Strongoli, si insedia la commissione d’accesso antimafia al Comune
- Postato il 26 marzo 2026
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Il Quotidiano del Sud
Strongoli, si insedia la commissione d’accesso antimafia al Comune

Il prefetto invia la commissione d’accesso antimafia al Comune di Strongoli dopo l’inchiesta che ha travolto l’ente
STRONGOLI – Si è insediata la Commissione d’accesso antimafia al Comune di Strongoli. Il prefetto della provincia di Crotone, Franca Ferraro, ha nominato la triade che dovrà accertare eventuali infiltrazioni mafiose all’interno dell’ente. Ne fanno parte il viceprefetto aggiunto Giorgio Cotroneo, il capitano dei carabinieri Martina Iacono, comandante della Compagnia di Cirò Marina, il capitano Giuseppe Lauranzano del Gico della Guardia di finanza di Catanzaro. La necessità di approfondimenti scaturisce da elementi di un’indagine della Dda di Catanzaro che ha già portato a una richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di un assessore in carica, Francesco Costantino, imputato di turbativa d’asta con l’aggravante mafiosa.
IL PRECEDENTE
L’inchiesta vede coinvolti anche ex amministratori, tecnici comunali, componenti di una commissione di gara. L’ente era già stato sciolto nel 2018 sciolto per infiltrazioni mafiose in seguito a risultanze dell’inchiesta Stige, anche se poi l’ex sindaco Michele Laurenzano fu assolto. Ma si sarebbero riallungati sul Comune i tentacoli della cosca Giglio, egemone nella zona. A stuzzicare l’appetito della cosca sarebbe soprattutto il settore dei rifiuti. Colpisce soprattutto il coinvolgimento dell’ex sindaco Sergio Bruno, sottufficiale dei carabinieri che ha svolto delicati incarichi presso il Comando provinciale di Crotone dell’Arma, impegnato in importanti inchieste antimafia e noto per la sua elevata professionalità.
IL CAPO DELL’UFFICIO TECNICO
Centrale sembra, secondo le risultanze di quell’inchiesta, il ruolo del dirigente dell’ufficio tecnico comunale, Salvatore Luigi Benincasa, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Una parte delle accuse di cui deve rispondere si riferiscono al periodo in cui era sindaco Sergio Bruno, un’altra parte risale alle sindacature di Michele Laurenzano (terminata con lo scioglimento del Comune per mafia) e di Luigi Arrighi.
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AFFIDAMENTI SOSPETTI
Benincasa avrebbe concesso «illecitamente» il servizio di catering alla ditta Montesano, «contigua alla cosca di ‘ndrangheta». Avrebbe, in assenza di certificazione antimafia, concesso a Giuseppe Giglio, figlio del boss Salvatore Giglio, l’autorizzazione per un chiosco per la vendita di fiori mei pressi del cimitero. Avrebbe disposto il servizio di pulizia della strada che porta al santuario di Vergadoro in occasione del matrimonio di un figlio del boss e del battesimo di un nipote. Ripetuti sarebbero stati gli affidamenti diretti alla ditta Color Art di Salvatore Benincasa, che tra i dipendenti ha Pasquale Giglio, fratello del boss (ditta iscritta nella white list della Prefettura di Crotone). Contestato anche un incarico di collaborazione a una figlia di Salvatore Valente, esponente dell’omonima cosca assassinato nella strage di Strongoli del febbraio 2000. Altre accuse ruotano sull’utilizzo di fondi Pnrr e un impianto polisportivo.
TURBATIVA D’ASTA
Di turbativa d’asta con aggravante mafiosa sono accusati il tecnico comunale Salvatore Luigi Benincasa, l’ex sindaco Sergio Bruno, l’assessore Francesco Costantino, in carica anche all’epoca dei fatti contestati nella precedente sindacatura, i responsabili della Tecnew Mario Martino e Alfonso Della Corte. Ha fatto discutere la costituzione di parte civile della Giunta comunale di cui fa parte l’assessore imputato. Mentre pende l’udienza preliminare davanti al gup distrettuale di Catanzaro, il prefetto ha inviato i commissari al Comune.
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Strongoli, si insedia la commissione d’accesso antimafia al Comune