Stefano Mei si quadruplica lo stipendio: "Me lo merito, risultati evidenti". Su Jacobs: "Si curi in Italia"

  • Postato il 28 marzo 2025
  • Di Virgilio.it
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Non bastava lo scandalo legato alla spy story che ha avuto per protagonista il fratello di Filippo Tortu, intento a cercare appigli per screditare Marcell Jacobs. Ora l’atletica italiana si trova a doversi difendere dall’ennesimo scandalo, anche se questo di tutt’altra natura. Perché è la classica storiella degli “italiani” che, fatta la legge, trovano l’inganno. Così Stefano Mei s’è ritrovato a passare da un compenso da presidente di poco più di 30.000 euro a uno ben più cospicuo di 150.000 euro. E lo ha fatto con il benestare del proprio consiglio federale, che ha ritenuto giusto assecondare le richieste del presidente dopo aver visto a sua volta lievitare da 47.000 a 271.000 il peso a bilancio dei compensi per i consiglieri.

La giustificazione di Mei: “Ho rivoluzionato l’atletica italiana…”

Insomma, è una sorta di “ricompensa” reciproca quella che il nuovo consiglio Fidal e la sua guida hanno ritenuto giusto mettere agli atti. Mei in realtà s’è persino stupito di tutto il clamore suscitato dalla vicenda: “Stipendio quadruplicato? Vero, ma me lo merito, ha sentenziato rispondendo agli attacchi ricevuti negli ultimi giorni.

“Durante il mio primo mandato ho rivoluzionato l’atletica italiana, per giunta con risultati che sono sotto gli occhi di tutti. E attenzione: quei 36.000 euro che ho ricevuto nei miei primi 4 anni erano il compenso più basso tra tutti i 105 stipendi pagati dalla Fidal nello stesso periodo. Questi 150.000 euro rappresentano lo 0.5% a bilancio e l’1% dei fondi pubblici ricevuti. E con me la Fidal è passata dall’avere 300.000 euro di sponsorizzazioni a 1,6 milioni.

Per questo stesso motivo il CONI ha desistito dal cercare di “calmierare” la corsa agli aumenti degli emolumenti dei presidenti delle varie federazione: se lo fanno con i propri soldi, è affare loro. Purché alla fine i conti tornino quando c’è da redigere il bilancio.

Il consiglio è tutto dalla sua parte: è questa la vera “fortuna”

In realtà un presidente di una federazione che risponde al CONI non potrebbe aumentarsi lo stipendi. Ma ci sono escamotage usati in più ambiti che consentono di aggirare le norme: ad esempio Gabriele Gravina (FIGC) percepisce 233.000 euro l’anno, e li fa figurare gran parte come responsabile del Club Italia, ovvero l’ente che sovrintende tutte le formazioni nazionali del settore calcio.

Mei, semplicemente, ha motivato la decisione di quadruplicare le sue entrate con la dicitura “funzioni connesse alla carica federale”, che vuol dire tutto e vuol dire niente. In realtà la “fortuna” del presidente Fidal è un’altra: la rielezione avvenuta nello scorso ottobre gli ha permesso di portare in consiglio un numero cospicuo di delegati di suo gradimento, cosa che non era avvenuta nel 2020 con le prime elezioni (la maggioranza era traballante e più volte Mei ha rischiato di saltare). Adesso che ha maggiore libertà di movimento, ecco che per primo ha sistemato la questione compensi, giustificandola con la crescita esponenziale del settore.

Il taglio del budget per gli atleti: “Ci saranno sempre insoddisfatti…”

Se può farlo Mei, presidente dell’atletica, è chiaro che possono farlo tutti i presidenti, anche delle discipline cosiddette “minori”. Tra le accuse rivolte al numero 1 della Fidal ce n’è una particolare: dopo aver parlato di voler tagliare costi per limitare le spese, adesso si viene a scoprire che in realtà questa cosa non ha riguardato lui e tantomeno il consiglio, con i rimborsi lievitati di oltre il 500%.

Tra i tagli già previsti, quelli legati ai cosiddetti “atleti di vertice” (inclusi gli staff): “Siamo passati da 2,05 milioni di euro per 71 atleti a 1,85 milioni per 56 atleti. Chi merita prende di più: capisco che a qualcuno i nostri successi non piacciono, ma si mettano l’anima in pace. Gli insoddisfatti ci sono sempre, ma non ha senso puntare su chi non può garantire determinati risultati”. Mei ha spiegato anche che “molte risorse sono stati investite sul territorio, sulla ricerca e sui raduni”.

L’invito a Jacobs e la “de-responsabilità” sulla spy story Tortu

Il presidente, in un’intervista al Corriere della Sera, ha trovato spazio anche per parlare di atleti e prospettive.Jacobs venga a curarsi in Italia, come consigliato dai medici che ha interpellato. Mi spiace se a maggio non sarà ai mondiali delle staffette, per questo vorremmo averlo qui da noi per provare ad aiutarlo nella guarigione, anche se poi la salute deve gestirsela lui”.

Poi sulla spy story tra Tortu e Jacobs: “Questione che loro hanno già chiarito, con Giacomo Tortu che s’è assunto tutte le responsabilità. Se ci saranno querele e strascichi a livello personale, quello esula dalle mie competenze. Non so se la Procura Federale abbia aperto un fascicolo su Filippo Tortu, ma a me interessa solo che le staffette vadano forte al mondiale. Il resto può essere scivoloso o antipatico, ma non riguarda il presidente”.

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Virgilio.it

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