della Corte costituzionale. Non si tratta di imporre, ma di riconoscere la libertà di chi, in condizioni di sofferenza insopportabile, vuole decidere con dignità del proprio destino. Il mese scorso, la Toscana è diventata la prima e unica regione italiana ad aver approvato una legge sul suicidio medicalmente assistito. Seguendo questo esempio, auspichiamo che anche in Sicilia si possa garantire un diritto equo per tutti, raggiungendo l’obiettivo dell’approvazione del disegno di legge in Assemblea. Mi auguro, inoltre, che questa proposta venga sostenuta da tutto il Parlamento siciliano in modo trasversale, al di là delle appartenenze politiche”.
I numeri – Se sono 51 le richieste di assistenza alle Asl per capire la delicatezza e l’importanza del tema basti pensare che negli ultimi 12 mesi sono arrivate 16.035 richieste di informazioni tramite il Numero Bianco coordinato dalla compagna di Dj Fabo Valeria Imbrogno e le email dirette all’Associazione Luca Coscioni. Si tratta di una media di 44 richieste al giorno con un aumento del 14% in confronto ai 12 mesi precedenti. Nel dettaglio, fa sapere l’Associazione Coscioni, sono 1.707 richieste di informazioni su eutanasia e suicidio medicalmente assistito (circa 5 richieste al giorno) e 393 richieste di informazioni rispetto all’interruzione delle terapie e alla sedazione palliativa profonda (più di 1 richiesta al giorno). Informazioni riguardanti le procedure italiane o contatti con le strutture svizzere per il percorso di morte volontaria medicalmente assistita sono state fornite a 580 persone (51% donne, 49% uomini), nell’anno precedente le persone furono 533.
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