Strage di Cutro, telecamere non ammesse durante l’udienza
- Postato il 14 gennaio 2026
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Il Quotidiano del Sud
Strage di Cutro, telecamere non ammesse durante l’udienza

Per garantire il “sereno svolgimento” del processo per la strage di Cutro il Tribunale non ammette telecamere in aula durante l’udienza
CROTONE – Il processo per la strage di Cutro inizierà il prossimo 30 gennaio ma è già polemica sul no alle telecamere in aula. Il Tribunale penale presieduto da Edoardo D’Ambrosio ha subito disposto un rinvio del procedimento a carico di sei ufficiali di guardia di finanza e guardia costiera imputati per omessi soccorsi. Il processo dovrà essere trattato dal collegio presieduto da Alfonso Scibona.
Ma sta già facendo discutere la decisione con cui il Tribunale, «preso atto delle istanze avanzate da plurime emittenti televisive», per «garantire il sereno e regolare svolgimento dell’istruttoria dibattimentale» ha stabilito che audio e videoregistrazione delle attività processuali non sono ammesse. O, meglio, sono riservate «ai dispositivi ed impianti in uso al Tribunale» stesso.
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LA DECISIONE
Immagini autoprodotte potranno essere realizzate «solo ad udienza conclusa».
Il processo è pubblico e ovviamente la presenza dei giornalisti è ammessa in aula.
Ma, almeno allo stato, non potranno essere fatte riprese in aula, diversamente da quanto accaduto nel corso del processo agli scafisti che hanno scelto il rito ordinario, già definito con tre condanne (a febbraio inizierà l’appello). «Previa richiesta, potrà semmai essere autorizzata l’ostensione dei files audio e video registrati con le apparecchiature ministeriali», ha disposto il Tribunale.
Alcune parti civili contestano la decisione perché non condividono l’idea secondo cui le telecamere in aula turberebbero “il sereno e regolare svolgimento” del processo.
LE ONG
Intanto, le Ong impegnate nel soccorso in mare, costituitesi parti civili nel procedimento, auspicano fortemente che lo slittamento non incida sulla possibilità per i familiari delle vittime di essere presenti. “Riteniamo essenziale che la gestione del processo tenga pienamente conto delle loro esigenze e garantisca il diritto a una partecipazione effettiva”. Lo affermano in una nota congiunta Emergency, Louise Michel, Mediterranea Saving Humans, Sea-Watch, SOS Humanity e Sos Mediterranee.
Il Quotidiano del Sud.
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