Sparatoria Milano, il verbale del poliziotto: “Ho visto due figure”. Si cerca un potenziale testimone

  • Postato il 27 gennaio 2026
  • Cronaca Nera
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Non solo lo spacciatore arrestato dalle volanti, ora sulla scena del boschetto di Rogoredo dove lunedì sera un agente in borghese ha sparato e ucciso Abderrahim Mansouri, marocchino di 29 anni che gli puntava contro un’arma a salve, compare una terza persona, probabilmente il vero testimone che potrebbe raccontare cosa è avvenuto. L’agente indagato per omicidio volontario dopo essere entrato nel boschetto e aver oltrepassato il luogo dove i poliziotti avevano già fermato un uomo, intravede due ombre, una di queste è Mansouri, detto Zack, e la cui famiglia da anni, secondo la polizia, gestisce lo spaccio al boschetto: “A un certo punto da lontano vedo due figure che si avvicinavano verso di noi – mette a verbale – Poi uno l’ho perso di vista, mentre l’altro, inizialmente perso di vista, l’ho rivisto di nuovo avvicinarsi”. È l’uomo che sarà poi colpito da un solo colpo alla testa.

Il verbale del poliziotto che ha sparato

“Da quando l’ho visto a quando è arrivato saranno passati dieci minuti. Io dico al collega che essendo molto conosciuto in zona era meglio se mi mettevo il cappuccio per non essere riconosciuto. Quando siamo arrivati a venti metri, la persona si è fermata, ci siamo qualificati dicendo: ‘Fermo, polizia’ e lui ha tirato fuori dalla tasca destra un’arma puntandomela contro. Nel frattempo avevo aperto il giubbotto e avevo fatto un passo per iniziare a rincorrerlo, ho estratto la pistola dalla fascia addominale e ho esploso un colpo in direzione del soggetto”.

“Volevo rincorrerlo”. Poi ha allontanato l’arma

Quindi il poliziotto indagato in forza presso alla squadra investigativa del commissariato Mecenate aggiunge: “L’ho riconosciuto, lo chiamano con lo pseudonimo di Zack. Di recente era stato fermato. La mia idea era rincorrerlo, è una dinamica che si ripete sempre. Lui aveva la mano in tasca, ha tirato fuori la pistola e me l’ha puntata”. L’uomo viene colpito. Che succede? “Mi sono avvicinato e ho riconosciuto Mansour, Zack, ho chiamato subito e ho comunicato via radio. Era a faccia in su sdraiato a terra con la pistola a 15 centimetri, ho sentito l’esigenza di allontanare l’arma perché la persona rantolava. Avendo questa esigenza ho chiesto di fare delle foto. Ricordo che la sicura non era inserita e ho fatto delle foto. Quando hanno fatto le foto l’arma non era stata toccata. Il Mansour non era in grado di parlare”.

Si cerca un potenziale testimone, forse due

È questa la scena che viene vissuta nel boschetto di via Impastato. Un racconto che immortala la presenza di un secondo uomo o forse due che al momento gli inquirenti stanno cercando. “Ho avuto molta paura – ha poi aggiunto il poliziotto con oltre vent’anni di servizio sulle spalle – In tanti anni di polizia qualcosa ho visto. In via Ariberto una volta siamo intervenuti verso persone che avevano i fucili a pompa. Ma finché non capita non ci si pensa”. Il verbale sarà poi chiuso e riaperto alle 22.32 quando l’indagato specifica meglio al dinamica dell’allontanamento dell’arma: “Mi sembra di averlo fatto con la mano e la pistola era sempre vicina ma tolta dalla disponibilità”. Questo avviene attorno alle 18 di lunedì.

Così il poliziotto è arrivato nella zona di Rogoredo

L’agente, assistito dall’avvocato Pietro Porciani, davanti alla Squadra Mobile e al pm Giovanni Tarzia racconta cosa stava facendo prima di arrivare in via Impastato: “Ho fatto un servizio di osservazione in piazzale Corvetto. Alle 17 sento che i colleghi stavano accedendo in un’area boschiva in via Impastato in un posto chiamato La Rotonda. E visto che il servizio non stava andando bene decido di recarmi in via Impastato. I colleghi mi hanno detto di essere in fondo. Mentre entravo a piedi vicino alla ferrovia i colleghi mi dicono di aver fermato uno spacciatore (…). Quando arrivo al gazebo vedo i due in divisa (…) che sono rimasti con la persona arrestata (…). Io e un altro agente andiamo a fare un giro nella zona boschiva”. Ed è qui che il poliziotto vede quelle due sagome, poi una, poi Mansouri che non si ferma all’alt, estrarre l’arma e viene colpito alla testa.

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Il Fatto Quotidiano

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