Successione in Iran: Trump frena Pahlavi e parla del cambio di regime
- Postato il 4 marzo 2026
- Estero
- Di Agi.it
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Successione in Iran: Trump frena Pahlavi e parla del cambio di regime
AGI - Dopo la morte di Ali Khameini, la guida dell'Iran dovrà essere assunta da una figura che abbia sostegno in patria e che quindi non potrà essere Reza Palhavi. Dallo Studio Ovale, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, con accanto il cancelliere tedesco Friedrich Merz, gela le ambizioni del figlio dell'ultimo scià di Persia e offre per la prima volta qualche dettaglio concreto sui suoi piani per il cambio di regime a Teheran. Palhavi, ha spiegato Trump, "è una brava persona ma mi serve qualcuno che sia popolare in patria, quelli che stiamo attaccando ora sono i fanatici, in Iran i moderati ci sono". Il presidente americano risponde quindi a chi lo accusava di aver attaccato la Repubblica Islamica senza avere idea di chi avrebbe preso il posto degli ayatollah. Purtroppo i possibili candidati, ha sottolineato, potrebbero essere tutti periti negli attacchi. "La maggior parte delle persone che avevamo in mente sono morte, Ora abbiamo un altro gruppo. Potrebbero essere morti anche loro, sulla base delle notizie", ha proseguito il presidente in un apparente riferimento all'attacco che ha colpito l'Assemblea degli Esperti, riunita per scegliere il successore di Khameini.
"Ora che il capobranco è morto, in molti si stanno facendo avanti per chiedere immunità e a un certo punto si smetterà di combattere e vedremo che cosa accadrà", ha aggiunto Trump, che non si è sbilanciato sulla durata dell'operazione militare ma ha assicurato che "sta andando benissimo" e che le capacità militari di Teheran "sono state distrutte". "Non resta più nulla, l'aviazione è andata, la marina è andata, la difesa antiaerea è andata e non hanno più molti missili", ha affermato il presidente americano che ha poi avuto qualcosa da ridire sul sostegno ricevuto dagli alleati. Se la lì presente Germania "sta facendo un lavoro fantastico", la Spagna è "terribile" e neanche del Regno Unito c'è da essere contenti.
Le tensioni con la Spagna
Dopo essere incorsa nelle ire di Washington per essere stata l'unico Paese Nato a rifiutarsi di portare la spesa in difesa al 5% del Pil, la Spagna non ha voluto concedere le basi agli Usa per attaccare l'Iran. "Non ci servono le loro basi, non hanno nulla che ci serva", ha tuonato Trump, "taglieremo tutti i commerci con la Spagna. Non vogliamo avere nulla a che fare con la Spagna". L'inquilino della Casa Bianca ha assicurato di aver già istruito il segretario al Tesoro, Scott Bessent, perché "tagli tutti gli affari con Madrid". "La Spagna è un membro chiave della NATO, rispetta i suoi impegni e fornisce un contributo significativo alla difesa del territorio europeo", è la replica di Madrid affidata a fonti della Moncloa. La Spagna, aggiungono le fonti del governo di Pedro Sanchez, è anche una delle principali potenze esportatrici dell'UE e un partner commerciale affidabile per 195 paesi in tutto il mondo, inclusi gli Stati Uniti".
Le difficoltà con il Regno Unito
Le cose non sono andate lisce nemmeno con le basi britanniche dato che, ha proseguito Trump, "abbiamo impiegato tre o quattro giorni per capire dove dovessimo atterrare". "Del resto non abbiamo certo a che fare con Winston Churchill", ha concluso il presidente degli Stati Uniti, che è si è detto "non contento" del premier britannico, Keir Starmer, ed è tornato ad attaccarlo per la decisione "stupida" e "scioccante" di cedere alle Mauritius le isole Chagos, sede di un'importante base militare condivisa con gli Usa. Merz, al suo fianco, ha parlato il meno possibile.
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