Strongoli, assolto il boss Salvatore Giglio dall’accusa di omicidio

  • Postato il 25 marzo 2026
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Strongoli, assolto il boss Salvatore Giglio dall’accusa di omicidio

Catanzaro, la Corte d’Assise assolve Salvatore Giglio: non fu il mandante dell’omicidio di Giuseppe Castiglione, scomparso nel 2000


STRONGOLI – La Corte d’Assise di Catanzaro ha assolto il boss di Strongoli Salvatore Giglio dall’accusa di essere stato il presunto mandante dell’omicidio di Giuseppe Castiglione, scomparso nel nulla nel gennaio 2000 e ritenuto vittima di lupara bianca. Il pm Antimafia Elio Romano aveva chiesto la condanna all’ergastolo. Accolte le richieste degli avvocati difensori Giuseppe Bruno e Luca Cianferoni. I legali hanno puntato sulle contraddizioni del collaboratore di giustizia Francesco Tornicchio.

LE RIVELAZIONI

L’inchiesta nasce dalle rivelazioni del pentito che si autoaccusa di essere stato l’esecutore materiale del delitto. Nel processo col rito abbreviato, nel luglio 2024 Tornicchio è stato condannato a 8 anni di reclusione. Assolto, invece, il coimputato Giuseppe Fazio.

«Quando Giglio uscì dal carcere andai spesso a trovarlo nella sua azienda di Strongoli – narra Tornicchio – Fu lui a coinvolgermi nell’omicidio… Non ebbi esitazione ad assecondare la richiesta perché Castiglione unitamente ai fratelli Franco e Salvatore avevano ucciso mio zio Nicola Amodeo che non pagava l’eroina che comprava dai Castiglione».

RESTI NON TROVATI

Intanto, i resti di Castiglione non si trovano neanche dopo che il pentito ha portato gli inquirenti nel luogo in cui fu sotterrato la seconda volta, sotto un cassone di pomodori. Nel settembre 2022 i carabinieri hanno compiuto operazioni di ispezione e scavo nel sito, individuato in base alle indicazioni fornite dal collaboratore di giustizia già condannato all’ergastolo per la strage ai campetti in cui morì il piccolo Dodò Gabriele. Ma quello è un tratto di terra e fango, immerso nell’alveo del fiume Neto e parzialmente coperto da vegetazione.

LE PIENE DEL NETO

Un tratto spesso travolto da piene torrentizie anche se non percorso dalle acque fluviali e pertanto sottoposto a continui movimenti geomorfologici. Il Neto esonda spesso, da quelle parti, appena in autunno cadono due gocce d’acqua, ed essendo quel tratto classificato ad alto rischio idrogeologico dall’Autorità di bacino della Regione Calabria non sarebbe immediatamente da escludere che ciò che resta del corpo senza vita sia finito in mare.

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