Stellantis, a Melfi il terzo turno è realtà

  • Postato il 11 febbraio 2026
  • Terzo Turno
  • Di Quotidiano del Sud
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Il Quotidiano del Sud
Stellantis, a Melfi il terzo turno è realtà

Stellantis Melfi al via il terzo turno per la nuova Jeep Compass. Ma resta il nodo indotto, Incremento produttivo a Melfi con tre turni e nuovi modelli elettrici. Cupparo: «Lavoro costante». La Cub accusa: «Gestione indegna e sindacati complici del declino»


Non sarà ancora l’attesa ripartenza ma è di certo un punto di svolta: la salita produttiva della Jeep Compass nello stabilimento Stellantis di Melfi si è materializzata ieri, martedì 10 febbraio 2026, nella nuova organizzazione del lavoro che ha portato a tre i turni dei reparti di lastratura, stampaggio e plastica mentre per altri reparti, come il montaggio e la verniciatura, dove le squadre sono impegnate su due turni, è stato invece previsto un aumento delle lavorazioni.

JEEP COMPASS, STELLANTIS A MELFI, LA SVOLTA DEL TERZO TURNO

In linea ci sono la DS 8 elettrica e la nuova Jeep Compass in versione elettrica e ibrida, mentre per quest’anno è previsto l’avvio di altre due produzioni, la DS 7 e la Lancia Gamma, con doppia motorizzazione. «Il risultato odierno (di ieri, ndr) – dice l’assessore regionale allo sviluppo economico, Francesco Cupparo, – è frutto di un lavoro istituzionale costante, condotto con serietà e senso di responsabilità, attraverso un confronto continuo con l’azienda e le parti sociali, finalizzato alla tutela dell’occupazione e al mantenimento della capacità produttiva del territorio. Resta centrale la necessità di rafforzare ulteriormente il percorso di rilancio del sito e dell’indotto. La Regione intende sollecitare Stellantis ad assegnare nuove commesse». L’indotto in questa fase è infatti cruciale.

EVANGELISTA, FIM CISL: «TERZO TURNO UN PRIMO PASSO SENZA ILLUSIONI»

«Il ritorno del terzo turno solo in alcuni reparti e una produzione di circa 300 vetture a turno su due turni nel montaggio indicano un primo passo, senza illusioni», spiega il segretario generale della Fim Cisl Basilicata, Gerardo Evangelista, «ma il vero nodo resta l’indotto, l’anello più debole della filiera. Molte aziende sono ancora senza commesse, con lavoratori a rischio e situazioni di crisi aperte – da Pmc a Brose, fino a Tiberina – a cui si è aggiunta la vertenza Snop. Servono azioni concrete: interventi di sostegno all’indotto, nuove commesse, percorsi di riconversione industriale e riqualificazione dei lavoratori. La ripartenza deve diventare strutturale e coinvolgere l’indotto, solo così si tutela lavoro, territorio e futuro industriale della Basilicata».

BOCHICCIO, AVS: «BUON SEGNALE PER LO STABILIMENTO STELLANTIS A MELFI»

Per il Consigliere regionale Antonio Bochicchio (Avs-Psi-Lbp) «L’inizio dell’incremento produttivo con la copertura di tre turni giornalieri nei reparti di lastratura, stampaggio e plastica è un buon segnale per lo stabilimento Stellantis di San Nicola di Melfi. Ma questo non deve far calare l’attenzione sull’indotto, la cui situazione resta difficile e richiede soluzioni immediate per evitare che decine di lavoratori perdano il posto di lavoro».

INNOCENTI, CUB: «SINDACATO DIVENTATO ALLEATO DELL’AZIENDA»

Tonino Innocenti, della Confederazione unitaria di base, la Cub, sottolinea anche il ruolo del sindacato: «Da un lato si chiede a gran voce più produzione, dall’altro, quando quel poco di produzione arriva, viene gestita in modo indegno. Lavoratori stremati e un sindacato percepito come assente, distante dalla linea di montaggio, bravo solo a fare proclami sui giornali. La Fim, insieme a Fiom, Uilm, Ugl e Fismic, per anni ha legittimato le scelte aziendali che hanno portato a questa crisi. Il punto di non ritorno fu la firma per lo smantellamento della seconda linea di produzione di Melfi»

«Da lì, la delocalizzazione in Marocco e in altri Paesi è diventata un fiume in piena, e la precarietà a Melfi una condanna. Oggi quei sindacati fingono di scoprire che “servono volumi”, quando furono loro, con l’azienda, a svuotare lo stabilimento. Il problema principale non sono solo le istituzioni. Il problema è un sindacato che ha perso la sua funzione: invece di essere un contrappeso all’azienda, è diventato spesso un suo alleato nella gestione del declino».

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