Sting citato in giudizio per oltre 2 milioni di dollari di diritti per i brani dei Police: gli ex della band Andy Summers e Stewart Copeland sul piede di guerra
- Postato il 14 gennaio 2026
- Musica
- Di Il Fatto Quotidiano
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Non c’è pace tra i membri di una delle band più famose al mondo, i Police. Il chitarrista Andy Summers e il batterista Stewart Copeland hanno citato in giudizio Sting, sostenendo di non aver ricevuto la loro quota di royalties generate dallo streaming dei successi della band inglese, stimata in oltre due milioni di dollari.
La vicenda arriva dopo la vendita del catalogo di Sting alla Universal, stimata in 250 milioni di dollari, e riapre un capitolo di tensioni finanziarie tra i tre musicisti, autori di cinque album pubblicati tra il 1978 e il 1983.
La denuncia è stata depositata alla fine del 2024 presso l’Alta Corte di Londra, che in queste ore lo ha esaminato durante un’udienza preliminare, ma non si tratta del processo vero e proprio. Nessun membro del gruppo era presente. Al centro della disputa c’è un accordo storico, risalente al 1977 e formalizzato nel 1981, che prevede il 15% delle royalties delle composizioni degli altri membri per ciascun musicista.
La controversia riguarda la qualificazione dei ricavi derivanti da servizi come Spotify, Deezer o Apple Music ai fini della ripartizione delle royalties.
Sting, autore di tutti i grandi successi dei Police, da “Roxanne” a “Message in a Bottle”, percepisce la quota più consistente. Summers e Copeland contestano però che l’accordo del 2016, destinato a chiudere tutte le questioni finanziarie tra i membri, non includa i ricavi dello streaming, limitandosi ai diritti “meccanici”.
I due musicisti chiedono quindi di ricevere la loro quota sull’intero fatturato digitale. Gli avvocati di Sting parlano di “tentativo illegittimo di reinterpretazione” dell’accordo e ipotizzano che alcune somme già corrisposte possano rappresentare “importi eventualmente versati in eccesso”.
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